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Plataci. L'ultimo incontro con Zoti Chidichimo. Il suo pensiero per i giovani e gli immigrati
Lieto di andarsene con papa Wojtyla

Papas Francesco Chidichimo, a tutti carissimo come "Don Ciccio", ha lasciato per sempre la sua piccola comunitą di Plataci, dopo averla servita per 65 anni di apostolato. Era sicuro e soprattutto lieto di andarsene con papa Wojtyla. Un mese fa, quando compiva il suo novantesimo anno di etą, ringraziņ tutti i suoi parrocchiani, gli amici e i confratelli dell'eparchia italo-greca di Lungro che lo vollero onorare con una piccola festa ma rimase racchiuso nella sua intima semplicitą, seduto accanto al fuoco della vecchia canonica. Non volevamo disturbarlo ma ci ricevette cordialmente, come le altre volte, quando ci forniva tanti preziosi appunti sulla storia e sulla diaspora dei suoi antichi padri dell'Epiro, che dal 145° in poi, perseguitati dagli Ottomani, si riversarono, come gli albanesi di oggi, nei piccoli centri abbandonati della Calabria. Consapevole ma sereno nell'attesa di "sorella Morte", lo trovammo dinanzi alla televisione mentre assisteva all'agonia di papa Giovanni Paolo II. Con un paterno sorriso, disse queste poche parole: "Ormai, se ne sta andando anche lui". Papas Chidichimo, specie quando si trovava con i giovani, partiva sempre dalle loro esigenze e faceva la storia dell'emigrazione, perché si preoccupava dell'ignoranza e dell'indifferenza verso gli immigrati. Accolse fraternamente il nuovo vice parroco, Ilies Ariton, proveniente da una terra straniera, la Romania. Era contro il protagonismo, ma tanti articoli di giornali che sono stati pubblicati su di lui, compreso il bel libro "Don Ciccio il buono" di Francesco Giorgio e di Costantino Bellusci, sono le pił documentate testimonianze della sua lunga vita di sacerdote e di uomo impegnato nel sociale. Nel giorno del solenne e affollatissimo funerale, celebrato nella chiesa di san Giovanni Battista, lo hanno confermato, con accorate parole di affetto, anche il vescovo di Lungro mons. Ercole Lupinacci e l"insegnante Maddalena Staffa: "Don Francesco Chidichimo resterą per tutti noi come una preziosa ereditą spirituale, culturale e sociale".
Certamente, si scriverą ancora di questo umile ma grande sacerdote greco-bizantino della diocesi di Lungro, vissuto per tanti anni nella minuscola parrocchia di Plataci. Zoti Chidichimo non appartiene soltanto alla Chiesa ma a tutta la terra dell'Alto Jonio cosentino, perché nacque da una famiglia di contadini, non rinnegņ mai le sue radici, fu sempre forte e coerente nella sua fede e nel suo lungo ministero sacerdotale, ma fu soprattutto un uomo impegnato e battagliero nel denunciare ad alta voce i mali che affliggevano i paesi pił abbandonati dell'Alto Jonio. Alzava la voce contro il prefetto di Cosenza e contro gli esponenti politici che non recepivano le richieste e le proteste della periferia emarginata. Don Ciccio Chidichimo fu anche un irriducibile antifascista e ci teneva a precisare che era anche "contro le dittature di destra e di sinistra".
In quel pomeriggio del 18 aprile si č avuto modo di rivedere la esemplare umiltą di questo sacerdote e dell'affetto che la comunitą ha voluto riversare su di lui. Purtroppo, mentre in chiesa si parlava della crisi e della speranza dei giovani, in una campagna tra Plataci e Villapiana, un altro giovane ha voluto finire le sue pene con un colpo di fucile al petto. Quest'altro sfortunato era, senz'altro, uno dei prediletti di don Ciccio il buono.

Giuseppe Rizzo

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