ACCADDE A SPEZZANO E DINTORNI NEL GIUGNO DEL …
01/06/1895 Nasce a San Giorgio Albanese Biagio
Gabriele. Studente del Collegio di S. Adriano, abbracciò gli ideali
anarchici. Emigrato negli Usa nel 1922, venne espulso per attività
sovversiva. Con le stesse motivazioni venne espulso dalla Spagna nel 1934.
Dalla Francia, nel 1936 rientra clandestino in Italia arruolandosi prima
nel “Battaglione Garibaldi” e quindi nella “13° Brigata Nobile” . Ferito
nel corso di un’azione di guerriglia, accorse nuovamente in Spagna tra le
fila delle Brigate internazionali per combattere il franchismo.
02/06/1909 Nasce a Spezzano Albanese,
Vincenzo Grisolia, Professore, filosofo idealista. . Manifestò amore
per la filosofia fin da ragazzo. Conseguito il diploma magistrale a
Catanzaro, si iscrive alla facoltà di Magistero presso l’ateneo di
Messina, laureandosi in Pedagogia nel 1931 con una tesi su
“L’intuizione del Divino in Gioberti”. Oltre la tesi di laurea,
scrisse e pubblicò diverse altre opere di carattere filosofico. Docente a
Castrovillari, Potenza, Vibo Valentia, muore nel 1973.
03/06/1901 Nasce a San Benedetto dei Marsi
(L’Aquila) il prete orionino don Benedetto Gismondi. Sarà parroco
della parrocchia del Carmine dal 1962 alla morte avvenuta il 16 novembre
1972. Volle essere sepolto nel cimitero di Spezzano.
04/06/1995 Muore a Cervicati, Fioravante Veltri,
noto come Fiore. Conseguito il diploma magistrale presso il seminario
vescovile di Cosenza, fu insegnante elementare. Abbandonata la carriera
ecclesiastica, contrasse matrimonio e fu sindaco del suo paese. Sensibile
umanista e appassionato di letteratura, pedagogia e tradizioni folcloriche,
adattò al campo scolastico diverse opere teatrali. Autore di pregevoli
studi letterari e della raccolta di usi e costumi “Noi gente di
Cervicati”. Notevole anche la sua attività di pubblicista come
corrispondente di molti quotidiani a tiratura nazionale. Era nato a
Cervicali l’11 marzo del 1915.
05/06/1135
Ruggero II d’Altavilla
sbarca col suo esercito a Salerno deciso
a riconquistare la “Terra di lavoro”. La sorpresa per i suoi tanti nemici
che lo avevano ritenuto morto di dolore, è grande, visto che era sparito
dalla circolazione dal 6 febbraio dell’anno precedente, quando aveva
pianto la morte dell’amata moglie Elvira di Castiglia, affetta da un male
incurabile.
06/06/1861 Camillo Benso, Conte di Cavour,
(Il Tessitore) moriva improvvisamente, probabilmente avvelenato su ordine
di Napoleone III. L’autrice, rimasta sconosciuta (compensata con 500 mila
lire), si servì di un estratto di cicuta polverizzata con il quale imbeve
la tazza di caffè che Cavour era solito prendere in casa dell’amante
Bianca Rozzani “bellissima valchiria prussiana”. Il veleno che
agisce lentamente, iniziò a produrre i suoi effetti a partire dalla sera
del 29 maggio 1861. Ma i suoi sintomi caratterizzati da febbre
intermittente, non destarono eccessivo allarme venendo scambiati per
febbre tifoidea, malattia di cui il Cavour soffriva cronicamente da almeno
un quindicennio, contratta nelle risaie di Leri e trasmessa da un
parassita identificato poi nel 1880. Il male la mattina del 31 maggio
pareva superato, ma verso mezzogiorno riprende vigore. La febbre raggiunge
il delirio e il malato si aggrava irreversibilmente. Era nato il 10 agosto
del 1810 a Torino.
07/06/1544 Dal
castello di Corigliano, viene emessa in favore del Principe di Bisignano
Pietro Antonio Sanseverino,
dietro disposizione del re di Spagna Carlo V, la sentenza sulla reintegra
del feudo di Terranova. Il Principe per proteggere l’abitato, affida al
castellano Valerio Ferraro, una guarnigione di 15 soldati, stipendiati
dalla locale università.
08/06/1873 Muore
a Gaeta, Gennaro Gramsci, il
nonno di Antonio Gramsci. Figlio
primogenito di don Nicola, era nato a Plataci nel 1812. Era stato
Ufficiale della gendarmeria borbonica inquadrato dopo l’unità d’Italia nei
Reali Carabinieri a piedi. Era stato insignito con la croce dell’Ordine di
S. Giorgio per essersi distinto contro i rivoltosi calabresi nei moti del
27 giugno 1848 a Campotenese e nella successiva conquista di Messina. A
Gaeta, dove prestava servizio, nel 1850 conosce e sposa Donna Teresa
Gonzales, figlia di un insigne avvocato napoletano. Ebbe quattro maschi e
una femmina. L’ultimo figlio, Francesco, nato nel marzo del 1860, fu il
padre di Antonio Gramsci.
09/06/1912 Nasce a Plataci, Monsignor
Giovanni Stamati, secondo eparca di Lungro dopo la morte di Monsignor
Giovanni Mele avvenuta il 10 febbraio del 1979. Uomo di vastissima
cultura, si impegnò per il ripristino del rito greco bizantino all’interno
delle comunità cristiane sia in Albania che in Kossovo. Resterà in carica
fino alla morte avvenuta il 27 maggio del 1987.
10/06/1190 Muore
Federico Barbarossa. Si trovava
in Cilicia nel corso della terza Crociata quando annega
nell’attraversamento del fiume Salef. L’acqua gli arrivava appena
all’anca, ma probabilmente fu vittima di un attacco cardiaco. L’esercito
di cento mila uomini che si recava a combattere in Terra Santa, rimasto
senza validi condottieri, si disperse in poche ore con una massiccia
diserzione. Gli succede il figlio Enrico VI, nato nel 1165 a Nimega.
11/06/1380
Margherita Sangineto, a mezzo del
suo procuratore, il vescovo di Strongoli, ottiene quietanza dalla vedova
del fratello Giovanni, Sveva Orsini, della restituzione dei feudi che
questi, privo di eredi maschi aveva dovuto riconsegnare al Regio Fisco.
Margherita Sangineto, IV contessa di Altomonte, erede in quanto figlia di
Filippo II Sangineto, conte di Altomonte e Corigliano, ottenuta la
necessaria dispensa papale il 6 luglio del 1374, il 2 dicembre aveva
sposato a Tarsia, Venceslao Sanseverino, 3° conte di Tricarico e
Chiaromonte, 1° duca di Venosa e Amalfi.
12/06/1918 Nasce a Frascineto il papas Domenico
Bellizzi noto con lo pseudonimo Vorea Ujko. Fu prima allievo del
seminario di Grottaferrata e quindi del collegio di S. Attanasio in Roma,
ove venne ordinato sacerdote di rito greco ortodosso. Acclamato prosatore
e poeta, fu parroco di Firmo per circa 46 anni. Morì il 24/01/1989 in
seguito ad un incidente stradale.
13/06/1507 Il
terzo Principe di Bisignano, Bernardino Sanseverino,
con l’intento di ingraziarsi Il re di Spagna Ferdinando II il Cattolico, (III
come re di Napoli e II come re di Sicilia), insediatosi sul trono di
Napoli il 31 dicembre del 1503, partecipa al matrimonio di Vittoria
Colonna con Ferrante Francesco D’Avalos, Marchese di Pescara.
14/06/1688 L’economo don Giuseppe Magnocavallo
officia i funerali dell’ex arciprete don Vincenzo Magnocavallo, primo
parroco di rito latino a Spezzano dopo il cambio avvenuto il 4 marzo del
1668. Stranamente, nei 13 anni in cui Vincenzo Magnocavallo visse
allontanato dall’incarico di Arciprete (1675/1688), non si registrano a
Spezzano celebrazioni nell’antico rito greco, cosa che accadrà subito dopo
la sua scomparsa e per molti anni di seguito fino al 27 gennaio 1741.
15/06/1915 Dopo 23 giorni dall’entrata in guerra
muore il primo soldato spezzanese. Era Mollo Vincenzo del 15°
Cavalleggeri, morto per annegamento e sepolto ad Oslavia.
16/06/1844 I fratelli Bandiera, di
nazionalità veneziana: Attilio (alfiere di vascello, nato nel 1810) ed
Emilio (alfiere di fregata, nato nel 1819), figli dell’ammiraglio
Francesco e di Anna Marsich, sbarcano alla foce del Neto con 19 compagni.
Tradititi già prima della partenza da Domenico De Nobili, vengono
catturati a San Giovanni in Fiore il 20 giugno per l’ulteriore tradimento,
dopo lo sbarco, da parte del loro stesso compagno Pietro Boccheciampe.
Dopo un sommario processo nel quale furono inutilmente difesi d’ufficio
dal principe del foro di Cosenza, avvocato Cesare Marini di San
Demetrio Corone, il 25 luglio vengono fucilati nel Vallone di Rovito con
altri 7 compagni. Il traditore Boccheciampe, venne condannato a cinque
anni di carcere. Graziato nel 1847, passò il resto dei suoi anni ramingo
fra Grecia, Albania, Francia. Morì probabilmente a Corfù dopo il 1886. Era
nato ad Oletta, in Corsica nel 1814.
17/06/1848 Il Comitato rivoluzionario di Cosenza,
accoglie con frenetiche acclamazioni l’arrivo in città del generale
Ignazio Ribotti e lo nomina comandante in capo di tutto l’esercito
calabro siculo. Immediata la partenza per Campotenese, ove giunsero anche
i rivoltosi provenienti da Serra Pedace, Trenta, Castrovillari, Spezzano
Albanese, Mormanno, San Basile, Altomonte, Lungro, Firmo, Maierà, Rossano,
San Demetrio Corone, Macchia Albanese, San Sofia d’Epiro, Scalea, Aieta,
Santa Domenica Talao.
18/06/1915 Viene istituito a Spezzano il Comitato
di Assistenza Civile a favore dei soldati che partivano per il fronte. Con
legge 1142 del 25/07/1915 venne eretto a Ente Morale. Vi aderì tutta
l’intellighenzia progressista del paese, fra cui lo stesso avv.
Giovanni Rinaldi, l’arciprete don Ferdinando Guaglianone,
l’ufficiale sanitario dott. Agostino Ribecco. Era presieduto
dall’avv. Ferdinando Cassiani. Intensissima la sua attività. Le
sovvenzioni piovvero da ogni parte, fra cui quelle dell’On.le Salandra, e
di S. M. la Regina Elena. Fu attivo per quattro anni.
19/06/1848 Il patriota Vincenzo Morelli,
visita Spezzano Albanese.
20/06/1848 Il comandante in capo dell’esercito
calabro-siculo, Generale Ignazio Ribotti, stabilisce a Spezzano
Albanese la sede dello Stato Maggiore. Egli viene ospitato in casa di don
Ferdinando Marini.
21/06/1862 Nasce a Spezzano Pasquale
Dorsa. Consigliere comunale nel 1890 e riconfermato nel 92, con
l’incarico in giunta del Contenzioso e della Pubblica Istruzione. Il 3
settembre 1921 sposò a Napoli Assunta Rispoli. Laureato in giurisprudenza
a Napoli, ricoprì numerose e importanti cariche di enti di beneficenza e
istituzionali. Fu l’ultimo Presidente del Consiglio di Disciplina
dell’Ordine dei Procuratori, Grand’Ufficiale della Corona d’Italia e
Cavaliere dell’Ordine Mauriziano, oltre che socio dell’Accademia Cosentina.
22/06/1837 Il comitato rivoluzionario che nel
cosentino faceva capo a Pasquale Rossi, nel tentativo di preparare un moto
insurrezionale, si rivolge anche a Girolamo De Rada che, suo
malgrado, si trovava a capo dei rivoltosi di Castrovillari, Spezzano, Acri
e Longobucco. Non se ne fece, comunque, niente, anche perché nel
frattempo, per la concomitante epidemia di colera, molti cittadini
rivoltosi, ci lasciarono la pelle.
23/06/1926 Decade a S. Lorenzo l’ultima
amministrazione retta dal Sindaco Pasquale Marchianò. Viene
sostituito, in via straordinaria, dal Commissario Prefettizio, Gaetano
Vaccaro che, assunto il titolo di Podestà il 16 luglio, resterà in carica
fino al 16 ottobre 1927.
24/06/1866 La rivalità fra i generali Cialdini e
La Marmora, determina la sconfitta di Custoza, mentre l’incapacità
dell’ammiraglio Persano il 20 luglio, provoca la disfatta di Lissa. Alla
battaglia di Custoza partecipò anche il sergente spezzanese Salvatore
Luci che restò mutilato. Più tardi suo figlio, bersagliere Carlo Maria
Luci, morirà a Bir Tobras, durante la guerra di Libia.
25/06/1860 I rivoltosi del 1848, Gennaro Placco
di Civita, Orazio Rinaldi e Giuseppe Marchianò di Spezzano e
Guglielmo Tocci di San Cosmo Albanese, futuro deputato al parlamento
nazionale, ottengono la grazia. Nell’euforia della scarcerazione avvenuta
tre giorni dopo che vide liberi molti altri amnistiati, succede una
sommossa subito repressa nel sangue dal capitano Potenza. Giuseppe
Marchianò, colpito ai polmoni e all’inguine, viene salvato da un anonimo
passante. Trasportato all’ospedale dei Pellegrini, il chirurgo Cesare
Oliverio lo rimette in sesto. Morirà il 7 aprile 1902 a Napoli.
27/06/1458 Muore
il Re di Napoli e di Sicilia, Alfonso V d’Aragona
(il Magnanimo). Sul trono di Napoli gli succede il figlio naturale
Ferdinando I (Ferrante) nato nel 1431, nonostante la forte opposizione di
Giovanni d’Angiò, figlio di Renato. La Sicilia andò, invece, al figlio
Giovanni II, Re di Catalogna-Aragona, I di Navarra. Antonio Centelles,
Marchese di Crotone, conte di Catanzaro, principe di Santa Severina,
Signore di Rosarno, (all’epoca tutti feudi confiscati), scende in Calabria
e dirige, dopo quella del 1445, un’altra “congiura dei Baroni” contro il
nuovo Re.
28/06/1857 Carlo Pisacane sbarca a Sapri
con 300 detenuti liberati dalle carceri di Ponza.
Scambiati per briganti vengono massacrati dai gendarmi del colonnello
Giuseppe Ghio. Pisacane preferì suicidarsi, mentre Giovanni Nicotera di
Sambiase, catturato e condannato a morte, fu graziato e richiuso nelle
carceri di Favignana fino alla caduta dei Borboni.
29/06/1897 Muore Anna Nociti, la moglie – cugina
di Giuseppe Angelo Nociti. Il matrimonio fra i due era stato
celebrato il 26 febbraio del 1853. Giuseppangelo nato a Napoli il
22/05/1832, fu dotto latinista e albanologo, studioso di filologia,
letteratura, astronomia. Di idee monarchiche e di fede cattolica, nel 1860
fece parte della Guardia Nazionale garibaldina, ma non seguì l’eroe nella
sua impresa. Datosi all’insegnamento per vivere, ebbe rapporti epistolari
con Girolamo De Rada. Uomo di profonda e varia cultura, ma di carattere
scontroso, fu anche sindaco di Spezzano. Finì i suoi giorni povero e solo
nella sua casa di Via Costantinopoli ove venne rinvenuto cadavere la
mattina del 25 ottobre 1899 con il Canzoniere del Petrarca aperto sul
tavolo.
30/06/1848 Un gruppo di ardimentosi composto da
Vincenzo Mauro (fratello di Raffaele e del più famoso Domenico), dal
sacerdote Demetrio Chiodi, dal sarto Nicola Pisarro (tutti e
tre di San Demetrio), da Francesco Saverio Tocci di San Cosmo
Albanese, dall’insegnante Nicola Tarsia di Firmo (o di Spezzano
Albanese) e da un benestante, Giuseppe Caruso (dei Casali di
Cosenza), si reca a Rotonda meditando di uccidere il generale Lanza
ritenuto colpevole dell’aggravarsi della situazione che stava portando al
fallimento dell’azione rivoluzionaria. Rifugiatisi in un casolare e
traditi dai contadini del luogo, caddero nelle mani dei regi che li
obbligarono a gridare “Viva il Re Ferdinando Borbone”. Catturato l’intero
gruppo dopo una cruenta battaglia, Mauro, Chiodi e Tocci, morirono al
grido di “Viva la libertà, viva l’Italia”. Essi furono
trucidati a colpi di baionetta e i loro corpi barbaramente mutilati.
Ancora morenti, furono legati per i piedi e a testa in giù trascinati per
le vie di Rotonda, quindi furono finiti a colpi di schioppo. Tarsia,
Caruso e Pisarro che, alfine si piegarono a inneggiare al Re, scontarono
con 11 anni di carcere il loro gesto audace.
Raffaele Fera