Albanesi in Molise, evocazione
di un mito
di Caterina Sottile
URURI. In un incontro con il pubblico moderato dal giornalista di
primonumero.it, carlo D'Angelo, è stato presentato ad Ururi il libro "Scanderberg,
un eroe moderno" che diventerà un'opera teatrale con la regia di Ugo
Ciarfeo: "Sarà comunque una rappresentazione in lingua italiana, perché il
teatro è la sola opportunità che i nostri giovani hanno di sentir parlare
l'italiano". La lunga esperienza teatrale di Ciarfeo promette un
allestimento importante, una "fatica" che ha la responsabilità di
documentare un tassello essenziale della storia albanese. Scritto da
Gennaro Francione, magistrato e scittore nato a Torre del Grego,
attualmente giudice presso la sezione penale del Tribunale di Roma,
Consigliere di Corte di Cassazione, é un libro scritto "su commissione",
come lo stesso Francione dichiara, con la novità di non provenire da un
autore " arbëreshe". Personalità vulcanica, come il Vesuvio della sua
terra, pittore, compositore di musica classica e folk, oltre che
scrittore, peraltro fondatore della Associazione Europea dei Giudici
Scrittori e con l' incarico onorifico di consulente del M.I.C.S. - Museo
Internazionale del Cinema e dello Spettacolo, Gennaro Francione è un
oratore vivace, con una naturalissima teatralità tipicamente partenopea
che hanno reso la conferenza stampa presentata nella Sala Consiliare di
Ururi particolarmente briosa. Rimangono aperte alcune curiosità, ma anche
questo è Cultura. Presenti Fernanda Pugliese, direttrice della rivista
Kamastra, rivista delle minoranze linguistiche degli arberesce e croati in
Molise, il regista Ugo Ciarfeo, l'assessore alla Cultura al Comune di
Ururi, Anna De Michele, il Sindaco, Luigi Plescia, particolarmente
spiritoso, ed il consigliere regionale Pino Gallo, presidente della
Commissione regionale per le minoranze linguistiche e convinto sostenitore
della ricchezza della cultura arberesh e della necessità che le comunità
albanesi in Molise hanno di preservare le proprie origini, non tanto per
fomentare improponibili campanilismi ma per acquisire una consapevolezza
storica che è fondamento della convivenza. La cultura spegne i pregiudizi
che provengono quasi sempre dall'ignoranza. Lo ha sottolineato con grande
lucidità anche il professor Nicolino Iavasile, Preside della Scuola di
Ururi: "Il rischio è di passare dalla totale assenza di interesse per le
nostre origini ad un eccesso di promozione superficiale che diventa
retorica, e non certo istruttiva. Dunque ben venga tutto ciò che aggiunge
conoscenza e cultura, e che ci fornisca elementi di studio che mettono al
riparo da pericolosi parallelismi dettati da una lettura inadeguata della
Storia e dal pressapochismo". In tal senso, Gennaro Francione ha
"riscritto" la biografia dell'eroe albanese aggiungendo alla storia
elementi di letteratura pura e, paradossalmete, restituendoci un
dimensione umana e politica di Scanderberg che la storiografia ufficiale
aveva trascurato. Presentato per la prima volta presso l'Ambasciata
d'Albania di via Asmara a Roma il 17 gennaio 2004, in occasione
dell'anniversario della morte di Giorgio Castriota Scanderbeg, "Scanderbeg,
un eroe moderno" (Multimedial hero), con prefazione di Alessandro e Giulio
Castriota Scanderbeg d'Albania, riapre un capitolo irrisolto della storia
d'Albania; irrisolto e inconcluso, come, secondo l'autore, deve essere
sempre l'opera d'arte. Ma non come deve esserlo la ricostruzione
storiografica, che per quanto riguarda Scanderberg è sicuramente carente.
Personaggio complesso e mitico, il cui valore storico è stato
probabilmente travolto proprio dalla dimensione leggendaria che lo
avvolge. Fernanda Pugliese ne ha ripercorso la vita, secondo i documenti
disponibili, sapendo suscitare interesse inaspettato anche in chi non ha
grande conoscenza della cultura arberesh. Giorgio Castriota , secondo il
Barlezio (Historia de Vita et Gestis Scanderbegi, Epirotarum principis),
fu preso in ostaggio dai Turchi all'età di nove anni ma anche qui la data
è controversa. Dai turchi gli fu imposto il nome di Scanderbeg (Iskander =
Alessandro e bey = signore). Il sultano Murat II disposeper lui una rigida
educazione che lo preparasse al ruolo di condottiero. Giorgio andò oltre
ogni aspettativa e prevalse presto su tutti gli altri principi della corte
per temperamento e per astuzia. Dotato di una rara intelligenza strategica
divenne una delle più temibili spade dell'Islam ed ebbe la nomina di
sangiacco-bey. La sua fama raggiunse anche il popolo albanese, prostrato
alla tirannia. Emissari della sua famiglia lo raggiunsero di nascosto nel
quartiere generale del sultano e gli chiesero aiuto. Ciò svegliò in lui
l'orgoglio ed il senso di appartenenza al suo popolo e, soprattutto, la
sua identità di cristiano cattolico. Tornò nella sua patria dopo aver
saputo della morte del padre ed ebbe inizio un lungo periodo di lotte e di
vittorie che di fatto scongiurarono l'avanzata turca in Europa e
preservarono i cristiani d'Europa dalle mire musulmane. La sua prima
battaglia vittoriosa risale al 20 giugno 1444 e nel 1450 sconfisse il
poderoso esercito osmano guidato personalmente dal sultano Maometto II.
Quattro anni dopo rifiutò la pace offertagli dai Turchi, detentori di un
vasto e potente impero, e la piccola Albania rimase l'unico paese
cristiano in armi contro i musulmani. Kruja rappresentava l'obiettivo
principale dei Turchi che, però furono sempre sconfitti dagli albanesi
Scanderbeg, nel frattempo, teneva ben saldi i rapporti con i regnanti
d'oltre Adriatico. Nel 1457 venne in Galatina, nelle Puglie, in aiuto di
Ferrante d'Aragona, per combattere gli Angioini. Anche i rapporti con i
Papi Pio II e Callisto III furono stretti che per la sua indomita lotta
contro i turchi gli conferirono il titolo di "Atleta Christi". Nel 1468,
ad Alessio, durante l'ennesima battaglia, si ammalò per una febbre
malarica e morì, pianto dei suoi fedelissimi e dal popolo. Elisa Amoruso,
Danilo Rana e Annibale Mastrangelo, allievi della Scuola di teatro di Ugo
Ciarfeo, hanno dato una struggente interpretazione di un brano ispirato
alla morte di Scanderberg, rendendo percettibili lo strazio e la
stanchezza di un eroe vinto soltanto dalla Tempo. Con la sua morte, ebbe
inizio la rovina della Grande Albania. Dopo dieci anni Kruja cadde
definitivamente sotto l'invasione ottomana ed ebbe inizio l'esodo più
consistente di albanesi che si stanziarono in Italia. L'interesse
storiografico per il "personaggio Scanderberg" richiede una analisi serena
e squisitamente scientifica: un "atleta di Cristo", difensore della
Cristianità, a cui la storia ufficiale non ha dato il giusto rilievo ma
che bisogna analizzare mediante uno studio obiettivo, privo di qualunque
tentazione mistificatoria proprio per evitare mistificazioni e
associazioni improprie con il nostro momento storico che nulla ha a che
vedere con quel contesto lontanissimo.