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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 

UNA SETTIMANA PER RACCONTARE L’ARBERIA

Grande successo del recital musicale e teatrale "De Rada e Milosao"

Se il successo era pressoché scontato, viste le affermazioni di Chieri e Grottaferrata,  non altrettanto scontato era il plauso generale che la performance di Pino Cacozza e del  gruppo artistico “Zjarri i ri” ha riscosso sabato 31 gennaio a Spezzano Albanese, ove si sono concluse le manifestazioni della settimana dedicata all’Arberia di fronte ad un numeroso pubblico che ha visto anche la partecipazione di gran parte dell’intellighenzia arbëreshë della provincia oltre che dello stesso Damiano Gagliardi e del presidente della Lidma (Lega italiana della minoranza albanese), Giuseppe Carlo Siciliano, che, dell’intera settimana di manifestazioni patrocinate dagli assessorati regionale, provinciale e della città capoluogo, sono stati i principali protagonisti.

Pino Kakoca

Nell’arco di un’ora e mezza la vicenda umana e culturale di Girolamo De Rada, il vate arbëreshë per eccellenza, ha trovato nella verve di Cacozza, una perfetta simbiosi fra passato e presente. Zef, un artista naturale che ha innato nel suo sangue arbëreshë il senso della drammaticità di una diaspora senza tempo, si è calato con estrema naturalezza nel personaggio come un novello Eduardo De Filippo che viveva la sua napoletanità con lo spirito giusto del poeta consapevole di interpretare sentimenti e passioni universali.

A fare da cornice un gruppo di 6 danzatori di cui quattro fanciulle, che al suono di appropriate melodie etniche e di canti interpretati con estremo patos, creavano una evanescente atmosfera omerica di novelle Naiadi che si libravano nell’aria come aggraziate libellule ornate di llambadhor, che contribuiva a conferire alle loro bellezze mediterranee, quel quid in più capace di trasformare semplici danzatrici in ambasciatrici di cultura.

Il recital su “Girolamo De Rada e il Milosao”, realizzato su soggetto e sceneggiatura della stesso Cacozza, si è avvalso di una schiera di altri collaboratori e di un qualificato comitato tecnico-scientifico che hanno collaborato alla riuscita dell’opera. Fondamentale la direzione artistica riservata a Lello Pagliaro e quella organizzativa generale svolta dall’editore Gianni Macrì. L’opera teatrale è stata concepita come un omaggio a Girolamo De Rada in occasione delle celebrazioni del centenario della morte del poeta vate, da tutti considerato il Dante degli letteratura arbëreshë e albanese.

Pino Cacozza che veste i panni di un De Rada ormai al crepuscolo della sua vita terrena, avvolto nel tabarro tipico delle genti del sud, narra la sua vita reale intimamente intrecciata con quella immaginaria del suo giovane Milosao. Come lo stesso Cacozza specifica nel dépliant illustrativo, «Il poeta stesso racconta la sua esistenza con la recitazione di passi tratti dalla sua autobiografia e ad ogni momento viene raffigurato da suggestive immagini artistiche. Si concretizza in parallelo la storia del Principe di Scutari e della giovane figlia di Cologrea con la declamazione e la recitazione di brani tratti dal capolavoro deradiano. La storia del Principe e della giovane contadina Rina, il loro idillio, le loro conversazioni e spiate furtive, i loro appuntamenti segreti, le loro prime esperienze amorose, le inquietudini del loro mondo, costruiti ed amalgamati attorno ad una vivacità popolare fata di canti, di ridde, e di giochi, comunicano forti emozioni, catturano lo spettatore e lo tuffano e rituffano nello spazio e nel tempo. L’emozionante finale proietta i due protagonisti De Rada e Milosao nel mondo d’oggi e nel futuro come nuovi miti di una cultura minoritaria che continua la sua lotta per la sopravvivenza al di là della morte e dell’oblio».

Il recital su “Girolamo De Rada e il Milosao”, è stato preceduto da una performance del gruppo “Qerimi” di Tirana. I quattro componenti, due violini, un clarinetto ed un tastierista, hanno letteralmente strappato gli applausi a scena aperta, specialmente fra il pubblico dei recenti immigrati dalla patria delle aquile, numerosi a Spezzano, che hanno rivissuto con trasporto le musiche tipiche della terra natia, forzatamente abbandonata come già si era verificato cinque secoli prima per gli albanesi rimasti orfani del loro eroe nazionale.

In apertura un convegno dibattito sul tema  “La comunità arbëreshe, la Calabria nella politica di collaborazioni, le autonomie locali del nuovo sistema amministrativo albanese e le politiche del Mediterraneo”. Dagli interventi dei partecipanti, i sindaci Marcello Corsino e Franco Lata, l’assessore Luigi Ladaga, Giuseppe Carlo Siciliano, presidente “Lidma” (Lega italiana della minoranza albanese), l' on. Damiano Guagliardi e il neo console onorario d’Albania, On.le Mario Brunetti, è emersa la necessità che il “Gruppo di coordinamento provinciale delle comunità etnico linguistiche della provincia”, si presenti all’appuntamento del 5 febbraio prossimo con i rappresentanti regionali a Catanzaro, con una proposta unitaria e credibile per gestire le risorse messe a disposizione dalla legge di tutela.

On. Damiano Guagliardi

Dagli interventi è emersa l’importanza che la diversità arbëreshë riversa nel territorio, un vero e proprio “valore aggiunto “ che bisogna saper sfruttare anche in campo strettamente economico e commerciale, oltre che culturale, per favorire il decollo dei paesi albanesi della provincia e della Calabria.

On. Mario Brunetti

Il progetto è possibile, considerato anche che nella provincia di Cosenza si annoverano ben 23 comunità arbëreshë pari al 14% del totale, comprendenti il 10% della superficie totale. Il Console Brunetti non ha mancato comunque di bacchettare quegli amministratori che con la loro assenza hanno dimostrato di non credere nelle potenzialità della legge 488 e nella necessità di doverci riappropriare della nostra identità socio culturale.

Raffaele Fera

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