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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 

ACCADDE A SPEZZANO E DINTORNI  NEL LUGLIO DEL …

 

01/07/1820   Ad opera dei due sottotenenti Michele Morelli  ( Monteleone, 1790 – Napoli, 1822) e Giuseppe Silvati (Napoli, 1791 – ivi, 1822) e del sacerdote Don Menichini, scoppiano i primi moti carbonari nel napoletano (Nola). Il generale Guglielmo Pepe (Squillace, 1783 – Torino, 1855), inviato per sedare la rivolta, fece causa comune con i rivoltosi, marciando alla loro testa verso Napoli.

02/07/1806   Il Re Giuseppe Bonaparte sopprime gli Enti ecclesiastici. I beni furono incamerati dall’Erario. Con un espediente giuridico il Decurionato spezzanese fece comparire i beni della chiesa come proprietà comunale. Tale ibrida situazione giuridica fu poi sanata alla fine dell’Ottocento con un pacifico accordo che assegnava la proprietà ecclesiastica al Comune e l’usufrutto alla Chiesa. Nel decreto reale incappò anche il Ritiro del Carmine che vide segnata così la sua fine.

03/07/1606   Nasce a Spezzano Albanese Francesco Brunetto da Salvatore e Caterina Cuccia. Sposerà Francesca Belluscio e sarà il padre di Marco Antonio Brunetto, arciprete latino di Spezzano dal 1667 al 1680. Morirà il 14 novembre 1660.

04/07/1487   Girolamo Sanseverino, 2° Principe di Bisignano e Carlo conte di Mileto, assieme agli altri baroni superstiti che erano stati fra i congiurati che volevano rovesciare Re Ferrante, si recano a Napoli per convincere il sovrano a cedere loro nuovamente il controllo dei rispettivi castelli. Ma giunti quivi vengono accusati di fellonia e  con l’inganno catturati e imprigionati nelle carceri di Castelnuovo.

05/07/1852   Per ingraziarsi la popolazione considerata ex roccaforte rivoluzionaria, Ferdinando II istituisce a Spezzano Albanese una sotto direzione postale. In realtà voleva solo controllarne meglio il flusso di idee e di movimenti di una etnia istintivamente ribelle. Il Decurionato deliberò la spesa annua di 80 ducati per spese di pigione e “diritti di banca e burò”.

06/07/1806   “Battaglia di S. Domenico”: una soldataglia di 160 filoborbonici, composta da elementi di Tarsia, S. Lorenzo, diversi briganti di Rota Greca e due rinnegati (Vincenzo Tarsia e Salvatore [o Domenico o Vincenzo] Guaglianone), si scontrano con gli spezzanesi capeggiati da Don Pietro Brunetti, Don Domenico De Rosis e Giovanni Andrea Candreva. Lo spezzanese Domenico Credidio (detto Michelicchio) colpisce a morte il portabandiera borbonico (Antonio Caputo di Tarsia; età 48 anni), mentre Saverio Brunetti Daffuso, con un colpo alla coscia, mette in fuga il nuovo portabandiera. La battaglia si conclude presto con tre morti fra cui uno dei due rinnegati spezzanesi (Salvatore - o Domenico o Vincenzo Guaglianone). A ringraziamento per lo scampato pericolo venne istituita la festa in onore della Madonna delle Grazie, successivamente spostata al 15 agosto. Tutto l’altipiano (epicentro la collina di S. Salvatore) fu teatro di violente battaglie fra reazionari borbonici comandati da capi briganti (Francatrippa, Falsetta, Pan di Grano, Genialitz, Re Coremme, Benincasa, Il Corbo, ecc.) e le truppe francesi al comando dei generali Massena (ospite per otto giorni in casa del capitano Angelo Mortati), Reyner e Verdier. Vittima la popolazione civile oggetto di soprusi da ambo le parti.

07/07/1647   Il capopolo Tommaso Aniello (Masaniello) analfabeta, garzone di un pescivendolo, accende la rivolta a Napoli contro l’odiosa gabella sulla frutta. (la sua venne chiamata “la rivolta dei fichi”). I rivoltosi invadono la reggia, forzano le carceri, distruggono gli uffici giudiziari. Masaniello guida la rivolta contro i soldati di Filippo IV (l’allora re di Spagna e di Napoli). Riordina l’amministrazione cittadina. Sfuggito il 10 luglio ad un attentato, viene riconosciuto dal viceré spagnolo “capitan generale del fedelissimo popolo napoletano”. Ma l’improvviso sbalzo di fortuna e la troppa inferiorità rispetto al grado raggiunto, gli sconvolsero la mente, sino a condurlo in un paio di giorni ad una pazzia furiosa. Gli stessi suoi amici lo uccisero il 16 luglio. La rivolta comunque si estese anche in Calabria. I fatti più notevoli avvennero a Cosenza, Rossano, Strongoli, Cassano, Corigliano e Oriolo.

08/07/1511   Il Conte di Chiaromonte Pietro Antonio Sanseverino, (futuro Principe di Bisignano alla morte del padre Bernardino nel 1517), sposa la contessa di Triveneto, Giovanna Requesens, figlia di Galcerando e di Donna Beatriz Manrique de Lara e sorella di Isabella, viceregina di Napoli. Da questo matrimonio il Principe non ebbe figli.

09/07/1378   Il Conte Giovanni Sangineto, figlio di Filippo II Sangineto e di Ilaria Sanseverino, conte di Altomonte e Corigliano, non avendo avuto eredi maschi dalla moglie Sveva Orsini,  secondo la costituzione “Ut de Successionibus” di Federico II, è costretto a restituire i propri feudi al Regio Fisco. Egli stesso risulta già morto nel giugno del 1380.

10/07/1822   Muore a San Sofia d’Epiro, per un colpo apoplettico, Angelo Masci. Nipote di Pasquale Baffi, fu Consigliere di Stato. Venne considerato dal Cuoco e dall’Orloff il più grande ellenista e l’uomo più erudito del tempo. Scrisse due fondamentali testi storico-giuridici: “Esame politico dei diritti e delle prerogative  dei Baroni del Regno di Napoli” pubblicato nel 1792 e il “Discorso sull’origine, costumi, e stato attuale della Nazione Albanese” pubblicato nel 1807 e tradotto anche in francese. Era nato a Santa Sofia da Noè e Vittoria Bugliari il 7 dicembre del 1758.

11/07/1749   Nasce a Santa Sofia (d’Epiro), da Giovanni Andrea e da Serafina Baffi, Pasquale Baffi, filologo e grecista insigne, pubblicò la traduzione di un testo greco di Filodemo, trovato fra le ceneri di Ercolano. Alunno per un breve periodo del collegio Corsini di San Benedetto Ullano, fu tra i protagonisti della Repubblica Partenopea, col compito di preparare la Costituzione della nuova Repubblica. Aderente alla Massoneria, fu bibliotecario dell’Accademia di Scienze e belle Lettere della Reale Biblioteca di Napoli. Fuggito  il 13 giugno del 1799 assieme al nipote e compaesano Angelo Masci, fu alfine arrestato e incarcerato assieme a Domenico Bellusci di Frascineto (futuro Presidente del Collegio) e quindi impiccato, (al secondo tentativo, essendosi sciolto il nodo scorsoio), in Piazza Mercato a Napoli l’11 novembre 1799.

12/07/1830   Nasce a San Benedetto Ullano, Agesilao Milano. Figlio di Benedetto di professione sarto e di Maddalena Russo. Studente dai 13 ai 18 anni nel Collegio di S. Adriano (ove strinse amicizia con gli spezzanesi Antonio Nociti e Gennaro Mortati, con Gennaro Placco di Civita, Vincenzo Mauro di San Demetrio, Francesco Saverio Tocci e Attanasio Dramis di San Giorgio, Nicola Tarsia di Firmo, Giovan Battista Falcone di Acri), quando partecipò ai moti del 48, venendo però assolto dall’accusa di cospirazione. Arruolatosi al posto del fratello Ambrogio nell’esercito borbonico (pare) col segreto intento di attentare alla vita del Ferdinando II, realizza il suo progetto il giorno dell’immacolata (08/12/1856) durate la tradizionale parata militare. Il Re fu salvato dalla corazza che portava sotto l’uniforme. Le ferite riportate ne causarono comunque la morte dopo due anni e mezzo. Il tentato regicidio fu perpetrato non contro la dignità reale, ma contro la persona di Re Ferdinando II, la cui monarchia era stata già definita dagli inglesi come “Negazione di Dio”.  Fu giustiziato il 13/12/1856 e il suo corpo sepolto nel cimitero di Poggioreale.

13/07/1451   Gli abitanti dell’Università di Terranova, con supplica inviata al Vescovo di Rossano, chiedono alla Santa Sede l’autorizzazione a completare la ricostruzione  della cappella della “Beata Maria Vergine di Spezzano” ad opera dei frati eremiti agostiniani. L’eremo, probabilmente costruito intorno al X secolo da anacoreti basiliani scacciati dalla Sicilia divenuta mussulmana, dopo vari secoli venne abitato dagli eremiti di S. Agostino il cui ordine aveva in Terranova il convento e la chiesa dell’Assunta. Gli stessi eremiti  (lo si desume dal tipo di tecnica usata e dalla posizione della statua stessa raffigurante la “Madonna Regina”), fecero anche costruire in loco la statua attualmente venerata come “Madonna delle Grazie”. Nuovamente abbandonato verso il 1535/’40 causa le incursioni saracene della costa, il sito verrà riscoperto, in stato di grande abbandono dagli esuli albanesi (i pastorelli della leggenda riportata dal Serra), che nel corso della quarta migrazione (1470/’79), si erano nel frattempo insediati nel “Canalone delle Grazie”. Il decreto emesso da Papa Niccolò V, certifica in maniera inequivocabile che il toponimo “Spezzano” era da molti anni preesistente alla venuta dei profughi che, quindi, lo ereditarono e lo fecero proprio.

14/07/1472   Il Re di Napoli Ferdinando I d’Aragona ordina ai vassalli dello Stato di Bisignano di prestare giuramento di fedeltà al 2° Principe di Bisignano, Girolamo (o Geronimo) Sanseverino, figlio primogenito di Luca morto qualche mese prima. Il “Relevio” pagato da Girolamo Sanseverino a Re Ferrante ammontava a 7015 ducati.

15/07/1516   Carlo V in due “privilegi”, riconosce a Berardino Sanseverino, 3° Principe di Bisignano, il suo dominio nello Stato di Bisignano e su tutti i feudi e castelli alienatigli in passato.

16/07/1860   Durante i festeggiamenti della Madonna del Carmine di Spezzano Albanese, nel piazzale antistante la chiesa, un gruppo di rivoltosi garibaldini di Lungro e Firmo, appoggiati da elementi locali, diede l’assalto alla caserma della gendarmeria borbonica allocata nell’ex ritiro del Carmine di fianco alla chiesa. L’intervento di Giuseppangelo Nociti (Spezzano Albanese, 22 maggio 1832 – ivi, 25 ottobre 1899), comandante della Guardia Nazionale, valse a riappacificare gli animi.

17/07/1085   Roberto il Guiscardo all’età di 70 anni, muore (forse) per febbre causata da un’epidemia di dissenteria o di tifo o di peste a Cefalonia (o a Corfù o a Butrinto). Sempre secondo quanto scritto da Walter Bruno, invece, sarebbe stato avvelenato dalla stessa Sikelgaita che avrebbe così vendicato l’uccisione del suo amante Francesco Vezza. La pozione preparata da lei stessa in quanto medico, sarebbe stata propinata a Roberto, già debilitato per la febbre tifoidea contratta a Corfù mentre era convalescente nella sua tenda da campo. A riprova, riporta le perplessità di numerosi cronisti del tempo (Frate Salimbene – il monaco Alberico – Riccardo di Cluny –  i cronisti Orderico Vitale, Guglielmo di Malmesbury, Ruggero de Oveden –  e Leon Robert Menager che sospetta chiaramente di Sikelgaita) che hanno messo in dubbio la morte naturale del condottiero normanno il cui volto era segnato dalle deformazioni e contratture tipiche da avvelenamento. Il suo corpo imbalsamato (il suo cuore fu tumulato ad Otranto) venne tumulato a Santa Trinità di Venosa, accanto alle tombe dei fratelli, con l’epitaffio: “Hic terror mundi Guiscardus”. La piena sovranità sulla Sicilia destinata al primogenito Ruggero Borsa, avuto dalla seconda moglie Sichelgaita, sorella di Gisulfo I, principe di Salerno, passa invece al fratello Ruggero I, capo riconosciuto degli Altavilla in Italia. Il terzogenito Roberto II, avuto da Sichelgaita, fu designato dal padre a succedergli come duca di Puglia. Per questo fu in contrasto col fratellastro Boemondo  di Taranto, figlio di Albelarda di Buonalbergo.

18/07/1590   L’Università di Terranova ottiene da Niccolò Bernardino Sanseverino, 5° Principe di Bisignano, l’esenzione dei pagamenti fiscali, in considerazione della grave situazione deficitaria del bilancio oppresso dai mutui a suo tempo contratti dall’Università per rimborsare al principe somme che il principe stesso aveva anticipato all’Università per imposizioni fiscali dovute allo stesso principe. Il passivo aveva raggiunto la somma di 70 mila ducati e ciò anche per effetto della riduzione della popolazione residente che aveva lasciato l’Università, non potendo resistere al peso eccessivo dell’imposizione fiscale. La grave situazione debitoria che era un problema generalizzato per tutti i comuni calabresi nella seconda metà del XVI secolo, offrì nuova linfa al brigantaggio, cosa questa che contribuiva a creare anche al di fuori dei suoi confini l’immagine di una terra selvaggia e desolata.

20/07/1860   Mentre viene liberata la Sicilia, si costituisce a Spezzano la Guardia Nazionale. 450 volontari inquadrati in un battaglione capeggiato da Vincenzo Luci. Il n° 50 della lista è Francesco  Fera (Spezzano Albanese, 1823 – ivi, 1872), che partecipò all’impresa dei Mille col grado di Capitano, comandante della I° compagnia assieme agli Ufficiali, Gennaro Cassiani (Spezzano Albanese, 1835 – ivi, 1908 – comandante della 2° compagnia), Emilio Chefalo (Spezzano Albanese, 1831 – ivi 1900 – 3° compagnia), Eugenio Greco (4° compagnia), Giulio Luciano Longo (5° compagnia). Altri componenti furono gli Ufficiali Peppino Cucci, Luca Marini, Francesco Mortati, Pasquale Cucci, e Giuseppe Angelo Nociti).

21/07/1866   L’unico a riportare qualche vittoria durante la terza guerra di indipendenza, fu Garibaldi con i suoi Cacciatori delle Alpi, che a Bezzecca salva l’onore dell’Italia. Nel suo Stato maggiore, come nella battaglia del Volturno, c’è ancora il Capitano spezzanese Antonio Nociti. Ed è proprio Nociti, alla testa dei suoi 70 prodi, ad entrare per primo nel forte di Bezzecca e a piantarvi il tricolore, dopo aver sbaragliato i Cacciatori del Tirolo. Per il valore dimostrato nell’impresa gli fu conferita da S. M. Vittorio Emanuele II, la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia, mentre da Garibaldi ebbe una foto con autografo. Nociti entrò quindi a far parte dell’esercito regolare prima come capitano del 22° reggimento fanteria e quindi come maggiore. Morì improvvisamente il 24 dicembre del 1879appena rientrato nella sua Spezzano, ove era nato nel 1830.

22/07/1568   La prodigalità e il lusso di cui si attorniava il principe Niccolò Bernardino, stavano portando allo sfaldamento progressivo dello Stato di Bisignano e al pauroso indebitamento della famiglia. A tale data, il genero (e agente) del duca di Urbino, sottolineava questo squallido momento scrivendo che «…Non è giorno che i creditori non rescindono i loro contratti… Questo farà che al fine di haverne il loro credito faranno vendere il Stato al lume di candela, ed guardi Dio questo fine, perché vedemo giornalmente che si vende per diece quello che vale cento…».

23/07/1431   Concilio di Basilea. Indetto da Eugenio IV, non risolse la questione della superiorità del Papa sul Concilio e sancì l’unione con le chiese d’Oriente. La prima fase di Basilea si chiuse il 7 maggio del 1437. la seconda fase di Ferrara va dal 18 settembre 1437 al 15 gennaio 1439. Causa un’epidemia di peste viene ancora spostato, questa volta a Firenze, dal 16 gennaio 1439 al 1442. Durante questa terza fase, nella seduta del 6 luglio 1439, venne sancita l’unione tra la chiesa ortodossa e quella cattolica separate con lo scisma del 1054. Il tentativo fu comunque un fallimento, considerato che gli antiunionisti nel 1484 ebbero il sopravvento, riportando le due chiese ad una divisione tutt’ora non sanata. Il concilio si riaprì infine a Roma il 25 aprile del 1442, ove si concluse il 6 agosto del 1445.

25/07/1860   Il castrovillarese Giuseppe Pace, (la famiglia era originaria di Ejanina. Nacque il 4 febbraio 1826 e morì il 3 maggio 1864), col grado di colonnello, arriva a Castrovillari con l’incarico di Garibaldi di organizzare i rivoluzionari in vista del suo sbarco sul continente e dell’avanzata verso Napoli. Egli nomina Gennaro Placco (Civita, 21 maggio 1825 – ivi, 27 febbraio 1896), commissario di guerra, mentre da Lungro arrivano 500 volontari al comando di Angelo Damis, (Lungro, 1819 – ivi, 6 giugno 1899), fratello del più noto Domenico (Lungro, 24 febbraio 1824 – ivi, 4 ottobre 1904),  che era a fianco di Garibaldi in Sicilia. Affida quindi a suo cugino Vincenzo Luci, (Spezzano Albanese, 26 febbraio 1826 – ivi, 18 agosto 1898), nominato Maggiore, l’incarico di coordinare i 500 volontari provenienti da Spezzano, S. Lorenzo, Terranova, Civita, Frascineto. Lo stesso Garibaldi invia a S. Demetrio, con analoghi incarichi, Raffaele Mauro San Demetrio Corone, 1812 – ivi, 1892), che con i fratelli Domenico (San Demetrio Corone, 13 gennaio 1812 – Firenze, 19 gennaio 1873)  e Vincenzo (trucidato a Rotonda), era stato fra i protagonisti del ’48. All’epoca, Domenico, dopo essere stato ospite in casa di Luca Marini a Spezzano, riparò prima a Malta, quindi a Corfù, Grecia e Albania. Corse quindi in aiuto della Repubblica Romana, caduta la quale  raggiunse il Piemonte imbarcandosi col fratello, a Quarto, al seguito dei Mille.

a)                              26/07/1744              Lo spezzanese Don Alessandro Cucci, dopo aver cercato invano di insediare nel “Ritiro del Carmine” (da lui stesso realizzato nel 1743 a fianco all’omonima chiesa sempre dalla stesso Cucci edificata nel 1735, a poca distanza da una cappelletta omonima realizzata nel 1693 dal padre Giovan Battista), l’Ordine Basiliano, (tentando forse una tardiva riparazione delle colpe degli avi che avevano favorito l’introduzione del rito latino per mantenere privilegi e benefici), davanti al notaio Gennaro Puntieri di Terranova affida il “Ritiro” a due preti secolari: don Dragonetto Cucci (suo fratello) e don Mattia Liazzo di Rotonda. Le mura perimetrali dell’edificio, per concessione del Re godevano del “Diritto di asilo”. Chiunque, anche se delinquente, toccando le mura non poteva essere più perseguito, a meno che non lo facesse il superiore del Ritiro. Verrà definitivamente soppresso nel 1806 dal Murat.

27/07/1951   Colpito da male incurabile, muore a Lungro ove era nato il 21 febbraio 1899, Salvatore Cortese. Era figlio di Domenico e Teresa De Marco. Aderente al Pci sin dal 1922, fu vittima della persecuzione fascista. Espatriato in Argentina, abbraccia gli ideali anarchici iscrivendosi al gruppo “Umanità Nuova”. Espulso il 2 marzo del 1932, in seguito all’attentato alla Banca dell’Agricoltura di Buenos Aires, viene arrestato allo sbarco a Napoli e rinviato a giudizio a Cosenza. Condannato a cinque anni di confino a Ponza, si trovò a fianco dei massimi dirigenti della sinistra italiana fra cui Sandro Pertini, Pio Turroni e il cosentino Nino Malara. Scontata la pena, il 3 aprile 1937 torna a Lungro ove riprende l’attività politica venendo sistematicamente “purgato” dai fascisti. Unanimemente ritenuto uomo di forti principi morali e di inossidabile onestà trascorse la vita in una solitaria battaglia per l’affrancamento dei popoli. Apprese da autodidatta il francese, lo spagnolo e  l’inglese. Era nato a Lungro il 21 febbraio del 1899.

28/07/1810   Mons. Domenico Bellusci, (Frascineto, 15 agosto 1744 – San Demetrio Corone, 2 marzo 1833),  Presidente del collegio Corsini alla morte del Bugliari, incontra nel Municipio di Spezzano il Re di Napoli, Gioacchino Murat. Gli chiede la revoca del decreto di trasferimento del Collegio di S. Adriano ad Altomonte ed il suo trasferimento presso il ritiro del Carmine a Spezzano Albanese. Il decreto emanato qualche giorno dopo da Cosenza, non venne attuato per il veto posto dalla famiglia Cucci timorosa di una possibile alienazione del complesso monastico, che comunque si verificò nel 1812 con la soppressione del convento ed il conseguente insediamento nel Ritiro del Carmine della caserma della gendarmeria.

29/07/1900   Ore 22, 30. Con tre colpi di pistola andati a segno l’anarchico Gaetano Bresci uccide a Monza il re Umberto I. Bresci, ritornato apposta dagli Stati Uniti per compiere il regicidio, era nato a Prato il 21 novembre del 1869 e fu trovato morto in cella, pare suicida, il 22 maggio del 1901. Sul trono d’Italia sale Vittorio Emanuele III nato a Napoli nel 1869 e morto in esilio nel 1947 ad Alessandria d’Egitto.  Aveva sposato Elena, figlia del principe Nicola del Montenegro.

30/07/1916   Nel corso della Prima guerra mondiale muore sul Monte san Michele il sotto tenente nel 20° fanteria Nicolino Staffa, insignito di medaglia di bronzo con la seguente motivazione: “Ufficiale che aveva dato ripetute prove di elevato spirito militare e disprezzo del pericolo, essendo di bello esempio ai suoi dipendenti, mentre incitava i suoi a rimanere saldi al loro posto, sotto nutrito lancio di bombe da parte del nemico, veniva gravemente ferito e decedeva alcuni giorni dopo, in causa delle ferite stesse.

31/07/1501   Dopo 75 giorni passati negli stessi angusti e freddi locali dove aleggiava lo spirito del defunto genitore, il principe di Bisignano Bernardino Sanseverino, previo pagamento di un riscatto di 10 mila ducati avuti in prestito dal mercante genovese Francesco Spinola e dal conte di Consa, Loyse Gesualdo, viene liberato dai francesi che erano entrati in città il 25 luglio.

Raffaele Fera

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