“IL MARTIRIO DI SANT’ADRIANO” RITORNA
NELLA SUA CHIESA

Dopo circa quattro anni, il quadro su
tela raffigurante il martirio di Sant’Adriano , sottoposto a intervento di
rimozione dello spesso strato di polvere e di restauro conservativo, è
tornato nella sua sede originaria, l’antico monastero dedicato al Santo
di Nicomedia.
Il
ritorno del dipinto è stato accolto dai sandemetresi con grande
appagamento, sia per la devozione nutrita verso il Santo sia per il lungo
periodo trascorso nei laboratori della Soprintendenza di Cosenza.
Il grande
quadro a olio raffigura il supplizio di Sant’ Adriano, ufficiale pagano
nelle armate romane sotto l’imperatore Diocleziano, vissuto nel terzo
secolo in Nicomedia (oggi Turchia). Impressionato dalle tolleranti
sofferenze cui erano sottoposti alcuni cristiani perseguitati, si convertì
alla nuova religione, che era anche quella della moglie Natalia, pagando
con la vita la coraggiosa scelta fatta.
Il
dipinto del martirio, consumato secondo la tradizione attraverso
l’amputazione delle membra una a una (un braccio fu recuperato dalla
moglie e in seguito venerato come unica reliquia del Santo ndr), è
attorniato da una cornice barocca che sovrasta l’altare
centrale, uno dei tre in stile latino eretti nella parte cosiddetta
“settecentesca” del sacro tempio. Questo elemento strutturale della chiesa
fu ricavato agli inizi del ‘700 con l’abbattimento della primitiva abside
bizantina e il prolungamento dell’edificio, terminate oggi con una cupola
barocca e altri due altari latini.
L’intervento di recupero della tela è
rientrato nella lunga serie di lavori che hanno interessato la chiesa
dagli inizi degli anni novanta; interventi in parte rivolti al
consolidamento e adeguamento antisismico, in parte a operazioni di
restauro di molti elementi architettonici.
Dagli interventi sul pavimento in
“opus sectile” (minute tessere di marmo abilmente tagliate e incastonate
tra loro, di forme e colori diverse, ndr) alla sostituzione dei due
portoni di accesso, dal recupero del settecentesco armadio in castagno a
più cassetti al restauro di due vecchi busti porta reliquie in legno
raffiguranti Sant’ Adriano e sua moglie Santa Natalia, alla pulizia dei
paliotti dei tre altari e al ciclo pittorico degli affreschi riportato
alla luce sulla cupola del ‘700.
Nelle intenzioni della Soprintendenza
per i Beni culturali di Cosenza, gli interventi finora realizzati e i
pochi ancora da portare a termine puntano a trasformare la chiesa in
museo.
Un traguardo ambito, che comporterà il
quasi totale divieto delle funzioni religiose e consentirà al bene
artistico per eccellenza di San Demetrio Corone, uno dei pochi “gioielli”
di templi basiliano-normanni in terra calabrese risalenti all’ XI secolo,
di entrare nel circuito della grande arte e a elevarsi a polo di
qualificante turismo culturale.
Adriano Mazziotti