ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëvet të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 

COMMEMORAZIONE DEFUNTI NELLA COMUNITÀ ARBËRESHE DI SAN DEMETRIO CORONE

Si celebra sabato 10, la giornata degli “invisibili”, l’appuntamento religioso più caratterizzante e sentito nelle  comunità calabro-albanesi di confessione cattolica ma di rito greco-bizantino.Una giornata dedicata alla riflessione e ai ricordi,  che accentua il dialogo costante con chi non c’è più. E anche una intensa dimostrazione di fede, come si evince da questi versi di un antico canto funebre intonato domani  a San Demetrio Corone.

“… Dove sono sprofondato e sto, nel Purgatorio, ho gridato forte: Signore che io sia a  te raccomandato. Porgi orecchio come piango con lacrime e lamenti, abbi pietà, Signore e grande, dei miei tormenti. Non dire che ho fatto il male e ho peccato, perché chi è nato che non ha peccato?…Concedi il riposo, Signore,concedi quiete, ai morti concedi la luce nell’altra vita”.

La commemorazione di domani rientra nel ciclo delle “Feste mobili”, ossia si tiene ogni sabato dell’anno  prima della seconda  domenica di  Carnevale e quindici giorni prima dell’inizio della  Quaresima.

Per gli arbëreshë si tratta di una vera “festa dei morti”, celebrata alle soglie della primavera che prende il posto dell’inverno.

Da domani in molte abitazioni è tenuto acceso un lume alimentato con olio o un cero, in quanto vige ancora la suggestiva  usanza secondo la quale la luce della fiamma  rende alle anime dei trapassati  “il ritorno” nei luoghi frequentati da vivi più agevole e gradito. Poi, il sabato successivo, il mesto rientro nelle tombe.

Due i momenti più caratterizzanti della giornata: la visita in camposanto e la   benedizione del grano bollito una volta tornati in paese.

Nella cappella comune del cimitero il papàs  celebra la messa di suffragio, per poi benedire le tombe con incenso e acqua santa. E’ possibile ancora vedere qualche sepolcro imbandito con vino, pane, salami, ingredienti tradizionali del “banchetto” in compagnia di chi ha lasciato questo mondo per sempre (nella foto).

Ritornato in paese, il papàs viene invitato dalle famiglie colpite da un lutto  a benedire le “panaghje”o “collivi”, il grano bollito (simbolo del ritorno in vita dei corpi). Su un tavolo vengono sistemati un piatto con il grano bollito, una candela accesa (simbolo della immortalità dell’anima), una bottiglia di vino e due pani (simboli sacramentali). Dopo la benedizione il sacerdote spegne la candela immergendola nel grano e taglia uno dei pani a pezzetti, offrendoli assieme al grano  ai presenti.

In serata l’ultimo atto della giornata in memoria dei defunti arbereshe.

E’ usanza  ritrovarsi a gruppi per consumare una cena in un clima di gioiosa compostezza. Una sedia deve rimanere  libera e un piatto con la prima portata va lasciato in tavola, in quanto “riservati” al defunto più caro, che nel giorno della “festa degli invisibili” viene a fare visita nei luoghi frequentati da vivo prima di fare ritorno, sabato prossimo,  nelle dimore eterne.

Adriano Mazziotti

priru / torna