Mirë se erdhe...Benvenuto...
ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  

ARBITALIA news

 

CONCLUSO IL SEMINARIO SULL’INSEGNAMENTO DELLE LINGUE MINORITARIE

Emerge un quadro di luci e ombre condizionato anche dalla mancanza di una normativa regionale

In due giorni di intenso dibattito (30 e 31 maggio) è stato fatto il punto sul lavoro effettuato in quelle scuole dell’obbligo di comuni arbëreshe, occitani e grecanici della Regione Calabria che hanno realizzato progetti per l’insegnamento/apprendimento della lingua minoritaria, in base alla legge 482/99 che tutela le minoranze linguistiche storiche.

Il tema in agenda: «Pedagogia e didattica delle lingue minoritarie nella scuola primaria – materiali e strumenti – esperienze a confronto», trattato nel corso del seminario di studi svoltosi a Spezzano Albanese Terme e organizzato dalla locale Direzione Didattica retta dal Dirigente Giuseppe Montone, era stato promosso d’intesa con l’ufficio X della Direzione Generale per gli ordinamenti scolastici del Miur, la Commissione Nazionale per le Lingue Minoritarie e con l’Irre (Istituto Regionale di Ricerca Educativa) della Calabria.

All’importante assise hanno preso parte il Prof. Domenico Morelli, Presidente del Confemili (Confederazione Minoranze Linguistiche); il Prof. Francesco Altimari, Pro Rettore dell’Unical e docente della cattedra di lingua e letteratura albanese dell’ateneo calabrese; il Prof. Giuseppe Trebisacce, Presidente dell’Irre Calabria (Istituto Regionale di Ricerca) e docente della cattedra di Pedagogia nel medesimo ateneo di Arcavacata; la Dott.ssa Franca Pinto Minerva, Presidente dell’Irre Puglia e Preside della facoltà di Lettere presso l’università di Foggia; la Dott.ssa Paola Giunchi dell’Università “La Sapienza” di Roma e docente della cattedra di didattica delle lingue moderne; gli Ispettori del Miur, Dott. Aldo Pugliese (Coordinatore dei lavori), Dott. Domenico Torchia e Dott. Francesco Fusca. (quest’ultimo anche in rappresentanza del Dott. Ugo Panetta, Dirigente Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale). Le conclusioni sono state tratte dal dirigente dell’ufficio X, Dott.ssa  Elisabetta Davoli. In apertura dei lavori è stato letto il telegramma col quale il Presidente della Giunta Regionale, Giuseppe Chiaravalloti, giustificando la propria assenza per pregressi impegni istituzionali, esprimeva il suo augurio per una piena riuscita del seminario.

Le dettagliate relazioni degli intervenuti, a tratti appassionate e comunque sempre documentate e scientificamente corrette, hanno messo in luce realtà spesso contraddittorie e distanti fra loro, mas sempre preziose per il contributo complessivo apportato alla discussione che ha fornito materiale prezioso ai rappresentanti istituzionali per correggere il tiro e fornire nuove chiavi di lettura per un’attività ancora in fieri. Dalla discussione, al di la di un generico ritardo imputato al mondo universitario che stenta ancora ad attivarsi pienamente nelle forme necessarie per fare da naturale referente culturale e progettuale, è emersa tutta l’importanza che rivestono le minoranze linguistiche quali spontanei laboratori di intercultura che si attivano per una difesa delle proprie radici immerse in una dimensione universale.

Protagonisti veri della manifestazione erano i docenti nelle cui scuole si sono svolti in questi due anni i progetti finanziati dal Ministero e che venivano ascoltati proprio per fare il punto sui risultati ottenuti e sui problemi ancora aperti. Hanno quindi rendicontato i rappresentanti delle scuole di Acquaformosa, Cerzeto, Falconara Albanese, Frascineto, Guardia Piemontese, Plataci, San Demetrio Corone, San Paolo Albanese e Spezzano Albanese, in rappresentanza di ben 38 scuole calabresi che si stanno misurando con questo nuovo difficile compito.

E’ emerso un quadro variegato con luci ed ombre caratterizzato dalla scarsità delle risorse economiche di cui dispone il Miur, dalla eccessiva frammentazione delle competenze fra le varie amministrazioni centrali e da difficoltà connesse all’ottenimento dell’assenso da parte dei genitori per lo svolgimento di tali attività in orario extracurriculare, che in alcune realtà non incontrano il favore incondizionato delle famiglie. La diserzione in massa del seminario da parte degli amministratori pubblici, che pure erano stati regolarmente invitati, eccezion fatta per il primo cittadino di Guardia Piemontese, rende bene lo stato della denuncia lanciata con forza dall’Ispettore Fusca, il quale ha posto l’accento, fra l’altro, sulla impellente necessità di superare una certa “concezione elitaria” che aleggia da sempre nelle comunità arbëreshe. Necessita quindi allargare la base del consenso coinvolgendo le famiglie e sollecitando le istituzioni a indire apposite conferenze cittadine.

Altri elementi ostativi ad una piena riuscita delle sperimentazioni sono stati individuati nella difficoltà di reperire personale docente specializzato e nella perdurante mancanza di una legge attuativa regionale della 482/99. E’ stata quindi auspicata l’introduzione generalizzata dell’insegnamento delle lingue minoritarie come parte integrante del normale curricolo scolastico, rilevando altresì come le comunità arbëresh, esposte al fuoco incrociato di una cultura omologante ed invasiva che viaggia con l’ausilio dei mass media, sono ulteriormente minacciate da fattori antropici quali la denatalità e l’emigrazione. Si perpetra così un vero “etnocidio culturale” che ha origini nella piemontesizzazione post unitaria. La ricerca scolastica ha evidenziato che esistono, comunque, nella società odierna elementi normativi riconducibili al processo di devoluzione in atto che facilitano una inversione di tendenza sulla realizzazione di attività didattiche connesse con l’apprendimento della lingua materna nella scuola dell’obbligo.

La Dott.ssa Davoli, tirando le somme, ha evidenziato le buone capacità progettuali delle scuole, ribadendo la necessità di un monitoraggio dei risultati. Ha inoltre sottolineato come le prospettive future per una inserimento a pieno titolo delle lingue minoritarie, sono affidate alla riforma del sistema scolastico e alla personalizzazione dei piani di studio, nella consapevolezza che anche i «Piccoli popoli possono avere voce per creare un coro polifonico con i popoli più grandi numericamente».

Raffaele Fera

priru / torna