NOSTALGIA DEL FUTURO
NELL’ARTE DI CHIMENTI
Si sta svolgendo in questi giorni la
personale di Chimenti a Genova presso la Studio B2. L’artista presenta una
raccolta di lavori recenti che testimoniano la sua attuale poetica. La
mostra, intitolata “Nostalgia del futuro”, rientra nell’ambito della
manifestazione culturale “Genova capitale europea della cultura” e si
protrae fino al prossimo 30 novembre. Essa è stata realizzata in
collaborazione con Pro Arte e.V. Munchen e gode del patrocinio della
provincia e del capoluogo liguri. La presentazione è affidata a un testo
di Valerio Dehò, catalogo “edizioni Scirocco”, Palermo.

Pino Chimenti, nella sua carriera
artistica, annovera numerose mostre personali e collettive in Italia e
all’estero. Recentemente è stato invitato alla XIV Quadriennale, Anteprima
(Napoli, Palazzo Reale). Tra le personali di rilievo da ricordare oltre a
quella di New York (Gallery@49), quelle della Galleria D’Ars e Ammiraglio
Acton di Milano e quella della Galleria l’Ariete di Bologna. Il suo
percorso artistico negli ultimi vent’anni ha attraversato varie fasi
pittoriche, fra cui i cicli delle “Fabule mitopoietiche”, delle
“Entelechie immaginifiche” e dei “Cartigli ermetici”. Fra i critici più
attenti al suo lavoro, P. Baldoni, G. Cortenova, V. Dehò, E. Di Martino,
G. Dorfles, F. Gallo, F. Gualdoni, Janus, E. Santese, T. Trini, L.
Vergine.

L’attuale poetica dell’artista originario
di Spezzano Albanese, che traspare da questa personale, sottolinea ancora
una volta quello che la maggior parte della critica, ognuno a suo modo, ha
sempre ribadito. Cioè l’originalità di un artista lontano da facili
contaminazioni espressive e un affrancamento da condizionamenti espliciti
e striscianti. Tale peculiarità, infatti, è stata ribadita ancora una
volta da Dehò nella presentazione dell’artista in catalogo quando scrive:
«Questa è probabilmente la caratteristica del suo lavoro, che lo colloca
in una posizione abbastanza insolita nel panorama artistico italiano».
Il punto
nevralgico di questa originalità si può intravedere non solo nella sua
tecnica sofisticata ed inimitabile, ma soprattutto nella sua capacità di
focalizzare le seduzioni ammalianti della scena odierna dovute
all’artificio che è diventato ormai protesi culturale. Tale aspetto
negativo per l’uomo viene espresso dall’artista in chiave simbolica e
mitica. L’organizzazione della sintassi iconografica, apparentemente
legata alla poetica del frammento, rivela, invece, inaspettate trappole
oniriche e microcosmi ermetici in cui la comunicazione riprende la sua
giusta direzione: comunicare per educare.
Raffaele Fera