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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  

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SPEZZANO ALBANESE - LA STORIA DI UN POPOLO

Il BKA pubblica il lavoro del fumettista spezzanese Cipolla

Nel corso dell’ultima manifestazione del 25 gennaio, (vedasi articolo su Arbitalia: «L’Arberia si è dato appuntamento al Bashkim», alla quale hanno partecipato esponenti della cultura e delle istituzioni a livello non solo locale, è stato presentato, fra gli altri un pregevolissimo lavoro riguardante la storia di Spezzano Albanese.

Si tratta di un lavoro assolutamente originale, rivolto agli alunni delle scuole dell’obbligo, che tende a presentare con un linguaggio idoneo e con il supporto delle immagini realizzate dal giovane fumettista di origine spezzanese Giovanni Cipolla, che vive ed opera a Firenze, l’intera vicenda storica di Spezzano Albanese sin al suo sorgere, intorno al 1470 e fino ai giorni nostri. Il testo intitolato «Spezzano Albanese – LA STORIA DI UN POPOLO», narra in 130 pagine suddivise in 21 capitoli e con l’ausilio di oltre 140 tavole che esplicitano le fasi salienti della vicenda umana degli arbëresh esuli su questa terra, ed il supporto di didascalie e dialoghi appropriati (curati da De Rosis, Marchianò e Acquafredda), l’intera storia di questa comunità nell’arco di cinque secoli.

Si tratta di una indubbia operazione culturale ed educativa che potrebbe avere grossi risvolti di tipo didattico, anche alla luce della legge 482/99 sulle tutela delle minoranze storico-linguistiche avvalorate dalla recentissima approvazione  da parte della terza commissione, del progetto di legge regionale Tripodi/Guagliardi.

Il testo già distribuito agli alunni delle classi IV e V elementari e alle scuole medie, è accattivante, originale, semplice ed esenziale oltre che rispettoso dell’indagine storica.  Il libro, quasi una sorta di romanzo storico, come evidenzia il prof. Francesco Marchianò nella sua introduzione, «Proprio perché rivolto ad un pubblico di giovanissimi, si serve di un linguaggio semplice ed immediato. La vicenda si snoda  attraverso il racconto  di due personaggi guida: un nonno, simbolo di saggezza e depositario di conoscenze storiche, ed un bambino avido di sapere ed alla ricerca delle proprie radici, simbolo dei tempi moderni».

La realizzazione dell’idea nata nel Bashkim, come evidenziato nella premessa curata dal presidente De Rosis, «…importante per conoscere la storia delle proprie origini, lo è ancora di più in quest’epoca di globalizzazione dove si vogliono quasi cancellare tutte le identità che non sono dominanti». Il grado di integrazione raggiunto dagli arbëresh nella comunità italiana  ha meravigliato antropologi e psicologi, sostiene De Rosis. Certo anche l’etnia arbëreshe ha subito nel corso di questi cinque secoli soprusi e vessazioni, come l’abolizione forzata della propria professione religiosa. Ma gli arbëreshë, pur diventando italiani nel rispetto delle leggi, lottando attivamente per la costituzione di uno stato unitario in epoca risorgimentale e durante le due guerre mondiali, condividendo il triste destino dell’emigrazione come tutti i calabresi e meridionali, è riuscita a conservare nel proprio intimo l’essenza della cultura di provenienza. «E’ davvero sconcertante – spiega il presidente – che i nostri ragazzi non conoscono i nomi e le gesta di gente come il Maggiore Vincenzo Luci, il capitano Alfonso Cucci e tanti altri che hanno dato lustro con il loro eroismo all’Italia intera. Se domani ci saranno ragazzi che insieme alla storia d’Italia studieranno e conosceranno la storia del loro paese, e questo grazie al nostro lavoro, potremo dire che il nostro obiettivo è stato raggiunto».

Grande merito va riconosciuto agli assessorati alla cultura a livello regionale, provinciale e comunale, oltre che alla locale Banca di Credito Cooperativo della Sibaritide di Spezzano Albanese per aver supportato e patrocinato in maniera determinante quest’idea originale.

Raffaele Fera

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