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IL DEVOTO
OMAGGIO DEI SANDEMETRESI AL LORO SANTO PROTETTORE, IL MARTIRE DEMETRIO
IL MIROBLITA
LA
FESTA DI "SAN DEMETRIO PICCOLO" ALLA CONTRADA GURIZA
Non c’è stata alcuna banda musicale, né
addobbi luminosi per le strade e neanche bancarelle di ambulanti o fuochi
pirotecnici. Niente di tutto questo a fare da cornice alla festa
organizzata dagli abitanti della contrada rurale Guriza in onore di “Shën
Mitri i viker” (San Demetrio Piccolo), ricorrenza diventata oramai
“tradizione” nel piccolo agglomerato a cinque km dal centro urbano.
La festa di San Demetrio Piccolo,
che anticipa di quasi una settimana quella ufficiale del 26 ottobre -
giornata dedicata secondo il calendario liturgico bizantino a San Demetrio
Megalomartire (grande martire) - è frutto della sentita devozione nutrita
dalla popolazione di questa contrada, come lo è anche il banchetto offerto
al termine della liturgia e della successiva processione dedicate al
Santo.

La festa - che per la prima volta fu
organizzata su interessamento di Giuseppe Godino nel 1945 in segno di
ringraziamento verso il Santo a cui si era affidato per fare ritorno a
casa sano e salvo dalla guerra e che dallo stesso fu preparata ogni anno
il pomeriggio del 18 ottobre fino alla sua scomparsa - ha avuto il suo
momento religioso nella messa concelebrata dal parroco, papàs Andrea
Quartarolo e dal suo collaboratore padre Marcel Janku (nella foto)
davanti a una antica edicola votiva eretta in onore del Santo Protettore,
in cui è incassato un dipinto su lamiera raffigurante San Demetrio a
cavallo.
La cappella votiva, in contrada Guriza
priva di una chiesa, è un autentico punto di riferimento per la piccola
comunità del posto.
Adriano Mazziotti
LA FESTA DI VENERDI 26
Si rinnova, venerdì 26, il devoto
omaggio dei sandemetresi al loro Santo protettore, il martire Demetrio
il Miroblita (emanante effluvio profumato), e la comunità si stringe
attorno alla sua statua in una sorta di abbraccio collettivo. Una
manifestazione di affetto e di venerazione profondi nel giorno in cui il
calendario liturgico orientale ricorda il martire greco di Tessalonica,
oggi Salonicco.
Tre i giorni di festa, 24,25 e 26,
durante i quali remote usanze, ancora fortemente sentite, vengono
rivissute con partecipazione e interesse pure dalle nuove
generazioni. E anche oltre oceano. Come nelle lontane Buenos Aires e Lujan
(Argentina) e a New Jersey, dove i tanti emigrati sandemetresi residenti
da decenni ricordano a fine ottobre il loro Santo patrono e lo festeggiano
con molta devozione, resa ancora più intensa dalla lontananza e dai
toccanti ricordi .
I festeggiamenti
religiosi hanno preso avvio mercoledì 17 con il novenario pomeridiano per
concludersi venerdì prossimo.
Puntuali sono le
secolari usanze riproposte dalla tradizione.

“Kali I Shën Mitrit”,
(il cavallo di S. Demetrio), costruito con stecche di canna ricoperte
di variopinta carta velina, e portato a spalla per il paese il
pomeriggio del 25, giorno della vigilia, raccogliendo dalla popolazione
offerte in soldi e alimenti.
Altro appuntamento con la tradizione è
la presenza del “Santallti”, lo stendardo che precede la
processione ed è messo all’asta davanti il Palazzo comunale. La
consuetudine riconosce al gruppo aggiudicatario il diritto di tenere per
sé il ricavato delle offerte (soldi e animali da cortile) ricevute in
occasione di tutti i cortei religiosi che si tengono nel corso dell’anno.
Le oblazioni, invece, sono impegnate per l’organizzazione dei
festeggiamenti del prossimo anno.
Da molti balconi, in segno di ossequio
al Santo, le coperte più belle e preziose “palaca” verranno
appositamente esposte nel corso della processione, resa ancora più
suggestiva dalle note del “Kenga Shen Mitrit”, l’inno a San
Demetrio (probabilmente) vecchio di almeno due secoli e cantato in
albanese dai fedeli anche durante le funzioni del novenario e la messa di
venerdì mattina.
Aumenta, anno dopo anno, il numero di
tavolini imbanditi di bevande e dolci dagli abitanti dei vari rioni del
centro storico, disseminati lungo il percorso della processione per
offrire ristoro ai fedeli che seguono numerosi la statua del Santo.
Altro momento peculiare del sacro
corteo di venerdì 26 è il volo del “Paluni i Shën Mitrit”
(il pallone di San Demetrio). Una antica usanza riproposta dai soci del
Museo del folklore dal 2002, con il ripristino della suggestiva tradizione
del pallone di carta velina colorata, gonfiato con il fumo di una palla di
cera imbevuta di liquido infiammabile e lanciato in volo.
LA VITA DEL SANTO E IL SUO CULTO IN
ITALIA
Il culto di San Demetrio, è ampiamente
diffuso in Grecia, Ungheria, Bulgaria e Russia, nonché nelle regioni
dell’Italia meridionale, dove si propagò in parte per opera dei mercanti
greci presenti spesso nel Mezzogiorno; ma soprattutto per merito dei
monaci orientali in fuga verso il sud d’Italia durante i secoli VIII e IX
in seguito alle lotte iconoclastiche.
Numerose sono in Italia le chiese
erette in onore del Santo.
Piana degli Albanesi (PA); Mosorrofa
(frazione di Reggio Calabria); Tropea (VV) Sassoferrato (AN); Morigerati e
Matonti (SA); S. Lorenzo in Campo (PS); Bologna; Oschiri (SS); Napoli;
Tropea; Grupa (frazione di Aprigliano). Anche alcuni paesi portano il suo
nome.
Oltre a questo centro, che nel 1863 ha
assunto la specificazione di Corone, a portare il nome del Santo di
Tessalonica va citato San Demetrio né Vestini (AQ).
Alcuni dubbi sull’identità del Santo,
vissuto nel III secolo, non sono stati ancora del tutto delucidati, e ciò
anche perché, oltre a San Demetrio Megalomartire, le fonti riportano
l’esistenza di altri santi con il medesimo nome.
Secondo gli antichi martirologi
Demetrio era un diacono e subì il martirio a Sirmio ( oggi Mitroviza,
nell’ ex Jugoslavia).
Altri documenti testimoniano che
Demetrio, appartenente ad una famiglia consolare di Tessalonica, sin da
giovane si istruì nei misteri della fede che diffuse anche tra i pagani.
Elevato a proconsole della Grecia (ciò giustifica le sue vesti di soldato
nelle immagini e icone a Lui dedicate, e dove molto spesso è in groppa ad
un cavallo) dall’imperatore Massimiano, acerrimo nemico dei cristiani,
fu da questi costretto a smentire l’accusa di professare la fede in
Cristo, ma essendosi rifiutato subì il martirio inflittogli a colpi di
lancia.
Non meno
attendibile e coerente, invece, è un’altra versione.
Un giorno, l’imperatore Massimiano per
scaricare la sua ira e vendicare la morte del suo lottatore preferito,
il forte Lieo, avvenuta nel corso di un combattimento con Nestore -
secondo alcune fonti un discepolo di Demetrio - ordinò ai soldati di
trafiggere quest’ultimo; già arrestato per la sua opera di diffusione del
Vangelo e anche per le preghiere rivolte al cielo in favore del suo
amico prima del combattimento con il pagano.
La fama di tanti prodigi ottenuti da
chi si recava a pregare sulla sua tomba si diffuse per tutta Tessalonica,
e in virtù dei numerosi miracoli operati i greci diedero a San Demetrio
il nome di Megalomartire.

Secondo una antica e verosimile
versione, in occasione della IV crociata del 1204, le sue ossa furono
amorevolmente trafugate da un monaco veneziano e trasportate in Italia
presso l’abbazia benedettina di San Lorenzo in Campo (Pesaro) . Nascoste
tra le sue mura, le reliquie furono ritrovate il 1520 in un’urna di legno
con una lamina di piombo recante delle lettere ad abbreviazione sillabica
in latino, così interpretate: H(IC) R(E)Q(VI)E S(CIT) C(OR)P(US) S(ANCTI)
D(E)M(E)T(RI)I.
A suffragare la
conclusione che i resti appartenessero a San Demetrio contribuì anche l’
attestazione giunta da Atene a seguito di accurate indagini condotte nella
basilica dedicata a San Demetrio in Salonicco che davano vuota la tomba
del “Miroblitos.
I resti sacri
sono stati restituiti alla città greca in due tempi: nel 1978 il cranio e
nel 1980 il resto delle ossa, tranne poche reliquie trattenute a San
Lorenzo in Campo. La restituzione avvenne nel quadro di imponenti liturgie
in Italia e in Grecia.
Adriano Mazziotti
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