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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  

 

BREVI CONSIDERAZIONI SULLA MADONNA DI COSTANTINOPOLI DI SPEZZANO ALBANESE
di
Giulio Cesare De Rosis

Dal punto di vista storico e di conseguenza artistico, la Madonna venerata col titolo di Costantinopoli ha radici prettamente orientali, la cui iconografia risale ovviamente al medioevo (1). L’immagine della Vergine denominata, appunto, di Costantinopoli, successivamente si diffuse e si  propagò rapidamente in Occidente, subendo alcune modifiche, se questo termine possiamo usare.

 Il bizantinismo, tuttavia, non è assolutamente presente nella Madonna di Costantinopoli di Spezzano Albanese, che presenta tutte le caratteristiche della scuola artistico-artigianale napoletana. In realtà una considerazione prettamente artistica su questo simulacro non si può fare, in quanto l’effige della Madonna non è una scultura.

Il corpo della Vergine è costituito da uno scheletro ligneo che dà la forma del busto; il tutto è poi coperto da un duplice vestimento: il vestito tradizionale albanese (ma non spezzanese) e il consueto abito della Vergine, rosso coperto dal manto azzurro. Ma se questa considerazione artistica è superflua allora perché questo discorso? Il discorso nasce in seguito alla constatazione della tesi di Giuseppe Acquafredda, il quale sostiene, in seguito ad alcune ricerche, che il culto della Vergine di Costantinopoli e la Chiesa di Spezzano Albanese  fossero accomunate alla città di Rende.

Il culto della Vergine di Costantinopoli in Rende lo si vuole risalente alla peste del 1656 (2). Acquafredda riporta nel suo saggio un appunto di Giuseppe Angelo Nociti: “La chiesa di S. Maria di Costantinopoli in Napoli fu edificata nel 1575 dal voto dei napoletani, per essere stati liberati dalla peste, che infestò quasi tutta l’Italia. Suppongo perciò che anche la nostra Chiesa di Costantinopoli fosse edificata in quell’epoca. Si trova menzionata la prima volta nei libri dei morti fatto il dì 4 Novembre 1649…”.

 La Chiesa di Costantinopoli, forse eremo basiliano e poi antoniano, era un antico Hospitale del paese (1660) e fu ricostruito nel 1742 ad opera della famiglia Salimena. Nel 1850 era la sede dell’omonima congregazione laicale …

Ma andando oltre queste notizie, anche perché già presentate in altra sede (3), è da rilevare un aspetto che non era stato messo alla luce, malgrado si fosse accennato, come detto, che il culto della Vergine di Costantinopoli fosse legato a quello della città di Rende…Un’ulteriore prova di questa tesi, a mio avviso, è il fatto che la stessa statua di Spezzano Albanese è quasi identica, sia pur in dimensioni più grandi, alla statua omonima di Rende, la quale porta, si un nome bizantino ed orientale, ma occorre premettere che le caratteristiche fisiche trovano un particolare riscontro con l’artigianato della scuola artistica napoletana.

Una differenza sostanziale è il Bambinello, che è diverso da quello sorretto dal nostro simulacro, forse è più somigliante a quello della statua processionale della Madonna delle Grazie (1789), anch’essa di scuola napoletana.

Dunque, in seguito a questi discorsi, il lettore si chiederà se considerare la Vergine di Costantinopoli, orientale e bizantina oppure di matrice occidentale.

Il discorso è chiaro: la Vergine col titolo di Costantinopoli, in quanto proveniente da Bisanzio è orientale e bizantina, ma in seguito alla larga diffusione che ha coinvolto molte nazioni dell’Europa, il culto,  spesso a causa di fattori culturali, artistici, folcloristici è stato influenzato dal susseguirsi degli eventi storici facendo subire delle variazioni alle origini di diversa estrazione.

La Vergine di Costantinopoli generalmente era raffigurata nelle sacre icone….Col tempo fulcro dell’attività artistica divenne Costantinopoli alla cui scuola sono attribuibili la maggior parte  delle prime creazioni artistiche cristiane.

L’Italia, finchè fece parte dello stato bizantino, conobbe importanti realizzazioni artistiche in varie città… La tradizione costantinopolitana conobbe tre periodi di grande splendore, di cui menzioniamo solo il primo. Questa età conobbe il suo grande splendore sotto Giustiniano (527-65), quando fu costruito il più grande monumento dell’architettura bizantina, la Chiesa di S. Sofia a Costantinopoli…

Caratterizzano l’arte di quest’epoca  figure monumentali e rigide, movimenti limitati, gloria divina illuminante la scena. I santi, pur rappresentati nelle loro caratteristiche individuali sono parte del mondo eterno ed immutabile; manca una forma fissa di rappresentazione del Logos incarnato (4).

Varie tipologie ritraggono la Vergine in atteggiamenti diversi – la Madonna che indica il Bambino che tiene in braccio; la Madonna che allatta il Bambino; la Madonna in prospetto con le braccia alzate; la Madonna col Bambino in atteggiamento affettuoso – a cui rispondono epiteti specifici; per i tipi ricordati: “Odigitria”, “Galaktotrophousa”, “Orante”, “Glikophilousa”. Ma il numero degli epiteti è amplissimo e supera il numero dei tipi.

Il mondo occidentale rimase estraneo a tale liturgia poetico-teologica delle icone, ma altri connotati vengono accettati e incrementati nel processo di ambientazione in Occidente.

La prima cosa da sottolineare è la seguente: l’origine orientale e costantinopolitana in particolare delle icone costituì un dato imprescindibile della loro autenticità: e così si ritiene che tutte le icone o quasi provengano da zone orientali e numerose Madonne sono per la tradizione di « Costantinopoli ».

Questo appellativo ha, tuttavia, un fondamento storico nel fatto che in seguito al saccheggio di Costantinopoli operato dai crociati nel 1204, si registrò in Occidente un vasto afflusso di reliquie e icone di cui le prime si suddivisero in una miriade di frammenti, le seconde si moltiplicarono in numerose repliche che conservano tutte le prerogative e i poteri miracolosi degli originali (5).

La chiesa di Costantinopoli in territorio di S. Lorenzo, i Marchesi della Valle feudatari di Rende come di S. Lorenzo del Vallo: questi riscontri ci suggeriscono che al di là dell’origine orientale del culto di S. Maria di Costantinopoli, la sua venerazione in Spezzano è dovuta a questa coincidenza, cioè ai della Valle, feudatari e padroni del territorio e devoti al culto di S. Maria di Costantinopoli.

E’ l’età in cui emerge nel meridione il potere della famiglia Alarçon Mendoza (1532) (6).

Giulio Cesare De Rosis

Note bibliografiche

  1. GIULIO CESARE DE ROSIS, “L’iconografia orientale – La Vergine di Costantinopoli  in Mater Ecclesiae Anno I n. 1 Set. 2003.
  2. GIUSEPPE ACQUAFREDDA,  “La Chiesa e il culto di S. Maria di Costantinopoli” in Uri (“Il tizzone”) Anno V n.3 nuova serie, Maggio – Giugno 2001.
  3. GIUSEPPE ACQUAFREDDA, “La Chiesa e …” op. cit.
  4. DANIELA MOCCIA, “Iconografia neo-bizantina nell’Eparchia di Lungro Edizioni Il Coscile – Castrovillari 2000.
  5. GIULIO CESARE DE ROSIS, “ L’iconografia orientale – La Vergine..” op.cit. – Cfr . MARIA PIA DI DARIO GUIDA, “ Icone di Calabria e altre icone meridionali Rubbettino editore - Soveria Mannelli (CZ) 1992.
  6. cfr. GIUSEPPE AQUAFREDDA , “ La Chiesa e il culto di S. Maria di Costantinopoli ” in Uri (Il tizzone) Anno V n.4 nuova serie, Luglio – Agosto 2001 pag. 3.

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