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La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
Lajme ka Shën Mitri / Notizie da San Demetrio Corone
 

S.O.S. PER LE PITTURE DI NDOC MARTINI A SAN DEMETRIO CORONE

 

LE PITTURE DELL’ARTISTA ALBANESE NDOC MARTINI TRATTATE  SENZA RIGUARDO

L’artista shqipetaro le realizzò un secolo fa per abbellire una sala della residenza dei rettori del Collegio di Sant’Adriano.

S.O.S. per il ciclo pittorico che abbellisce il soffitto di una sala nel piano terra della palazzina dove un tempo alloggiavano i rettori del Collegio Italo-Albanese di Sant’Adriano.

Si tratta di quattordici pitture di un noto artista albanese, Ndoc Martini(Scutari 1880, Parigi 1916), realizzate nel 1907 su commissione delle autorità dello storico Istituto per abbellire una sala nel piano terra dell’immobile dove dal 1907, anno della sua costruzione, alloggiavano prima  i presidi del Liceo ginnasio e, anni dopo, i rettori del Collegio. La edificazione della residenza si deve al regio commissario comasco, Angelo Scalabrini, ispettore generale delle scuole italiane all’estero, che resse  per quasi due lustri i destini dell’Istituto e dell’annesso Liceo in maniera esemplare, provvedendo ad ampliare e ad abbellire l’edificio e  riuscendo addirittura  a  rafforzare i legami esistenti tra gli italo-albanesi e gli albanesi di oltre mare.

Dalla fine degli anni ’70 al 1995, la palazzina, che rientra nel patrimonio immobiliare del Collegio, è stata utilizzata come sede staccata prima dell’ Istituto Professionale di Stato per l’Agricoltura di Sibari, poi del Professionale  di Rossano. Il 1995 è stato l’anno della sua chiusura per il calo di iscrizioni, che indusse le autorità scolastiche a sopprimere la sede di San Demetrio Corone.

Chiusa, non più utilizzata per anni e privata dei più ordinari interventi manutentivi, per la ex residenza del rettore da allora iniziò l’inevitabile deterioramento strutturale. Oggi l’immobile è fatiscente e l’incuria regna sovrana. Ad aggravare lo stato di inagibilità concorre l’infiltrazione di acqua piovana attraverso una larga apertura provocata dal cedimento del tetto, che raggiunge facilmente i vani del primo piano e da qui anche la stanza delle pitture, aggredendo così le figure realizzate dall’artista albanese.

I dipinti, tranne due già attaccati dalla umidità, sono nel complesso ancora in un discreto stato di conservazione. I soggetti rappresentati sono: l’autoritratto di Ndoc Martini, due paesaggi (il monte Pollino e le piramidi d’Egitto), cinque ritratti (Galilei, Dante, Raffaello, Verdi e Michelangelo) e sei panorami  o monumenti di alcune città (tra cui Scutari, Roma, Napoli e Venezia).

A segnalare per primo la presenza delle pitture e a sollecitare l’intervento delle autorità preposte alla tutela dei Beni culturali fu il professore Franco Altimari, titolare della cattedra di lingua e letteratura albanese all’Unical, nel lontano 1980 dalle pagine della rivista di cultura italo-albanese “Zjarri” (il fuoco), di cui il docente universitario  sandemetrese  è stato da allora redattore.

Nulla, però, è stato fatto per evitare che la palazzina venisse strappata al  degrado e all’incuria, e per scongiurare che l’umidità incominciasse ad aggredire e deteriorare  i dipinti.


Le pitture appena descritte, comunque, non sono l’unica testimonianza artistica lasciata dal pittore shqipetaro a San Demetrio Corone.

Durante il suo soggiorno in questo centro,  a Ndoc Martini fu chiesto da un  amico, l’insegnante elementare Arminio Alighieri Mazziotti, (1884-1955), di dipingere un quadro del padre, Innocenzo (1844-1904), che come soldato di leva partecipò alla Terza guerra di Indipendenza, meritando una medaglia d’argento al valore militare nella battaglia di Santa Lucia di Custoza, 26 giugno 1866. Innocenzo Mazziotti (nella foto) partecipò, altresì, alla liberazione di Roma (Breccia di Porta Pia), il 20 settembre 1870. Per tali meriti fu nominato ufficiale della riserva territoriale con il grado di tenente. Alighieri, essendo suo padre scomparso il 1904, mostrò al suo amico artista una fotografica del genitore in divisa di ufficiale dell’esercito per desumerne le fattezze. E così l'artista dipinse il quadro firmandolo e datandolo nella seguente formula: “Noz Martini Zâmaj 1/8/05 S. Demetrio Corone Për kuitim”. A rendere  maggiormente originale  il quadro è  la scrittura usata dal suo autore per lasciare la propria firma. Essa utilizza le lettere e la fonetica italiane, in quanto anteriore alle norme linguistiche albanesi stabilite nel Congresso di Monastir il novembre 1908, anno in cui venne adottato  un alfabeto su base latina, che da allora è assurto ad alfabeto nazionale.

Del pittore Ndoc Martini, si sa che nacque a Scutari nel 1880,  che fu  allievo dell’altro celebre artista  albanese Kolë Idrogeno, e che  dal 1904 al 1907 fu borsista e frequentò la Scuola Normale nel Collegio Italo-Albanese di S.Demetrio C., all’epoca trasformato dal Ministero degli Esteri in Scuola Italiana all’estero.

Il ciclo di pitture della palazzina dell’ex rettore, riteniamo darà modo agli studiosi dell’arte albanese di conoscere meglio la personalità artistica del pittore scutarino, degno rappresentante della “Rilindja” artistica del Paese delle aquile  assieme a  Kolë Idrogeno, Andrea Kushi, Spiro Xega e Theohar Gjini.

Dopo l’esperienza a San Demetrio, il Nostro si recò a Parigi, dove per due anni usufruendo di una borsa di studio seguì i corsi alla Scuola di Belle Arti. Essendogli venuto meno il sussidio, dovette interrompere gli studi, ma continuò a lavorare presso il  pittore Pensi. Nel 1913 si ammalò di tubercolosi e finì la sua vita povero e solo in un sanatorium di Parigi nel 1916.

Adriano Mazziotti

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