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PROPOSTE PER IL RECUPERO DELL'EDICOLA DI SAN NILO

E’ deplorevole  l’abbandono e gli sfregi continui  cui è esposto questo storico e suggestivo avanzo… Il Municipio di S. Demetrio dovrebbe sentire il dovere  di meglio tutelarlo e di facilitarne l’accesso”.

E’ l’augurio che Paolo Orsi, studioso d’arte e archeologo, nel lontano 1921 lanciava dalle pagine della rivista “Il bollettino d’arte del Ministero della P.I” (casa editrice d’arte Bertetti e Tumminelli. Milano-Roma) nel capitolo  dedicato alla chiesa di Sant’Adriano e all’eremo di S. Nilo, conosciuto nella zona come “grotta di S. Nilo”.

L’antico e suggestivo santuario eremitico fu eretto dai monaci del monastero di Sant’Adriano per ricordare il luogo dove il loro confratello Nilo di Rossano,  fondatore della chiesa omonima e della comunità  monastica,  era solito appartarsi per pregare e  meditare. Oggi dell’eremo - distante quasi 1 km dalla chiesa e ricadente nel silenzioso e impervio vallone denominato Sant’Elia -  rimangono solo le mura perimetrali e uno sbiadito e malridotto affresco del 1500 o 1600, raffigurante il Santo rossanese orante di fronte un crocifisso all’interno di una grotta. Sia il volto di Cristo che del Santo sono   da tempo immemorabile deturpati da mano ignota. Negli ultimi anni, invece, altri due gratuiti e pesanti atti vandalici hanno ulteriormente devastato l’affresco (nella foto).

Il primo risale a dieci anni fa. Nell’estate 1995 persone successivamente  identificate dai carabinieri del posto hanno rovinato a colpi di mazza o  piccone la  parte inferiore dell’affresco. Il secondo è dell’estate 2004. I vandali di turno, anche questa volta individuati dalle forze dell’ordine del posto,  hanno imbrattato l’affresco spruzzando  vernice nera.

Dalla  primavera 2004 l’eremo è raggiungibile attraverso il vecchio percorso riqualificato grazie a  una carreggiata  in ciottoli di fiume,  realizzata  con fondi erogati dalla Comunità montana “Destra Crati”, che consente un più agevole accesso ai visitatori anche con un mezzo di trasporto.

L’antica testimonianza di  arte rupestre  in Calabria continua la sua  impari lotta per difendersi contro i duri colpi inferti dal tempo e dalle intemperie. Ma ancora più deleteri sono i segni lasciati dall’uomo, l’incuria e la mancata  attenzione  verso la tutela di alcuni beni storici e culturali da parte delle autorità preposte.

Sullo stato di vergognoso degrado e di abbandono del romitorio niliano di recente si registrano due prese di posizione; entrambe giungono in occasione delle iniziative in corso per celebrare il millenario della morte del Santo compatrono della Calabria.

La prima parte dalla  sezione Udc di San Demetrio Corone, che dal proprio sito sollecita  l’amministrazione comunale, le autorità ecclesiastiche, le associazioni, i partiti e i cittadini tutti  “affinché si faccia pressione sulle autorità competenti per porre rimedio al turpe deterioramento dell’edicola di San Nilo”. E fa sapere di rendersi “Disponibile a sostenere con ogni mezzo qualsiasi iniziativa che possa portare ad un restauro dell’affresco e a una protezione dell’edicola votiva da possibili gesti vandalici. Certi che questa sollecitazione non cadrà nel vuoto – scrive il segretario sezionale Agostino Viteritti -  visto che San Nilo e la sua eredità spirituale fanno parte integrale della storia di San Demetrio Corone e non solo di una parte politica, aspettiamo risposte da qualsiasi associazione, ente o cittadino di buon senso affinché si possa magari fondare un’associazione super partes che cerchi di porre rimedio al problema”

L’unica voce favorevole alla proposta del segretario dell’Udc è quella del prof. Michelangelo La Luna, presidente del Centro studi internazionali deradiani, che in un comunicato diramato agli organi di stampa accoglie con gioia la proposta del segretario Viteritti di costituire un comitato o una associazione apartitica per il recupero e la tutela dell’edicola votiva.“Oggi, sia personalmente sia in qualità di presidente del Centro, sono pronto a sostenere anche finanziariamente il progetto del restauro dell’affresco dell’eremo distrutto qualche anno fa a colpi di piccone.  Per eseguire un progetto più completo ed efficace – scrive il prof. La Luna  “Sarebbe necessario procedere ad un esproprio del terreno su cui sorge l’eremo di San Nilo, oppure si potrebbe semplicemente provare a chiedere al legittimo proprietario, che non si è mai curato della cosa e che non vive più a San Demetrio, di eseguire una donazione al Comune o alla Chiesa. Considerato che oramai, grazie al completamento della strada, il sito è facilmente raggiungibile persino in automobile, mi sembra opportuno e necessario procedere ad un suo recupero integrale e ad una sua valorizzazione, in modo da trasformare l’eremo di San Nilo in un vero oggetto di culto e di pellegrinaggio, visto che è stato per circa venticinque anni il luogo di preghiera e di meditazione di uno dei più grandi santi della Chiesa”.

Adriano Mazziotti

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