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LA FESTA PATRONALE DELLA MADONNA DELLE GRAZIE

Papas Bellusci ripropone la liturgia di rito bizantino

Fin dal suo sorgere Spixana ha visto la sua storia intimamente connessa alla nascita del culto della Madonna delle Grazie, la cui festa patronale è legata ai riti della Pasqua. Le origini si perdono nella notte dei tempi e la storia si confonde con la leggenda. Il dato di fatto certo è che il Santuario della Madonna delle Grazie, tuttora rappresenta per gli spezzanesi un luogo di fede e di preghiera intensamente vissuta, che ha accompagnato il paese in tutte le principali tappe della sua storia dal 1500 ad oggi. La rudimentale originaria cappella dedicata alla Madonna dai primi profughi albanesi, col passare dei secoli venne ingrandita e abbellita, fino ad assurgere alla dignità di Santuario nel 1951, ad opera dell’ultimo degli arcipreti spezzanesi, Mons. Don Francesco Gullo.

Lo scorso anno l’Ente Postale Italiano, ha riconosciuto l’alto valore del sacro tempio con l’emissione di un francobollo da 41 centesimi inserito nella  serie “Il patrimonio artistico e culturale italiano” e realizzato in monocromia su carta fluorescente non filigranata (tiratura 3.500.000 esemplari), raffigurante la facciata della chiesa.

Quest’anno la festa patronale gestita dal rettore del Santuario Padre Lorenzo Bergamin, con l’aiuto di un apposito comitato nel quale spicca per dedizione e impegno Sandro Oriolo, è stata riproposta, rispolverando vecchie tradizioni, fra cui l’impiego nell’aratura dell’Orto della Madonna, accanto ai trattori, anche di alcune pariglie di buoi come avveniva fino agli anni ’60. Le principali liturgie si sono svolte il lunedì con la presenza del Protopresbitero Antonio Bellusci, parroco della chiesa cattolica di S. Maria di Costantinopoli di rito bizantino-greco in Castrovillari e il martedì con la concelebrazione presieduta dal Vescovo della diocesi di Rossano-Cariati, Monsignor Andrea Cassone, a cui è seguita nel pomeriggio la processione per le principali vie cittadine effettuata con una statua che riproduce le fattezze di quella inamovibile realizzata  nel 1789 per volere dell’allora arciprete don Antonio Fronzini.

La presenza di Papas Bellusci, per il secondo anno consecutivo autorizzato dal rettore Padre Lorenzo a celebrare in rito bizantino, rappresenta la vera novità per i fedeli che affollando il Santuario, hanno seguito con particolare devozione la liturgia che i loro padri furono costretti ad abbandonare nel lontano  4 marzo del 1668 quando, alla morte in carcere nelle segrete del castello di Terranova da Sibari anche per opera del principe Vincenzo Spinelli di Cariati, il neo arciprete don Vincenzo Magnocavallo (di cui il 14 aprile è ricorso il 368° anno della nascita), celebrò la prima messa in rito latino.

L’ecumenismo di cui oggi la chiesa cattolica è portatrice fa sì che il rito bizantino che riconosce pienamente la funzione del Papa di Roma quale capo della chiesa universale, permette di dare una lettura meno drammatica delle pur tragiche vicende storiche che all’epoca lacerarono e divisero a Spezzano i cittadini e le loro coscienze, visto che nella lotta presero parte attiva lo stesso Sindaco analfabeta Angelo Cuccio e l’Arcivescovo Francesco Carlo Spinola.

Raffaele Fera

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