FESTA PATRONALE A SAN DEMETRIO CORONE
Il
legame che unisce i sandemetresi al loro Santo patrono e li coinvolge
emotivamente si rinnova il 26 ottobre, giorno in cui il
calendario liturgico greco ricorda il Santo di Tessalonica (Grecia), a
testimonianza della grande venerazione nutrita verso San Demetrio
Megalomartire.
Anche i tanti emigrati sandemetresi residenti da decenni a Lujan
(Argentina), ricordano oggi il loro Santo patrono, e lo festeggiano con
sentita devozione, resa ancora più intensa dalla lontananza.

I
festeggiamenti religiosi hanno preso avvio lunedì 17 con il novenario
pomeridiano, per concludersi stamane con la Santa Messa e, a seguire, con
la suggestiva e partecipata processione, con la statua del Santo portata a
spalla lungo i nuovi rioni e le vie del centro storico.
Altro appuntamento con la tradizione è la presenza del “Santallti”
, lo stendardo che precede la processione e sarà messo all’asta
davanti il Palazzo comunale secondo l’usanza . La consuetudine riconosce
al gruppo aggiudicatario il diritto di tenere per sé il ricavato delle
offerte (soldi e animali da cortile) ricevute in occasione di tutti i
cortei religiosi che si tengono nel corso dell’anno.
Dai
balconi di molte abitazioni faranno bella mostra le preziose “palaca”,
le coperte lavorate da mani esperte ed esposte in onore del Santo
nel corso della processione, resa ancora più suggestiva dalle note del “Kenga
Shen Mitrit”, l’inno a San Demetrio (probabilmente) vecchio di almeno
due secoli e cantato in albanese dai fedeli durante le funzioni del
novenario e nella messa di questa mattina.
Secondo gli antichi martirologi Demetrio era un diacono e subì il martirio
a Sirmio ( oggi Mitroviza, nell’ ex Jugoslavia).
Altri documenti testimoniano che Demetrio, appartenente ad una famiglia
consolare di Tessalonica, sin da giovane si istruì nei misteri della fede
che diffuse anche tra i pagani. Elevato a proconsole della Grecia - ciò
giustifica le sue vesti di soldato nelle immagini e icone a Lui dedicate,
e dove molto spesso è in groppa ad un cavallo - dall’imperatore Massimiano
– acerrimo nemico dei cristiani - fu da questi costretto a smentire
l’accusa di professare la fede in Cristo, ma essendosi rifiutato subì il
martirio inflittogli a colpi di lancia.
Adriano Mazziotti