ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëvet të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
Lajme ka Shën Mitri / Notizie da San Demetrio Corone
 

I  NOVANT’  ANNI  DELLA  EPARCHIA  DI  LUNGRO

La diocesi bizantino-albanese di Lungro, in provincia di Cosenza, istituita il 13 febbraio 1919 per volontà del pontefice Benedetto XV, compie novant’anni.

Saldo punto di riferimento per i contatti con la Chiesa latina e garante della continuità del rito greco in Italia, l’Eparchia (ossia la diocesi greco-cattolica) di Lungro sancisce il  riconoscimento della Chiesa ufficiale per le popolazioni albanesi dell’Italia continentale e consente di preservare la loro identità consolidandola spiritualmente.

Per meglio capire come la istituzione della sede vescovile di Lungro sia stata una necessità religiosa atta  a impedire la globale latinizzazione delle comunità albanofone disseminate nel centro sud d’Italia, e come sia stata  una soluzione indispensabile per porre fine ai secolari conflitti tra la comunità latina e quella greca, bisogna andare indietro nel tempo di cinque secoli.

Quando nella seconda metà del XV secolo consistenti nuclei di profughi furono costretti ad abbandonare l’Albania, l’Epiro e le aree del Peloponneso in Grecia davanti all’ennesimo assalto Turco, non più contenibile dopo la morte di Giorgio Castriota Skanderbeg (1468) e a cercare rifugio e protezione nel Regno di Napoli, soprattutto in Calabria, oltre alla lingua portarono con loro gli usi e i costumi della patria, e principalmente  la fede religiosa cristiano-bizantina, sorretti in ciò dai loro sacerdoti  di rito greco.

Oltre ai re Aragonesi di Napoli, grati dell’aiuto offerto da Skanderbeg contro i baroni Angioini ribelli in Calabria, altrettanto riconoscente fu la Chiesa di Roma verso le nuove masse di fuggiaschi. I profughi  seguivano il rito greco tradizionale, diffuso nella penisola balcanica in obbedienza al patriarca di Costantinopoli, in quanto territorio dell’Impero bizantino. 

La convivenza tra i nuovi arrivati e le circonvicine popolazioni italiane si caratterizzò da subito per i rapporti difficili e travagliati, dovuti alla diversità dell’idioma, alla propensione “a menar le mani” o al ladroneccio emersa nel comportamento dei profughi, ma anche per la difformità del rito religioso. Così i  vescovi di quelle diocesi latine, in cui le masse di profughi trovarono accoglienza in Calabria Citra e sotto la cui giurisdizione dipendevano per aree geografiche, non esitarono a rendere loro la vita difficile. E tutto ciò generava tra le due popolazioni risentimenti e livori, sintetizzati nella dispregiativa espressione usuale nei paesi italiani limitrofi agli stanziamenti albanofoni: “Quannu vidi u ghjeghiu e u lupu, spara prima u ghieghiu e pu u lupu”.

Fu il rito greco, comunque, a essere maggiormente attaccato dal processo di omologazione romano messo in atto soprattutto dai vescovi delle diocesi latine, autorizzati dalla Santa Sede alla ordinazione dei sacerdoti greci della diaspora albanese.

 La svolta nella educazione del clero italo-albanese  avvenne nell’ottobre 1732 con la istituzione del Collegio Corsini a San Benedetto Ullano, (parrocchia greca alle dipendenze del Vescovo di Bisignano), le cui finalità erano ben precise provvedere alla educazione, istruzione nelle lettere classiche e nelle scienze specie filosofico-teologico, nonché del rito greco dei giovani italo-albanesi aspiranti sacerdoti di rito bizantino, per la necessità  spirituale degli Albanesi del Regno di Napoli e per le missioni dei greci d’Oriente”.

Fu una data storica  a favore dell’intera colonia albanese della Calabria.

Il vescovo greco, comunque, non aveva ancora una propria diocesi e mancava, inoltre, l’unità delle parrocchie di rito orientale, sottoposte come erano al controllo di  sei diocesi latine: Cassano, Rossano e Bisignano in Calabria; Anglona in Lucania; Lecce in Puglia e Penna in Abruzzo. Ciò comportava, tra l’altro, il mancato rispetto per la  dignità della  Chiesa minoritaria greca.

Per queste ragioni, l’autonomia ecclesiastica, traducibile nella erezione di una eparchia in Calabria guidata da un vescovo arberesh di rito greco, divenne una  necessità sempre più urgente. Necessità che non sfuggì alla sensibilità di chi a Roma sedeva allora sulla cattedra di Pietro. A pochi anni dalla sua elezione (1914), papa Benedetto XV allo scopo di rimuovere i forti disagi vissuti dai fedeli cattolici legati alla liturgia orientale aveva fondato tre istituti di gran peso culturale e religioso: la Congregazione per la Chiesa Orientale (1917), il Pontificio Istituto Orientale (1918) e il Pontificio Seminario  Benedetto XV di Grottaferrata (1918). Un anno più tardi, il 13 febbraio 1919, con la Bolla “Catholici fideles graeci ritus” nasceva l’Eparchia di Lungro.

La Chiesa bizantino-albanese prendeva così atto della sua specificità religiosa e si riappropriava del proprio patrimonio liturgico. Da allora l’Eparchia di Lungro, l’unica nell’Italia continentale, unifica sotto la sua giurisdizione un bacino di comunità parrocchiali sparse a macchia di leopardo dal Molise alla Calabria: 25 in provincia di Cosenza; 2 in Lucania; 1 in Puglia e 1 in Abruzzo, e conta una quarantina di papàs (di cui 13 stranieri), con una popolazione di oltre 30 mila fedeli. L’albanese antico è usato in molte parrocchie durante le celebrazioni liturgiche e il greco nei canti.


I  TRE  VESCOVI  DI  LUNGRO

S.E. Monsignore  Giovanni  MELE,  Acquaformosa 1885. Vescovo  dal 1919 al 1979

S. E. Monsignore Giovanni  STAMATI       Plataci  1912.    Vescovo dal 1979 al 1987

S. E. Monsignore Ercole  LUPINACCI  San Giorgio Albanese 1933. Vescovo dal 1988 (già vescovo di Piana degli Albanesi, in provincia di  Palermo).


LO STEMMA DELL’EPARCHIA 

E’ formato da  due cerchi concentrici, entro i quali si legge in italiano e in albanese il nome dell’Eparchia. In primo piano è posto uno scudo che poggia su una croce greca, sormontato da una mitra, nei cui lati sono posti una croce e il pastorale. Sullo scudo si notano la figura del Buon Pastore  attorniato da due pecorelle e nella parte inferiore una nave su un mare  in tempesta, nella sua vela è impressa l’aquila bicipite shipetara e la significativa scritta in greco e in albanese “ che siano una cosa sola ”.


E ADESSO CHI SARA’ IL SUCCESSORE  DI MONSIGNORE  LUPINACCI ?

Da ventuno anni, Monsignore Ercole  Lupinacci ha in mano le redini della Eparchia di Lungro, dopo aver guidato per sei anni (1981-1987) la  Diocesi consorella di Piana degli Albanesi,  istituita in Sicilia nel 1937.

Avendo raggiunto il 75° anno di età nel mese di novembre 2008, il prelato ha dovuto presentare al papa Benedetto XVI le proprie dimissioni. La regola dei 75 anni di età per  rimanere a capo di una diocesi è stata stabilita dal Concilio Vaticano II nel 1964 per volontà del pontefice Paolo VI. La Santa Sede sta valutando se accettare la rinuncia prevista dal diritto canonico a motivo dell’età o concedere a Lupinacci una proroga in attesa di vagliare le diverse soluzioni e pervenire alla scelta più valida del suo successore. In attesa di rendere nota la decisione, il Vaticano rimane, come è ovvio in questi casi, molto abbottonato sui nomi dei candidati alla cattedra del quarto vescovo della Eparchia, che deve essere sacerdote celibe, con almeno 35 anni di età e ordinato da almeno cinque anni.

Adriano Mazziotti

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