INAUGURATO IL
MUSEO ETNOGRAFICO
Pubblico numeroso quello
presente all’inaugurazione del progetto “Museo etnografico”, tenutosi la
sera del 19 agosto nel caratteristico rione “Picitto”, dove gli
organizzatori hanno proposto anche momenti di svago, come la prima sagra
della salsiccia, offerta dal salumificio Madeo, una degustazione di dolci
della tradizione locale e un intrattenimento musicale con il gruppo
“Vuxet Arbereshe” e i cantautori Pino Cacozza e Alfio Moccia, noti
interpreti della canzone italo-albanese.
Spazio anche all’ artigianato
locale. Molto apprezzati i lavori in legno e cartoncino realizzati dai
giovani della Azione cattolica con il contributo di Lucia Santo; interesse
hanno suscitato i merletti di Maria Rosa La Luna, le bamboline in costume
arberesh di Carmela Oliva, come anche i panieri di Peppino Santo, le ceste
di Santo Paldino e l’oggettistica in legno di Angelo Falco. Presenti pure
gli artisti Ceno, Marchiani e Nuhiu.
Nel corso della serata,
presentata da Gennaro De Cicco e Anna Madeo,sono intervenuti Gianni Macrì,
ideatore del progetto, l’imprenditore Ernesto Madeo, Amilcare Bisignano e
Pasquale De Marco, quest’ultimo per fare il punto sul progetto museo .
La presentazione della
iniziativa è stato il primo passo verso l’istituzione di un museo sullo
studio dei costumi e delle tradizioni locali, un patrimonio che da qualche
decennio ha perso molti suoi tasselli, corrosi o appannati dai colpi di
una società, quella di oggi, caratterizzata per le esigenze consumistiche
sempre più incalzanti.
Molti gli oggetti offerti o
dati in prestito dai privati. Un campionario diversificato di modesti
utensili per la casa, arnesi per la lavorazione della terra, originali
attrezzi per la filatura e il trattamento della lana e per tanti altri
mestieri . Oggetti realizzati con materiali di non faticosa reperibilità,
frutto di tanta fantasia o, come per qualche strumento dalla struttura
complessa, di una buona dose di inventiva; ma tutti appartenenti a un
mondo laborioso, fatto di sacrifici e di semplicità.
Di primo acchito, i contenuti
del museo possono essere apparsi testimonianze inutilizzabili di un mondo
che appartiene già alla memoria storica, di cui nessuno avverte più il
bisogno. A molti, comunque, non è sfuggito l’interesse mostrato dai tanti
ragazzini e i giovani a conoscere quel mondo.
L’istituendo museo etnografico,
è frutto di una iniziativa della Pro loco in collaborazione con
l’industria alimentare Madeo e l’associazione radio Shpresa Europa 1, il
cui titolare, Gianni Macrì, ha messo a disposizione i locali. Alla sua
realizzazione ha contribuito un comitato tecnico scientifico composto da
studiosi e appassionati delle tradizioni locali.
L’insieme dei più disparati
strumenti, catalogati in arbrisht e italiano, è stato sistemato in modo
tale da consentire una ricostruzione virtuale dell’ambiente domestico di
una volta.
Il futuro prossimo del museo
prevede la istituzione di un centro stabile di studio e ricerca, una
struttura culturale idonea a fare conoscere, interagendo con le varie
istituzioni, soprattutto alle nuove generazioni uno spaccato di quella
identità culturale sandemetrese da tempo entrata nella microstoria
locale, senza tuttavia trascurare le possibili ricadute positive
nell’ambito della fruizione turistica.
Il progetto costitutivo si
arricchirà anche con la realizzazione di un archivio per la raccolta di
canti, proverbi e tradizioni, di documenti fotografici e audiovisivi sulle
festività religiose, di una biblioteca e di un servizio di visite
guidate per le scuole.
Non solo un viaggio a ritroso nel tempo, per i
numerosi visitatori della struttura, dove assaporare antiche suggestioni,
ma anche occasione per riappropriarsi dei non pochi termini arberesh da
tempo in disuso a causa della pressante omologazione linguistica
esercitata dalla cultura
dominante.
Adriano Mazziotti