Una ufficiatura religiosa è
stata celebrata venerdì pomeriggio del 4 ottobre 2002 alle 16 tra le
diroccate mura dell’antico eremo dedicato a San Nilo , in località Sant’Elia,
a circa un km dalla chiesa di Sant’Adriano.

Il momento di preghiera è
stato voluto dal parroco di San Demetrio Corone, papàs Andrea Quartarolo
per ricordare, a qualche giorno dalla sua festa, 27 settembre, il
fondatore del monastero di Sant’Adriano (955), San. Nilo da Rossano.
Dallo scorso anno papàs
Quartarolo ha ripreso la consuetudine di recarsi in corteo con i suoi
parrocchiani nel luogo conosciuto come “Grotta di San Nilo” per un
momento di preghiera, sulla scia di una tradizione ripristinata un
decennio fa dal suo predecessore, il compianto arciprete don Giuseppe
Faraco, il quale dopo un secolo e mezzo aveva rinnovato la secolare
usanza, praticata un tempo dai monaci del monastero, di celebrare messa
nel santuario eremitico dedicato al loro confratello rossanese nel giorno
della sua festa.
La storia dell’eremo affonda le
radici nei venticinque anni trascorsi dal monaco Nicola Malena tra le
mura del piccolo monastero dedicato a Santo orientale, Adriano di
Nicomedia.
Spinto da un incommensurabile
desiderio di luoghi solitari, dove poter continuare la sua esperienza
ascetica, meditare e pregare, il monaco probabilmente scoprì un anfratto
naturale, immerso tra gli incantati silenzi del vallone Sant’Elia, dove
spesso si ritirava in orazione e in contemplazione.
Dopo la morte di Nilo,
avvenuta a Grottaferrata nel 1004 a 94 anni, il luogo non fu dimenticato
dai monaci del monastero, i quali probabilmente davanti alla grotta,
eressero una cappella in memoria del loro confratello. Attaccata ad essa
fu edificata anche una cella per il monaco custode.
All’interno della chiesetta, la
cui volta è crollata in tutta la sua lunghezza molto tempo addietro,
resiste ancora un affresco (nella foto) risalente al XVI o XVII secolo,
di autore ignoto, raffigurante S. Nilo orante davanti al Cristo dentro una
grotta. Il grave e inaudito sfregio sul volto di Cristo e del Santo,
commesso da mano ignota, risale agli inizi del secolo scorso. Nell’estate
’95, l’ultimo atto sacrilego ai danni del sacro dipinto. Forse perché in
cerca di chissà ‘quale tesoro’ nascosto dietro l’affresco, i vandali di
turno hanno gravemente rovinato a colpi di mazza o piccone la parte
inferiore del dipinto. Anche le pareti laterali erano un tempo affrescate,
come dimostra una traccia sul lato destro.
Dalla Platea del monastero
apprendiamo che gli ultimi restauri conservativi furono eseguiti nel
1755, in occasione del settimo centenario della fondazione del monastero,
curati da un probabile lontano discendente di Nicola Malena, abate del
cenobio. Nel 1794 i monaci del monastero furono sistemati in altri
conventi calabresi, a seguito del decreto del re Ferdinando IV che
trasferì il Collegio Corsini da S. Benedetto Ullano a S. Demetrio,
incamerando tutti i possedimenti del soppresso cenobio.
Da allora, rimasto senza più
custodia e manutenzione, per il santuario eremitico ebbe inizio
l’inevitabile declino.
Adriano Mazziotti