COMMEMORAZIONE
DEI DEFUNTI NELLE COMUNITÀ ARBERESHE
La giornata degli “invisibili” è
l’ appuntamento religioso più caratterizzante, partecipato e sentito negli
stanziamenti albanesi di confessione cattolica ma ancora legati alle
tradizioni della Chiesa orientale di rito bizantino. Una commemorazione nel
corso della quale si accentua, ancora di più della ricorrenza latina del
due novembre, il legame costante con chi ha lasciato questo mondo per
sempre.
E’ la giornata dedicata ai
defunti arbëreshë, una “festa” celebrata alle soglie della primavera che
prende il posto dell’inverno, il periodo dell’anno in cui la natura “ si
sveglia e rinasce”; una ricorrenza del calendario liturgico bizantino che
oscilla in dipendenza delle festività pasquali, ed esattamente cade il
sabato precedente la seconda domenica di Carnevale e quindici giorni prima
dell’inizio della Quaresima, ed è strettamente legata alla simbologia
della Resurrezione.
Puntuale è il rinnovarsi di
remote usanze popolari, con la religione sempre in primo piano.
Come quella del lume tenuto
acceso in molte case da domani e durante l’intera settimana per consentire
alle anime dei defunti di avere il cammino illuminato quando, “uscite dalle
tombe, torneranno nei luoghi frequentati in vita”.
Sabato mattina è anche la volta
del mesto corteo in cimitero guidato dal sacerdote , che continua nel corso
dell’intera giornata, domenica inclusa, con massiccia partecipazione di
fedeli. Seguono la Divina liturgia nella cappella comune e la benedizione
collettiva delle tombe e dell’ossario, dove il papàs è solito bussare tre
volte nella porta di ferro che demarca il limite tra il mondo dei viventi e
quello dei defunti.
Piena di significati storici e
demo-andropologici è la remota tradizione del frugale “pasto comune” in
memoria di chi non c’è più. Consumare bevande e cibo tra le tombe (nella
foto) in ricordo del familiare o dell’ amico scomparso accentua il
significato dell’unione religiosa e affettiva tra quest’ultimo e i viventi,
attraverso i piccoli piaceri della vita: un dolce, una bevanda abituale, una
sigaretta, tutte cose che l’estinto era solito consumare con gli amici. La
singolare consuetudine, che sopravvive a S. Demetrio Corone e in qualche
altro centro, si giustifica anche con la convinzione che la ricorrenza non
sia solo di dolore. Bisogna banchettare con i morti, lasciare loro cibo
sulle tombe, in segno di comunione e di legame con l’aldilà che non desta
paura.

Il “Sabato dei morti” albanesi
domani mattina prevede pure la benedizione del grano bollito (simbolo di
resurrezione) da parte del sacerdote nelle famiglie colpite da un lutto
recente o nel passato. In piccole fette di pane viene sparso un po’ di grano
e offerto ai presenti alla cerimonia.
In serata si
consuma l’ultimo atto della giornata in memoria dei defunti arbëreshë.
Gruppi di amici si ritrovano per “fare i morti” (ossia dare da mangiare ai
trapassati), consumando una cena basata soprattutto su salami e formaggi
locali e innaffiata da vino rosso prodotto in casa. Accanto a loro è posta
una sedia vuota “riservata” al defunto, che nel giorno della sua festa torna
a visitare i luoghi frequentati da vivo, prima di fare ritorno, sabato
prossimo, nella dimora eterna. Poi, verso mezzanotte, a S. Demetrio Corone
molti si recano di nuovo in cimitero, illuminato dai ceri lasciati dai
visitatori, in composto silenzio per l’ultimo saluto.
Adriano Mazziotti