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Gli Arbëreshë della Calabria - SAN DEMETRIO CORONE

PAGINA A CURA DI ADRIANO MAZZIOTTI

L’ASSOCIAZIONE SKANDERBEG DI BOLOGNA TORNA A OCCUPARSI DELLA VICENDA “KATER I RADES”, LA MOTOVEDETTA ALBANESE AFFONDATA NELLE ACQUE DEL CANALE D’OTRANTO IL VENERDÌ SANTO 1997

L’Associazione Skanderbeg di Bologna torna a occuparsi della vicenda “Kater i Rades”, la motovedetta albanese affondata nelle acque del Canale d’Otranto il Venerdì Santo 1997, in seguito alla collusione con la corvetta della marina militare italiana “Sibilla”, trascinando con sé in fondo al mare oltre cento clandestini, per lo più donne e bambini in fuga verso l’Italia.

E’ il presidente del sodalizio bolognese, Giuseppe Chimisso, a ricordare con una nota la tragedia dei disperati albanesi, costretti come tanti altri connazionali a lasciare alle spalle, sin dal 1991, un Paese dilaniato da una lunga dittatura e precedentemente devastato da un epocale isolamento internazionale.

Da cinque anni, i 34 superstiti e i familiari delle vittime dell’affondamento si battono per sapere la verità e avere giustizia  sulla tragedia che ha strappato la vita dei loro congiunti. “Molti familiari delle vittime – riferisce il presidente Chimisso – sono esausti soprattutto per il defaticante andirivieni dalle loro case in Albania al Tribunale di Brindisi. L’Associazione Skanderbeg da anni si batte perché queste persone non siano lasciate sole nella loro tragedia”. Il pensiero del responsabile dell’Associazione felsinea va anche alle figure degli avvocati Giuseppe Baffa, 46 anni, arberesh di San Demetrio Corone e del suo collega Francesco Perrotta, 29, di Cosenza, difensori delle famiglie dei morti in mare “scomparsi anche loro in circostanze tragiche e mai del tutto chiarite, per i quali si chiede comprensione e sostegno affinchè il dolore delle vittime e dei superstiti non sia oltraggiato dalla indifferenza o, peggio ancora, dalla volontà di far dimenticare la loro domanda di giustizia”.

Dramma nel dramma la triste vicenda dei due sfortunati  penalisti calabresi.

I giovani avvocati, insieme a un loro collega sopravvissuto all’incidente, la mattina del 13 gennaio 2000 erano diretti a Brindisi per difendere, quali rappresentanti della parte civile, i familiari  delle vittime e i superstiti dell’affondamento. Nel tribunale della città pugliese, purtroppo, non vi giunsero mai. Un destino crudele spezzò le loro vite in un tragico incidente stradale rimasto ancora oggi avvolto da molti interrogativi.

Adriano Mazziotti

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