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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
ARBITALIA presenta
Lajme ka Molisi Arbëresh / Notizie dai paesi albanesi del Molise

 

ANNO 2005

 

Albanesi in Molise, evocazione di un mito
di Caterina Sottile

 


URURI. In un incontro con il pubblico moderato dal giornalista di primonumero.it, carlo D'Angelo, è stato presentato ad Ururi il libro "Scanderberg, un eroe moderno" che diventerà un'opera teatrale con la regia di Ugo Ciarfeo: "Sarà comunque una rappresentazione in lingua italiana, perché il teatro è la sola opportunità che i nostri giovani hanno di sentir parlare l'italiano". La lunga esperienza teatrale di Ciarfeo promette un allestimento importante, una "fatica" che ha la responsabilità di documentare un tassello essenziale della storia albanese. Scritto da Gennaro Francione, magistrato e scittore nato a Torre del Grego, attualmente giudice presso la sezione penale del Tribunale di Roma, Consigliere di Corte di Cassazione, é un libro scritto "su commissione", come lo stesso Francione dichiara, con la novità di non provenire da un autore " arbëreshe". Personalità vulcanica, come il Vesuvio della sua terra, pittore, compositore di musica classica e folk, oltre che scrittore, peraltro fondatore della Associazione Europea dei Giudici Scrittori e con l' incarico onorifico di consulente del M.I.C.S. - Museo Internazionale del Cinema e dello Spettacolo, Gennaro Francione è un oratore vivace, con una naturalissima teatralità tipicamente partenopea che hanno reso la conferenza stampa presentata nella Sala Consiliare di Ururi particolarmente briosa. Rimangono aperte alcune curiosità, ma anche questo è Cultura. Presenti Fernanda Pugliese, direttrice della rivista Kamastra, rivista delle minoranze linguistiche degli arberesce e croati in Molise, il regista Ugo Ciarfeo, l'assessore alla Cultura al Comune di Ururi, Anna De Michele, il Sindaco, Luigi Plescia, particolarmente spiritoso, ed il consigliere regionale Pino Gallo, presidente della Commissione regionale per le minoranze linguistiche e convinto sostenitore della ricchezza della cultura arberesh e della necessità che le comunità albanesi in Molise hanno di preservare le proprie origini, non tanto per fomentare improponibili campanilismi ma per acquisire una consapevolezza storica che è fondamento della convivenza. La cultura spegne i pregiudizi che provengono quasi sempre dall'ignoranza. Lo ha sottolineato con grande lucidità anche il professor Nicolino Iavasile, Preside della Scuola di Ururi: "Il rischio è di passare dalla totale assenza di interesse per le nostre origini ad un eccesso di promozione superficiale che diventa retorica, e non certo istruttiva. Dunque ben venga tutto ciò che aggiunge conoscenza e cultura, e che ci fornisca elementi di studio che mettono al riparo da pericolosi parallelismi dettati da una lettura inadeguata della Storia e dal pressapochismo". In tal senso, Gennaro Francione ha "riscritto" la biografia dell'eroe albanese aggiungendo alla storia elementi di letteratura pura e, paradossalmete, restituendoci un dimensione umana e politica di Scanderberg che la storiografia ufficiale aveva trascurato. Presentato per la prima volta presso l'Ambasciata d'Albania di via Asmara a Roma il 17 gennaio 2004, in occasione dell'anniversario della morte di Giorgio Castriota Scanderbeg, "Scanderbeg, un eroe moderno" (Multimedial hero), con prefazione di Alessandro e Giulio Castriota Scanderbeg d'Albania, riapre un capitolo irrisolto della storia d'Albania; irrisolto e inconcluso, come, secondo l'autore, deve essere sempre l'opera d'arte. Ma non come deve esserlo la ricostruzione storiografica, che per quanto riguarda Scanderberg è sicuramente carente. Personaggio complesso e mitico, il cui valore storico è stato probabilmente travolto proprio dalla dimensione leggendaria che lo avvolge. Fernanda Pugliese ne ha ripercorso la vita, secondo i documenti disponibili, sapendo suscitare interesse inaspettato anche in chi non ha grande conoscenza della cultura arberesh. Giorgio Castriota , secondo il Barlezio (Historia de Vita et Gestis Scanderbegi, Epirotarum principis), fu preso in ostaggio dai Turchi all'età di nove anni ma anche qui la data è controversa. Dai turchi gli fu imposto il nome di Scanderbeg (Iskander = Alessandro e bey = signore). Il sultano Murat II disposeper lui una rigida educazione che lo preparasse al ruolo di condottiero. Giorgio andò oltre ogni aspettativa e prevalse presto su tutti gli altri principi della corte per temperamento e per astuzia. Dotato di una rara intelligenza strategica divenne una delle più temibili spade dell'Islam ed ebbe la nomina di sangiacco-bey. La sua fama raggiunse anche il popolo albanese, prostrato alla tirannia. Emissari della sua famiglia lo raggiunsero di nascosto nel quartiere generale del sultano e gli chiesero aiuto. Ciò svegliò in lui l'orgoglio ed il senso di appartenenza al suo popolo e, soprattutto, la sua identità di cristiano cattolico. Tornò nella sua patria dopo aver saputo della morte del padre ed ebbe inizio un lungo periodo di lotte e di vittorie che di fatto scongiurarono l'avanzata turca in Europa e preservarono i cristiani d'Europa dalle mire musulmane. La sua prima battaglia vittoriosa risale al 20 giugno 1444 e nel 1450 sconfisse il poderoso esercito osmano guidato personalmente dal sultano Maometto II. Quattro anni dopo rifiutò la pace offertagli dai Turchi, detentori di un vasto e potente impero, e la piccola Albania rimase l'unico paese cristiano in armi contro i musulmani. Kruja rappresentava l'obiettivo principale dei Turchi che, però furono sempre sconfitti dagli albanesi Scanderbeg, nel frattempo, teneva ben saldi i rapporti con i regnanti d'oltre Adriatico. Nel 1457 venne in Galatina, nelle Puglie, in aiuto di Ferrante d'Aragona, per combattere gli Angioini. Anche i rapporti con i Papi Pio II e Callisto III furono stretti che per la sua indomita lotta contro i turchi gli conferirono il titolo di "Atleta Christi". Nel 1468, ad Alessio, durante l'ennesima battaglia, si ammalò per una febbre malarica e morì, pianto dei suoi fedelissimi e dal popolo. Elisa Amoruso, Danilo Rana e Annibale Mastrangelo, allievi della Scuola di teatro di Ugo Ciarfeo, hanno dato una struggente interpretazione di un brano ispirato alla morte di Scanderberg, rendendo percettibili lo strazio e la stanchezza di un eroe vinto soltanto dalla Tempo. Con la sua morte, ebbe inizio la rovina della Grande Albania. Dopo dieci anni Kruja cadde definitivamente sotto l'invasione ottomana ed ebbe inizio l'esodo più consistente di albanesi che si stanziarono in Italia. L'interesse storiografico per il "personaggio Scanderberg" richiede una analisi serena e squisitamente scientifica: un "atleta di Cristo", difensore della Cristianità, a cui la storia ufficiale non ha dato il giusto rilievo ma che bisogna analizzare mediante uno studio obiettivo, privo di qualunque tentazione mistificatoria proprio per evitare mistificazioni e associazioni improprie con il nostro momento storico che nulla ha a che vedere con quel contesto lontanissimo.

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