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Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
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LA BEATA MARIA: UNA “DONNA DI GRANDE AMORE”

di Francesco Marchianò

Nell’antico cimitero del nostro paese, nella cappella della famiglia Rinaldi (“Pindunërat”), sapientemente restaurata, fra le tombe che ospitano le spoglie mortali dei defunti di quel casato si legge : “Maria La Pietra/1816 –1896/ Donna di grande amore”.

Davanti a questo semplice loculo non mancano mai fiori freschi o ceri accesi, per lei non è stato avviato alcun processo di beatificazione ma per gli spezzanesi e gli altomontesi lei è la Beata Maria. Fu il popolo spezzanese e delle zone circostanti che la beatificò per la sua bontà, la sua fede immensa, il suo amore verso il prossimo.

Non era una nostra compaesana Maria La Pietra, veniva da un paese vicino al nostro, ma è stata molto amata dalla nostra comunità tanto da sceglierla come sede per la propria missione e come estrema dimora.

Maria La Pietra nacque ad Altomonte nel 1816, si sposò giovanissima, come era costume dell’epoca, ed ebbe due figli che morirono in tenera età. Rimasta vedova, poco tempo dopo, essendo una donna intelligente ed avvenente si sposò una seconda volta dedicandosi al lavoro ed al nuovo marito, uomo dal carattere duro e poco rispettoso.

Ma Maria, donna semplice e pia, affrontava le difficoltà della vita pregando quotidianamente nella chiesa di S. Francesco di Paola, da oltre un trentennio in abbandono.

Il suo primo gesto di pietà fu il restauro, a proprie spese, della nicchia del Santo ma nel suo cuore l’intento era quello di far ritornare ad Altomonte i Minimi di S. Francesco a costo di andare a perorare questa causa in giro, come un uomo.

Nell’Epifania del 1851 ebbe così la visione del Santo paolano che le ordinava di recarsi a Napoli dal Re Ferdinando II per chiedere il ripristino del convento ed il ritorno dei Minimi ad Altomonte.

La povera donna ebbe paura di raccontare l’accaduto al marito, ma ben altre due visioni le imposero di recarsi presso la Corte di Napoli e di non temere poiché S. Francesco le sarebbe stata vicino.

Dopo aver convinto con accorate parole il riottoso marito, nella primavera del 1852 Maria riesce a porgere la supplica al sovrano. Dopo altri due suoi viaggi a Napoli, di cui l’ultimo conclusosi con un incontro personale col re, e dopo aver superato impedimenti di natura  economica e burocratica, il 20 dicembre 1852, Ferdinando II firma il decreto di apertura del convento di Altomonte!

L’umile ma perseverante donna fu consolata in seguito da un’altra vittoria: un nuovo decreto ministeriale (1853) la autorizzava a raccogliere le offerte in tutti i paesi della provincia da destinare al convento di Paola.

Da questa data inizia la presenza di Maria La Pietra in Spezzano Albanese, confortata anche dal fatto che da circa cinque anni nella chiesa dei SS. Pietro e Paolo era iniziato il culto di S. Francesco ad opera di D. Ferdinando Guaglianone sr.

Maria La Pietra scelse il nostro paese come luogo della sua missione sia per la sua posizione centrale nella vasta provincia cosentina, sia perché quivi trovò tutta la comunità e il clero locale disposti a sostenerla.

Fra questi spiccano l’arciprete d. Paolo Nociti (1799-1871), il paolotto p. Francesco Salimena (1836-1895) che in S. Maria di Costantinopoli fece costruire una piccola nicchia che ospita tutt’ora una statuetta del Santo, ed il gesuita d. Giovanni Andrea Rinaldi (1825-1905).

Maria La Pietra visse nella nostra comunità diventando madrina in molti battesimi, aiutando poveri e bisognosi, dando speranza a chi viveva nello sconforto, compiendo prodigi e miracoli.

Per la sua bontà d’animo e per la devozione verso S. Francesco i calabresi la chiamavano la Beata Maria mentre gli spezzanesi Maria e Shën Frangjiskut.

Essa era ospite di tante famiglie spezzanesi ma amava dimorare in modo particolare presso le famiglie Salimena e Rinaldi che di lei conservano preziosi cimeli.

I Salimena, appartenevano ad un’antica famiglia calabrese trapiantata in Spezzano Albanese che ha dato alla Chiesa molti sacerdoti e che dal 1742 aveva particolare cura  della Chiesa di S. M. di Costantinopoli, come recita una lapide nella stessa chiesa.

Nella metà del XIX sec. i fratelli d. Giuseppe (1834-1907) e p. Francesco Gaetano Salimena (1836-1895), paolotto,  missionario che ricoprirà importanti incarichi in Brasile e sarà accanto agli emigrati, entrambi devoti al Santo paolano, proteggono la Beata Maria.

Ma non meno importante fu il ruolo dei Rinaldi nella cui casa, in rione Stiqi, Maria aveva una stanzetta, dove si spense, ancora oggi conservata come allora.

Suo padre spirituale, verso la fine della sua missione terrena, fu l’anziano e dotto gesuita d. Giovanni Andrea Rinaldi, mentre un altro Rinaldi aveva dato la propria disponibilità alla pia donna di accompagnarla e trasportare, col proprio biroccio, le numerosissime offerte fino a Paola, per due volte al mese, con un seguito di fedeli.

Si racconta che una sera la cavalcatura del Rinaldi si ammalò, allora Maria si recò presso un certo P. per aver in prestito il suo cavallo. Ma P., mentendo, disse che il proprio cavallo era zoppo. Immaginatevi quale fu lo stupore di P. quando il giorno seguente, nella stalla, trovò la povera bestia veramente zoppicante!

Altri fatti analoghi possono raccontare tante famiglie spezzanesi.

Il 4 settembre 1889 Maria La Pietra battezza, per procura, Felicia Rinaldi figlia del suo benefattore Antonio e di Rosina (De) Pasquale.

La Beata Maria visse nella nostra comunità per oltre un quarantennio condividendone gioie e dolori.

Secondo una testimonianza del compianto d. Ciccio Gullo (Zoti), fu la Beata Maria ad introdurre nella nostra comunità la tradizione dei pani benedetti in onore di S. Francesco, la cui festa viene da noi celebrata due settimane dopo Pasqua.

 La famiglia Rinaldi, oltre a conservare intatto il luogo dove la Beata si spense, conserva anche un suo ritratto ad olio mentre un altro postumo, del 1898, si può ammirare nel palazzo dei Salimena (ora Minisci-Mazzagatti) ad opera di un tale C. Voigt.

 

Nota:

Un ringraziamento di cuore va alla signora Marta Maltinti-Rinaldi e alla prof.ssa Irene Mazzagatti, entrambi eredi dei benefattori della Beata Maria, che con la loro disponibilità e collaborazione fattiva hanno reso possibile questo modestissimo lavoro.

Per ulteriori e significativi approfondimenti si leggano:

Pasquale Iannuzzi, S. Francesco di Paola in Altomonte, Stabilimento Tipografico De Rose, Cosenza, 1986;

Giuseppe Acquafredda, L’eccezionale figura di Maria di S. Francesco, in “URI”, Anno III, n° 6, nuova serie, nov-dic. 1999;

Giuseppe Acquafredda, Ancora su Maria di S. Francesco, in “URI”, Anno IV, n° 6, nuova serie, nov.-dic. 2000.

Giuseppe Acquafredda, I Salimena di Spezzano Albanese, in “URI”, anno V, n° 1; nuova serie, genn.-febb. 2001.

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