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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  

 

TORNANO GLI STUDENTI AMERICANI A SAN DEMETRIO CORONE

Tornano gli americani, e quest’anno addirittura in settanta. Venti sono arrivati lo scorso giugno e cinquanta in questo mese.

Non sono semplici turisti di passaggio, ma studenti del De Rada Italian Institute,  per lo più provenienti come nel passato dalla Harvard University e dalla Rhode Island University, ateneo che tiene per la prima volta nella sua storia un programma di studio in Italia. Non mancano i frequentanti  del Boston College  e della New York, Californian e Massachusetts University. I giovani statunitensi, accompagnati da alcuni loro docenti, sono impegnati a seguire  il ciclo di seminari di lingua, letteratura e storia italiana, organizzato per il quinto anno consecutivo a S. Demetrio Corone dal Centro studi deradiano;  e anche una serie di incontri e conferenze inerenti alle ricchezze storico-artistiche del Bel Paese e della Calabria. Il programma prevede, inoltre, una serie di visite d’istruzione in varie località calabresi e in Campania rientranti nei circuiti turistico-culturali. I corsi di lingua italiana comprendono tutti i livelli, dall’elementare all’intermedio e avanzato. A tenerli sono i docenti Fulvio Orsitto e Daniela Coelio della Connecticut University, Pasquale De Marco del posto, Gianni Mazzei di Villapiana, Dante Della Terza della Harvard University e della Università Federico II di Napoli; L. Derbushire, direttrice del dipartimento di comunicazione e lo psicologo Peter Myles, entrambi docenti nella Rhode Island University. Il programma di conferenze di luglio si arricchisce degli  incontri con i relatori Teresa Fiore, docente di lingua e letteratura italiana nella California State University; Dante Della Terza, Oreste Bellini, della Università Federico II di Napoli; Giovanni Morello, coordinatore mondiale delle mostre vaticane e con il pittore Diego Bellini.

 La novità di quest’anno sono i laboratori sulle tradizioni  culturali e sul  rito degli italo-albanesi, che permettono agli studenti statunitensi di conoscere e interagire con la gente del posto; un modo originale per elevare la qualità dell’attività didattica e immergersi totalmente in alcuni aspetti peculiari della etnia calabro-albanese. Il punto di forza del ciclo di studi è, infatti, la sua collocazione in una realtà vissuta all’insegna dell’interazione quotidiana tra i giovani americani e la popolazione locale. La maggior parte di loro è sistemata in accoglienti appartamenti privati, presi in affitto dalla direzione del Centro internazionale di Studi deradiani, con sede a S. Demetrio Corone, qualche altro è alloggiato in famiglia. Come dire: l’integrazione culturale innanzitutto. I corsi si tengono all’ombra di due “monumenti” della cultura locale e calabrese: il Collegio Italo-Albanese (messo a disposizione dal Comune) e il Liceo classico, altre lezioni sono impartite  nei locali delle scuole elementari.

L’iniziativa fa parte di un progetto dal notevole valore didattico, culturale, turistico e  anche economico.  A realizzarlo,  un giovane  sandemetrese, il prof. Michelangelo La Luna, presidente del Centro.

Appena laureato  in lingue  all’Unical, nel 1991 è chiamato a insegnare italiano nella Università di Harvard. Tempo un paio d’anni e conquista la fiducia delle autorità accademiche del prestigioso Istituto statunitense. Nove anni dopo, il prof. La Luna fonda il Centro internazionale di studi deradiani.

Una iniziativa coraggiosa la sua. Investire in cultura, si sa, non sempre paga. Quando poi il posto in cui si vuole operare è un piccolo centro,  lontano dai circuiti turistici  e letterari propri delle importanti città d’arte e di cultura, tutto diventa più difficile, oppure un sogno. Il tenace professore sandemetrese  ha dimostrato che anche in un piccolo centro dell’entroterra cosentino i sogni, quando sono inseguiti da tempo, possono diventare realtà.

E  i giovani americani cosa ne pensano  della loro vacanza-studio sandemetrese ? Tutti entusiasti.   Sin  dal primo giorno hanno trovato un ambiente molto accogliente e ospitale, stringendo amicizia con  molti  loro coetanei che incontrano quotidianamente nel tempo libero, ma anche con gente comune. ”Ho trovato la gente di S. Demetrio bella ma curiosa, rilassata ma spassionata. E’  sempre fuori - dice in un buon italiano Nina Sarnelle, di Okemos, Michigan -  Non ho mai visto le montagne e persone così”. Per  la sua connazionale Rosa Almanzar, proveniente da Providence, Rhode Island, “Il soprannome di S. Demetrio dovrebbe essere la città dell’amicizia. La gente è molto amichevole, dice sempre ciao ed è disposta ad aiutare”. Vale la pena riportare anche il profondo  giudizio di Casey  N.Cep, di Cordova, Mary Land  “S. Demetrio Corone è uno degli ultimi resti di un mondo rapidamente scomparso, un posto dove uno può trovare la serenità. Mi sento privilegiata di trascorrere questo tempo in Calabria. Ci penserò molto una volta tornata a casa”.  

Adriano Mazziotti

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