IL PAESE FESTEGGIA IL
SANTO PATRONO
I sandemetresi festeggiano,
come previsto dal calendario liturgico bizantino, il loro Patrono, San
Demetrio Megalomartire,
E
puntuali, nei tre giorni di festa, 24, 25 e 26, si rinnovano remote
tradizioni, ancora vive nel cuore della gente e rivissute con
partecipazione e interesse pure dalle nuove generazioni.
Kali
i Shën Mitrit, “il cavallo di S.
Demetrio”, costruito con stecche di canna ricoperte di variopinta
carta velina, è stato portato ieri pomeriggio a spalla in giro per il
paese, raccogliendo le varie offerte della popolazione.
Santallti, lo stendardo che precede la processione di stamani lungo i
nuovi rioni e le suggestive viuzze del centro storico, sarà messo
all’asta secondo l’usanza . La consuetudine riconosce al gruppo
aggiudicatario il diritto di tenere per sé il ricavato delle offerte
(soldi e animali da cortile) ricevute in occasione di tutti i cortei
religiosi che si tengono nel corso dell’anno.
Dai
balconi di molte abitazioni faranno bella mostra le preziose palaca,
le coperte lavorate da mani esperte ed esposte in onore del Santo
nel corso della processione. Resa ancora più suggestiva dalle note del “Kenga
e Shën Mitrit”, l’ inno a S. Demetrio
(probabilmente) vecchio di almeno due secoli cantato in albanese dai
fedeli durante le funzioni del novenario e nella messa di questa mattina.
Il
ritorno all’antico quest’anno si esalta con la riproposta di una usanza
interrotta dal lontano 1969.
“Paluni i Shën Mitrit” . Il
grande pallone votivo di carta colorata, gonfiato di fumo prodotto dalla
fiamma alimentata da petrolio contenuto in un barattolo, sarà lanciato
stamane verso il cielo. L’iniziativa è partita dai responsabili del Museo
etnografico di recente istituzione. Una autentica chicca per gli amanti
delle tradizioni locali.
Il
culto di S. Demetrio, è ampiamente diffuso in Grecia, Ungheria, Bulgaria e
Russia, nonché nelle regioni dell’Italia meridionale, dove si propagò in
parte per opera dei mercanti greci presenti spesso nel Mezzogiorno; ma
soprattutto per merito dei monaci orientali in fuga verso il Sud d’Italia
durante i secoli VIII e IX in seguito alle lotte iconoclastiche.
Numerose sono in Italia le chiese erette in onore del Santo: Piana degli
Albanesi (PA); Mosorrofa ( frazione di Reggio Calabria); Sassoferrato
(AN); Morigerati e Matonti (SA); S. Lorenzo in Campo (PS); Oschiri (SS);
Napoli; Tropea; Grupa (frazione di Appigliano ). Ed anche alcuni paesi
portano il suo nome: oltre a questo centro, che nel 1863 ha assunto la
specificazione di Corone, è da citare S. Demetrio né Vestini (AQ).
Alcuni dubbi sull’identità del Santo, vissuto nel III secolo, non sono
stati ancora del tutto delucidati, e ciò anche perché oltre a S. Demetrio
Megalomartire, le fonti riportano l’esistenza di altri santi con il
medesimo nome.
Secondo gli antichi martirologi Demetrio era un diacono e subì il martirio
a Sirmio ( oggi Mitroviza, nell’ ex Jugoslavia).
Altri documenti testimoniano che Demetrio, appartenente ad una famiglia
consolare di Tessalonica (Grecia), sin da giovane si istruì nei misteri
della fede che diffuse anche tra i pagani. Elevato a proconsole della
Grecia ( ciò giustifica le sue vesti di soldato nelle immagini e icone a
Lui dedicate, e dove molto spesso è in groppa ad un cavallo )
dall’imperatore Massimiano – acerrimo nemico dei cristiani - fu da questi
costretto a smentire l’accusa di professare la fede in Cristo, ma
essendosi rifiutato subì il martirio inflittogli a colpi di lancia.
Non
meno attendibile e coerente, invece, è un’altra versione.
Un
giorno, l’imperatore Massimiano per scaricare la sua ira e vendicare la
morte del suo lottatore preferito, il forte Lieo, avvenuta nel corso di
un combattimento con Nestore - secondo alcune fonti un discepolo di
Demetrio - ordinò ai soldati di trafiggere quest’ultimo; già arrestato per
la sua opera di diffusione del Vangelo ed anche per le preghiere
rivolte al cielo in favore del suo amico prima del combattimento con il
pagano.
La
fama di tanti prodigi ottenuti da chi si recava a pregare sulla sua tomba
si diffuse per tutta Tessalonica, e in virtù dei numerosi miracoli
operati i greci diedero a S. Demetrio il nome di Megalomartire (Grande
Martire).
Secondo una antica e verosimile versione, in occasione della IV crociata
del 1204, le sue ossa furono amorevolmente trafugate da un monaco
veneziano e trasportate in Italia presso l’abbazia benedettina di S.
Lorenzo in Campo (Pesaro) . Nascoste tra le sue mura, le reliquie furono
ritrovate il 1520 in un’urna di legno con una lamina di piombo recante
delle lettere ad abbreviazione sillabica in latino, così interpretate:
H(IC) R(E)Q(VI)E S(CIT) C(OR)P(US) S(ANCTI) D(E)M(E)T(RI)I.
A suffragare la conclusione
che i resti appartenessero a S. Demetrio, contribuì anche l’ attestazione
giunta da Atene a seguito di accurate indagini condotte nella basilica
dedicata a S. Demetrio in Salonicco (un tempo Tessalonica) che davano
vuota la tomba del “Miroblitos”, (colui che emana effluvio profumato).
I resti sacri
sono stati restituiti a Salonicco in due tempi: nel 1978 il cranio e nel
1980 il resto delle ossa, tranne poche reliquie trattenute a S. Lorenzo in
Campo. La restituzione avvenne nel quadro di imponenti liturgie in Italia
e in Grecia.
Adriano Mazziotti