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CHIMENTI PITTORE DI UTOPIE

L’artista quotato a livello internazionale espone a Bologna

E’ in corso, (8/28 maggio 2004), la mostra “Labirinti Onirici” di Pino Chimenti presso la galleria “L’Ariete” di Bologna.

Il pittore di origine spezzanese, presente sin dagli anni ’70 sulla scena artistica nazionale, recentemente invitato alla XIV Quadriennale, Anteprima (Napoli, Palazzo Reale), è artista raffinato, apprezzato da pubblico e critica per la sottile ironia e l’atmosfera fiabesca delle sue opere.

La personale dell’artista, strutturata secondo un percorso cronologico che tiene presente la sua evoluzione pittorica, è presentata dal critico Janus. Per l’occasione è stato pubblicato un catalogo monografico edito dalla galleria “L’Ariete” con testi di Balmas, Cortenova, Dorfles, Gallo, Gualdoni, Janus, Trini.

Le venti opere presentate in galleria, ripercorrono, come sopra accennato, quello che l’artista stesso definisce le «testimonianze mitopoietiche del mio essere nel mondo», che vanno dai “Cartigli ermetici” ai “Simbionti immaginifici” (cicli pittorici recentemente  percorsi dall’artista). Le figurazioni emblematiche delle sue opere, collocate in uno spazio-tempo virtuale, si animano dinnanzi agli occhi di chi le guarda, di infinite possibilità tematiche: Pino Chimenti indaga sulle ombre dei ricordi protesi sul presente sovrapponendo contenuti espressi attraverso immagini metamorfiche, specchi dell’anima malata dell’uomo moderno, incapace di comunicare.

Tali immagini affascinanti, evolutesi recentemente verso un linguaggio espressivo fortemente astratto/simbolico, sono state esposte in questi anni con successo in Italia e all’estero (Istituto Italiano di Cultura, il Cairo; Museo Nazionale di Belle arti, La Valletta, Malta; Wite Box Gallery e Gallery@49, New York).

Per meglio definire la figura e l’opera dell’artista, è opportuno riportare, a conclusione, l’assunto col quale Janus presenta Chimenti in catalogo: «Pino Chimenti è un creatore di utopie. E’ un nostalgico dell’ebbrezza delirante del sogno, è il cartografo d’un mondo che ha attraversato una serie di scosse telluriche, è il geografo d’una terra capovolta e lacerata, è l’evocatore di antichi giganti che erano stati imprigionati nelle grotte dell’Orco ed ora percorrono la terra come i Cavalieri dell’Apocalisse, ha l’animo dell’arciere Zen che mira ad un bersaglio invisibile e del Dossografo che cerca di ricuperare i frammenti della sapienza.

Appartiene alla nobile dinastia di artisti e letterati che non si accontentano più del mondo che conoscono  ed hanno bisogno di inventare una nuova società o una nuova dimensione, un mondo ancora più reale, oppure più irreale,, con altre regole, con leggi del tutto particolari, con altri sogni, proiettato verso il futuro o verso un’idea di felicità e di perfezione nata nella loro mente, direi di più, in una visione morale o filosofica e naturalmente anche estetica del divenire».

Riccardo Fera

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