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La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
SAN BENEDETTO ULLANO
150° ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI AGESILAO

Agesilao Milano tra storia e letteratura

Il 31 ottobre 2006 si è tenuta a S. Benedetto Ullano una Conferenza su Agesilao Milano (S. Benedetto Ullano 1830 – Napoli 1856), in occasione del 150° anniversario della morte, avvenuta a Napoli per impiccagione, dopo avere attentato alla vita del Re Ferdinando II.

Organizzata dall’Amministrazione comunale (Sindaco Gianni Carnevale) e dalla pro Loco (Presidente Gino Tavolato), hanno relazionato i Proff. Leopoldo Conforti e Italo Costante Fortino.

 

Il Prof. Conforti svolgendo il tema “Agesilao Milano, un patriota dimenticato”, ha tratteggiato l’ambiente socio-culturale di S. Benedetto Ullano nel XIX secolo, in particolare negli anni precedenti all’attentato quando molti esponenti hanno preso parte attiva ai moti di sollevazione avvenuti nel 1844 e nel 1848. A tutti noti i nomi dei Mosciaro, dei Barci, dei Milano, dei Manes, dei Tocci, dei Tavolato, dei Musacchio, dei Fullone, personaggi tanto di estrazione elevata quanto di estrazione popolare. Fra tutti Giovanni Mosciaro, costretto all’esilio prima in Francia e poi in Algeria, per fare ritorno nel 1860 e prendere parte attiva nell’esercito di Garibaldi, successivamente eletto Deputato dopo l’Unità d’Italia. In questo contesto e nell’intemperie culturale e politica che caratterizzava la vita del Collegio di S. Demetrio Corone, il Conforti colloca la figura e l’operato di Agesilao Milano. La robusta preparazione basata sui classici greci e latini, e lo studio continuato nella Biblioteca Borbonica di Napoli favorirono la maturazione del regicidio, quale atto eroico e dimostrativo di uno spirito indomito e intollerante. Il giovane ed esuberante Agesilao Milano, pur senza veri cospiratori ma con molti amici consapevoli di quanto egli andava progettando, va apprezzato per la generosità e l’entusiasmo che ha armato il suo braccio, e va decisamente difeso da quei superficiali giudizi che talora si sono levati, scaturiti per lo più da disinformazione se non da totale ignoranza. La dimenticanza che ha avvolto la figura e l’attività del Milano va ascritta a una caduta di interesse per la storia locale. E’ giunto il momento per rivalutare i momenti storici più significativi nella vita della comunità, le figure più rilevanti che si sono distinte nei diversi campi, da quello politico a quello culturale, a quello artistico.

 

Il Prof. Fortino ha trattato il tema “Immagini di Agesilao Milano nella letteratura”, ricordando che attorno alla figura e all’azione del patriota sanbenedettese si è andata affermando una interessante letteratura. Il relatore ha concentrato l’attenzione su due creazioni letterarie: 1) l’”Ode a Marco Bozzari”, scritta da Agesilao Milano a 17 anni, e dedicata al patriota albanese Marco Bozzari; 2) e la tragedia “Agesilao Milano” scritta da Nicola Romano (Acri 1836 – 1898) e pubblicata a Nola nel 1897.

L’azione di Marco Bozzari (Suli 1790 –  Karpenisi 1823), un albanese che ha combattuto per l’indipendenza della Grecia dalla dominazione turca, ha acceso la mente e ha infiammato l’entusiasmo del giovane Agesilao, il quale, anche lui da albanese, si inseriva nel movimento per l’indipendenza dell’Italia. L’Ode, quasi un poema in decasillabi, riflette bene lo slancio dei 300 giovani guerrieri, tutti albanesi di Suli nella Çameria d’Albania, che di fronte alla morte del loro condottiero si lanciano e trovano tutti la morte sul suo corpo. Il coraggio nell’affrontare la morte per un giusto fine, trasfuso nell’animo di Agesilao Milano dagli esempi dell’epoca classica, trovava reale incarnazione in figure storiche del presente a prova della validità e del valore universale. I versi di Agesilao Milano, benché pregnanti di una certa retorica risorgimentale, sono una prima significativa testimonianza delle sue attitudini poetiche.

La tragedia “Agesilao Milano” è collocata a Napoli e si sviluppa nell’arco di tempo di pochi giorni: dalla vigilia dell’attentato al giorno dopo la morte del patriota sanbenedettese (7.12.1856 – 14.12.1856) ed ha come protagonisti, oltre ad Agesilao Milano, i suoi amici  Giambattista Falcone, Raffaele Triolo, Isidoro Gentile, Giuseppe Fanelli e l’amico più stretto Attanasio Dramis. Tutti sostengono il progetto del Milano e si dichiarano pronti a sacrificare la vita, soprattutto nel momento in cui le grandi potenze Inghilterra e Francia hanno abbandonato il Re di Napoli al suo destino. La tragedia esalta non solo l’atto e il coraggio del Milano, definito “uno dei più fieri / e magnanimi figli”, ma mette in risalto la generosità del popolo calabrese e la sua prontezza a rivoltarsi nei momenti cruciali. Agesilao Milano è consapevole che la sua morte avrebbe dato i frutti sperati. Egli prima di morire rende esplicito il suo disegno: dopo l’eliminazione del Sovrano con in testa la gioventù calabrese si sarebbe sollevata tutta l’Italia meridionale, da Napoli alla Sicilia. Gli amici che lo hanno seguito fino all’ultimo momento, sono ancora presenti sulla sua tomba per giurare vendetta e portare a compimento il progetto. Appena quattro anni dopo la sua morte, l’Italia  avrebbe ritrovato l’unità.

 

Un breve accenno alla quaestio relativa all’esistenza o meno di una cospirazione. Se lo storico Raffaele De Cesare sostiene la mancanza di “seri elementi cospiratori”[1], le posizioni degli amici del Milano, e soprattutto la ricostruzione del processo  fatta dallo storico Michelangelo Mendella[2], sulla base dello spoglio della documentazione esistente nell’Archivio di Stato di Napoli, fanno protendere per l’esistenza di un piano che prevedeva l’attentato, frutto di una vera cospirazione che si andava definendo nella casa di Antonio Nociti a Napoli, albanese di Spezzano Albanese, dove partecipavano, oltre naturalmente ad Agesilao Milano, gli amici Attanasio Dramis di S. Giorgio Albanese, Giambattista Falcone di Acri, Giuseppe Mendicini di S. Giorgio Albanese, Sergente del III Regimento Cacciatori, lo stesso in cui militava il Milano,  Orazio Rinaldi ed altri. La cospirazione prende consistenza nel quadro della politica del murattismo, fortemente sostenuta dalla Francia, ma mai presa in esame dallo storico Raffaele De Cesare.

Come conclusione risultano utili  le parole di Michelangelo Mendella che rappresentano la sintesi del giudizio storico: “L’attentato di Agesilao Milano non fu dunque il gesto di un pazzo, che agisce all’improvviso, né l’opera di un isolato; ma fu l’atto terminale cui tendeva una vera e propria cospirazione politica contro lo Stato borbonico. Cospirazione chiaramente ispirata dal murattismo, dilagante nelle regioni meridionali fra il 1850 ed il 1860”[3]. Così come appare altrettanto utile citare le parole del De Cesare quando afferma di avere voluto “scrivere una pagina quasi esauriente sull’attentato di Agesilao Milano, che ebbe eco in tutto il mondo, e fu uno degli avvenimenti maggiori degli ultimi anni del Regno”[4].

[1] Raffaele De Cesare, La fine di un Regno, Vol. I, Newton Comton, Roma  1975, p. 178

[2] Michelangelo Mendella, Agesilao Milano e la cospirazione antiborbonica del 1856, in “Rassegna storica del Risorgimento”, anno LXI – fasc. I, gennaio-marzo, 1974, pp. 37 – 73; Fasc. II, aprile-giugno 1974, pp. 226 - 265

[3] Michelangelo Mendella, op. cit., Fasc. II, p. 250

[4] Raffaele De Cesare, op. cit., Vol. I, p. 188

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