ACCADDE A SPEZZANO E DINTORNI NELL’OTTOBRE DEL….
01/10/1860 Battaglia del Volturno fra regi
e garibaldini dall’esito incerto, ma alla fine della giornata i
garibaldini rimasero padroni del campo. Vincenzo Luci si meritò la
medaglia d’argento al valor militare. Ad operazioni militari concluse il
solo Reggimento Pace, per decreto di Vittorio Emanuele II, ebbe lo
speciale privilegio di far ritorno in patria con armi e bagagli. Ciascun
milite ebbe 36 ducati, i caporali 43, i sergenti 90, i tenenti 120, i
capitani 300. Il battaglione del Maggiore Luci, facente parte del
Reggimento Pace, era comandato dal Capitano Francesco Fera, dai Tenenti
Gennaro Cassiani, Emilio Chefalo, Eugenio Greco, e Giulio Luciano Longo.
Vi fecero inoltre parte col grado di Sergente, Antonio Liguori, Domenico
Tarsia, Luigi staffa, Francesco Cucci, Peppino Marini e col grado di
Caporale, Domenico Marchianò, Francesco Chiurco, Francesco Pagliaminuta,
Costantino Salimena, Francesco Bonanno, Francesco Scorza e Angelo Maria
Liguori. Del Reggimento fecero inoltre parte 110 camice rosse, un
portabandiera (Nicola Pisarro) e due cappellani (don Costantino Tarsia e
don Decio Chefalo).
02/10/1919 Per spezzare l’usura imperante, che
sfruttava e impoveriva le classi meno abbienti, l’allora sacerdote di
Terranova da Sibari, don Francesco Gullo, con un capitale sociale di
22.000 lire, fonda a Spezzano la Cassa Rurale ed Artigiana, che
apre i battenti il 19 ottobre. Il primo esercizio si chiude con £. 5.000
di depositi, £. 1.750 di portafoglio e un movimento generale di cassa di
£. 20.300. Quota sociale di adesione: 2 lire.
04/10/1904 Muore a Lungro Domenico Damis.
Studente del Collegio di S. Adriano, conseguì quindi la laurea in
giurisprudenza. Iscritto alla “Giovine Italia” sin dal 1844, partecipò ai
moti di Cosenza. Condannato per i fatti del ’48, a 25 anni di carcere, il
26 novembre 1852 fu rinchiuso a Procida. Nel 1859, esiliato con
Settembrini e altri patrioti, si rifugiò in Irlanda. Nel 1860 fu uno dei
21 calabresi che partirono da Quarto con Garibaldi. Pluridecorato nelle
tante campagne garibaldine, fu deputato al Parlamento post-unitario per
tre legislature. Era nato a Lungro il 24 febbraio del 1824 da Antonio e
Lucia Irianni.
05/10/1852 Ferdinando II, scortato da 10
mila uomini, volendo dimostrare il suo “paterno affetto”, compie un
viaggio attraverso le Calabrie. Nel corso del viaggio fa tappa a Spezzano
(la prima volta fu nel 1833 e per lui si celebrò una messa solenne) e
dorme nel ritiro del Carmine ove aveva sede la Gendarmeria. Si mostra
clemente e canta anche lui il Te Deum nella chiesa di San Pietro. Donna
Rachele Pace, madre di Vincenzo Luci, quantunque gli fosse morto due
giorni prima l’altro figlio Nicola, ha la forza di recarsi, vestita a
lutto, al cospetto del Re per chiedere la grazia per Vincenzo che si trova
al bagno penale di Procida. Altrettanto aveva fatto la moglie di un altro
condannato, il giureconsulto Pasquale Scura di Vaccarizzo Albanese fino al
’48 Procuratore Generale presso la corte d’appello di Catanzaro, (Ministro
di grazia e giustizia dopo il 1860). Il Re si commosse decretando: “Pi
Bicienzu sì, ma pì Pashkalu no” (Per Vincenzo [Luci], si, ma
per Pasquale [Scura], no). Al Luci la pena verrà ridotta a 12 anni
di reclusione da scontare a Ventotene. In occasione di questo passaggio da
Spezzano di Ferdinando II, Agesilao Milano assieme ad Attanasio Dramis e
Gennaro Mortati, progetta il regicidio da consumarsi sulla S.S.19 in
corrispondenza della via di fuga che porta alla fontana “Covella”.
Rinunzia però, per le evidenti difficoltà di avvicinarsi al Re e sposta la
realizzazione del progetto in località “Finita” nei pressi dello
scalo di Torano Castello, ma anche qui deve rinunciare per gli stessi
motivi.
06/10/1715 Come avveniva quasi ogni anno,
nel corso della fiera d’ottobre (S. Antonio) che durava una settimana, si
registra il solito morto, quasi sempre forestiero. Questa volta rimane
ucciso un ragazzo di Lungro, Domenico Solano di anni 13.
07/10/1511 Muore
a Napoli Dianora (Eleonora)
Todeschini Piccolomini, la moglie
del Principe Berardino Sanseverino. La nobildonna, nipote del Papa Pio III,
«donna bella et savia et zovene» venne fatta avvelenare, assieme al
suo amante, il Cardinale Luigi Borgia, da suo marito. Dei sei figli avuti
dal Principe, i primi due, Guglielmo e Pietro Romano premorirono al padre.
L’erede maschio Piretro Antonio ebbe tre figli. Maria andò sposa al conte
di Nola, Enrico Orsini; Caterina a Federico Gaetani, duca di Traetto e
Giovanna al francese Monsieur De Gyi.
08/10/1836 Il Re Ferdinando II decreta
l’istituzione di una congrega laicale presso la chiesa di
Costantinopoli che si estinse definitivamente negli anni 70 del 900.
L’abito consisteva in un camice bianco con mozzetta azzurra.
09/10/1945 A San Lorenzo del Vallo, il vecchio
militante socialista Ostilio Ciliberti, già subentrato dal 1943 in
qualità di Commissario Prefettizio a Vittorio Fortunato che ricopriva la
carica di Podestà dal 30 gennaio del 1935, è designato alla guida della
prima giunta comunale antifascista del dopoguerra. Il suo compito è quello
di preparare le elezioni amministrative tenutesi poi l’anno seguente.
10/10/1852 Il
ginevrino Horace de Rilliet, giovane ufficiale medico al seguito di
Ferdinando di Borbone, in occasione del suo passaggio da Spezzano, così
descrive il costume femminile: «Finchè una ragazza non è sposata
porta i capelli intrecciati sulla testa e circondati da un nastro bianco;
una volta sposata si aggiusta i capelli con la chesa che è il diadema
della donna sposata. Le ragazze nubili mettono una tunica sopra la
gonnella che esse chiamano Zoga, ciò ricorda la pretesta dei romani».
11/10/1847 Nasce a Castroregio Pietro Camodeca
de’ Coronei da Francesco e Rosina Basile di Plataci. Studente del
collegio di Sant’Adriano, fu Arciprete di Castroregio fino al 1879. Si
batté per l’istituzione di un’eparchia greco-ortodossa che avesse la sua
sede a Spezzano Albanese. La sua composizione poetica “L’addio alla
patria”, in cui esprime il vivo rimpianto dei profughi costretti ad
abbandonare il suolo natio, è divenuta patrimonio comune e condiviso di
tutte le comunità arbëreshë. Muore il 18 settembre del 1918 per
indigestione.
12/10/1998 Con la morte improvvisa avvenuta a
Bari, si interrompe la brillante carriera ancora agli esordi del regista
cinematografico e televisivo Vincenzo Pesce. Dopo aver frequentato
il Centro Sperimentale di Cinematografia diretto da Adelio Ferrero, venne
chiamato come docente presso il Centro Italiano di Addestramento di Monte
Mario a Roma dove insegnò Tecniche di Regia cinematografica. Collaborò coi
registi Luigi Zampa e Francesco Maselli, firmando successivamente numerose
regie televisive ed il dramma radiofonico “Skanderbeg”. Presenta
quindi al festival di Cannes il suo primo lavoro cinematografico, “La
fontana della civetta” considerato dalla critica un piccolo
capolavoro. La riconferma delle sue qualità, avviene con la presentazione
a Parigi del servizio televisivo “Un’altra Calabria” che riscuote
un caloroso consenso. Numerose le opere che testimoniano la sua passione
per la valorizzazione delle origini etniche. Era nato a Spezzano Albanese
il 2 novembre del 1952.
13/10/1860 Il priore cosentino Erennio Ponzio
appartenente alla loggia massonica de “I Pitagorici Cratensi Risorti”
pubblica sul “Monitore Bruzio” un accorato appello al clero cosentino
invitandolo a partecipare al voto in occasione del Plebiscito indetto da
Garibaldi e a votare per il “SI”, presentando la consultazione come un
momento decisivo a favore della libertà.
14/10/1742 Nasce a Santa Sofia Francesco
Bugliari, figlio di Giovanni e Maria Baffa. Fu alunno del Collegio
Corsini di cui poi diverrà Vescovo Presidente assumendone la carica il 7
febbraio del 1792. Il 19 agosto del 1806 perde la vita nella sua
Santa Sofia, ad opera di reazionari borbonici capeggiati dall’armigero
Gian Marcello Lopez (Pettolone), che personalmente lo finisce con 22
pugnalate. Il cadavere della vittima rimase due giorni abbandonato in
mezzo alla strada. Solo il 21 agosto, al rientro degli abitanti in paese,
gli viene data onorata sepoltura.
15/10/1423 Il Re
di Napoli Luigi III d’Angiò ricompensa Ruggero Sanseverino,
figlio di Venceslao (ucciso dal Re Ladislao d’Angiò – Durazzo dopo la
fallita congiura dei baroni del 1403/1405), per l’aiuto datogli nella
lotta per la conquista del trono, ordinando (e poi riconfermando il 26
gennaio del 1424) «al giustiziere di Calabria Citra di provvedere a far
restituire a Ruggero Sanseverino conte di Tricarico e Altomonte alcuni
beni stabili feudali e burgensatici(1)
siti in Cosenza e nelle sue pertinenze e di reintegrarlo nei diritti e
titoli ad essi concessi…».
16/10/1922 «Il 16 ottobre i componenti della
squadra d’azione di Spezzano Albanese, inaugurato il gagliardetto,
bastonarono e insultarono diversi militanti di sinistra, quindi
assaltarono la sezione socialista bruciando bandiere rosse, libri e
mobili. Gli antifascisti organizzarono una manifestazione di protesta e
una vettura con militi che giungeva da Castrovillari fu fatta segno di
diversi colpi di rivoltella».
17/10/1860 Il Sindaco di Spezzano Albanese,
Luigi Nociti, in quanto fratello dell’arciprete don Paolo, viene a
conoscenza di una lettera circolare inviata dell’Arcivescovo di Rossano,
Pietro Cilento al clero diocesano in cui si invitano i parroci a sostenere
le ragioni del “NO” in occasione del Plebiscito indetto da Garibaldi. Il
sindaco invia un telegramma urgente al Governatore di Cosenza, denunciando
il tentativo dell’Arcivescovo di voler influire negativamente sull’esito
del voto e chiede il da farsi. L’informativa viene subito trasmessa al
Governatore Centrale a Napoli. Contemporaneamente il Commissario di
polizia di Cosenza si reca a Rossano con 150 (!) carabinieri al comando
del Capitano Grandinetti, per arrestare l’Arcivescovo e tradurlo a
Cosenza.
18/10/1081 Battaglia di Durazzo. Roberto il
Guiscardo, affidata l’Italia meridionale appena sottratta al dominio
bizantino al figlio Ruggero Borsa, prosegue nella sua conquista portando
la guerra direttamente nella regione illirica. Dopo alterne
vicende, grazie a quattro contingenti normanni che gettano lo scompiglio
tra le forze imperiali composte da mercenari turchi, russi, serbi,
variaghi, sassoni e normanni dissidenti, riesce ad avere definitivamente
la meglio sulle forze coalizzate bizantine (Imperatore Alessio I Comneno),
veneziane (Doge Domenico Selvo) e papaline (Gregorio VII).
19/10/1885 Nasce ad Acquaformosa Giovanni Mele.
Sarà il primo vescovo ortodosso dell’eparchia di Lungo che verrà istituita
il 13 febbraio del 1919 da Papa Benedetto XV con la costituzione
pontificia “Catholici Fideles graeci ritus”. Morì dopo lunga malattia il
10 febbraio del 1979. Le sue spoglie riposano nella Cattedrale di San
Nicola di Mira a Lungro.
20/10/1860 Garibaldi da Caserta emana un decreto
col quale impegna il futuro stato unitario a somministrare al Collegio
Italo greco di S. Adriano, la somma di 12 mila ducati.
21/10/1860 Si svolge il Plebiscito per
l’annessione allo Stato Unitario indetto da Garibaldi con decreto del 7
ottobre. La relativa formula era stata redatta da Pasquale Scura di
Vaccarizzo Albanese che Garibaldi aveva nominato Ministro della Giustizia
del Governo Dittatoriale. A Spezzano, su 862 iscritti, si ebbero 851 SI e
11 astenuti. A Tarsia su 457 iscritti, si ebbero 458 (!) SI. L’operazione
non fu del tutto “sentita” dalla totalità della popolazione che già
subodorava aria di restaurazione. Su un popolazione complessiva
dell’intero Regno delle due Sicilie di 6.500.000 abitanti avevano diritto
al voto solo 1.650.000. Su 1.312.000 cittadini recatisi a votare il SI
ottiene 1.302.000 voti. In Sicilia su 2.230.000 abitanti, gli aventi
diritto erano 575.000, i votanti 432.720, di cui 432.053 si espressero a
favore dell’annessione.
22/10/1496
Bernardino Sanseverino, 3°
Principe di Bisignano, uscendo dall’anticamera regia, viene assalito a
tradimento e ferito con tre colpi di pugnale dal nipote di Costantino,
l’Imperatore d’Oriente, che confessò di aver agito per la promessa di
vendetta fatta alla madre in punto di morte, che avrebbe difeso dalla
vergogna la dignità della madre e della sorella. Il Principe di Bisignano,
legatosi di fraterna amicizia col nuovo monarca, frequentava, infatti,
quotidianamente gli appartamenti reali e condivideva la Comunione nelle
cerimonie liturgiche.
23/10/1594 Si ha una prima sentenza con l’invio in
Calabria di un “Tabulario” (paragonabile ad un attuale funzionario del
Genio Civile), su una controversia territoriale originatasi un secolo
prima (14 marzo 1494), fra il principe di Bisignano Niccolò Bernardino,
signore di Terranova, e il Vescovo di Cosenza, circa la giurisdizione del
“Corso Sagitta” (Contrada Saetta), ove nel frattempo è sorto il casale di
“Spezzano o Casalnuovo”. Motivo della lite era l’incerta posizione
geografica di Spezzano: nel territorio “Saetta” (e perciò sotto la
giurisdizione della Chiesa) secondo il Vescovo di Cosenza e nel feudo di
Terranova secondo il parere del Principe di Bisignano.
24/10/1922 Dopo una riunione in casa del notaio
Giambattista Cucci, si costituisce ufficialmente a Spezzano la Sezione
del Partito Nazionale Fascista ad opera dell’avv. Alessandro Marini,
primo segretario politico. L’avv. Angelo Forte, fratello della medaglia
d’oro Vincenzo, divenne il capo delle camicie nere del mandamento. Fra i
giovani si distingueva lo studente in legge Alfonso Cucci, figlio
del notaio Giambattista. Altri animosi erano il dott. Luca Marini, nipote
del segretario politico, lo studente in veterinaria Agostino Rebecchi e
l’insegnante Attilio Longo di S. Lorenzo del Vallo, ex combattente.
Secondo segretario politico fu l’insegnante Nicoletti Nicola, ex tenente
di artiglieria. Fu quindi la volta dell’ins. Domenico Parrotta, dell’ex
studente in legge, poi avv. Alfonso Cucci e, infine, del Dott. Alessandro
Candreva.
25/10/1899 Giuseppe Angelo Nociti, già da
tempo rimasto povero e solo, nella notte viene colpito da infarto. La
mattina fu trovato morto nella sua casa di Via Costantinopoli. Sul suo
tavolo era ancora aperto il Canzoniere di Francesco Petrarca. Fu uomo di
profonda e varia cultura, ma di carattere scontroso. A quattro mesi la
famiglia ritorna a Fornelli (Campobasso) paese d’origine della sempre
malaticcia mamma, per farle respirare l’aria nativa. Possiedono una
“piccola fortuna di 80 mila lire”. Il 1841 muore la madre e il ‘42 il
padre. Viene affidato alle cure dello zio paterno Luigi (che diventerà poi
suo suocero), che lo conduce con se a Spezzano. Nel 1848 lo troviamo
allievo nel Collegio di San Demetrio (Rettore Antonio Marchianò) ove già
si trovava suo cugino Antonio Nociti che aveva come compagni di studi
Attanasio Dramis e Agesilao Milano. Il 26 febbraio 1853 sposa la cugina
Anna Nociti che morirà il 29 giugno 1897. Si reca quindi a Fornelli per
vendere le residue proprietà materne. Col ricavato compra case e terreni a
Spezzano che non saprà mai gestire oculatamente. Vive con lo spettro della
povertà. Dotto latinista e albanologo, studia filologia, letteratura,
astronomia. Di idee monarchiche e di fede cattolica, nel 1860 fece parte
della Guardia Nazionale garibaldina, ma non seguì l’eroe nella sua
impresa. Nel 1863, per vivere si da all’insegnamento, conseguendo la
“Patente” di insegnante. Stringe rapporti epistolari con De Rada. Dal 1867
al 1873 è Sindaco di Spezzano Albanese. Ebbe 12 figli la maggior parte dei
quali di vita breve. Era nato a Napoli il 22 maggio del 1832 da Giuseppe
Maria e Maria Angela Tedeschi.
26/10/1937 Papa Pio XI (al secolo, Achille Ratti,
cardinale di Milano), con bolla “Apostolica Sedes”,
istituisce l’eparchia di rito greco bizantino di Piana dei Greci (dal 25
ottobre 1941 Piana degli Albanesi).
27/10/1139
Ruggero II entra da dominatore assoluto
a Salerno. Nel corso dell’estate aveva fatto stragi in Puglia piegando una
volta per sempre la città di Bari e sottomettendo Troia, ove però non
entra ripugnandogli la presenza del cadavere del suo acerrimo nemico, suo
cognato Rainulfo D’Alife, morto tre mesi prima. La sua tomba viene
frantumata. Il cadavere riesumato e legato con una corda al collo, viene
trascinato sotto le mura del castello e alfine abbandonato in una
discarica di immondizie. Gli verrà poi ridata degna sepoltura per
intercessione del più benevolo Ruggero, figlio primogenito di Re Ruggero
II, appena nominato duca di Puglia. Esiliati quindi i ribelli salernitani,
il 5 novembre salpa per Palermo. L’intero regno del sud è ormai
definitivamente conquistato.
28/10/1516
Bernardino Sanseverino, 3°
Principe di Bisignano (era figlio di Girolamo fatto assassinare da
Ferrante d’Aragona nel 1487), compie un viaggio a Belvedere, facente parte
dei suoi vasti feudi. Ammalatosi gravemente muore il 12 dicembre del 1517.
All’epoca le entrate feudali permettevano alla casa principesca, un tenore
di vita lussuosa e agiata. Il reddito maggiore proveniva dalle attività
agricole delle piana di Sibari, Terranova e del feudo di San Mauro, ove
non difettavano le colture specializzate di vigneti, uliveti, frutteti e
coltivazioni di grano, orzo e legumi. A difesa di questo apparato
produttivo venne realizzato nel 1515 a San Mauro un palazzo che rispondeva
“alle nuove tecniche militari dettate da Francesco di Giorgio Martini”
che impressionò Carlo V per la
sobria eleganza degli ambienti. La causa per il “relevio”(2)
celebrata il 15 dicembre del
1517 sancisce la successione del figlio Pietro Antonio Sanseverino, previo
pagamento alla Regia Curia di ducati 504.10. Egli assume così il titolo di
4° Principe di Bisignano, 6° duca di San Marco, 9° conte di Tricarico e
Chiaromonte, 5° conte di Altomonte, Duca di Corigliano, Barone di Rocca
Angitola, Mendicino, Domanico, San Fili e Patrizio di Napoli e, maritali
nomine, 1° Duca di San Pietro in Galatina e Conte di Soleto, oltre che
Cavaliere dell’Ordine del Toson d’Oro. Pietro Antonio ebbe tre mogli: nel
1511 Giovanna Requesenz, nel 1533 Giulia Orsini e nel 1539 Irene Castriota.
29/10/1268
Corradino di Svevia viene
decapitato a Napoli. Era figlio di Corrado IV, nato nel 1252 a Wolfstein
in Baviera. Nominalmente fu Re di Sicilia dal 1254, anno della morte del
padre. Calato all’età di 16 anni
dalla Germania con un esercito raccogliticcio, si scontra il
23 agosto 1268
nei
pressi di Tagliacozzo con le truppe di Carlo I d’Angiò. Sconfitto, fugge
verso Roma imbarcandosi nei pressi di Nettuno, ma Giovanni Frangipane,
signore del luogo, lo blocca al largo, lo riporta a terra, lo rinchiude
nel castello di Astura, consegnandolo quindi a Carlo d’Angiò, che dopo un
sommario processo per lesa maestà, il 29 ottobre, lo fa decapitare a
Napoli in Piazza del Mercato. Carlo I d’Angiò regnerà sulla Sicilia fino
alla morte, nel 1285.
30/10/1480 Dopo
un iniquo processo, Francesco Simonetta
(detto Cicco) su un «ceppo coperto di nero drappo ebbe reciso il capo».
Nato a Caccuri (Crotone) nel 1410, era stato arrestato a Milano da
Ludovico il Moro la notte dell’11 settembre 1479. Laureato in diritto
civile e canonico, viene chiamato dallo zio Angelo, Segretario Stato e
Consigliere dei duchi Francesco Sforza e Galeazzo Maria, (oltre che
governatore di Lodi e signore di Sartirana), alla corte di Francesco
Sforza, del quale divenne Primo Ministro. Chiamò quindi dalla Calabria i
suoi due fratelli Giovanni e Andrea che sistemò in posti di
responsabilità. Con la morte nel 1466 dello Sforza, gli avversari in breve
lo eliminarono con l’accusa di aver condotto una politica familiare, oltre
che di sodomia ed eresia. Dopo l’uccisione di Galeazzo nel 1476, Cicco
preservò la successione al piccolo Gian Galeazzo, divenendo il vero
Signore di Milano fintanto che l’insofferenza della duchessa Bona di
Savoia scatenò la riscossa di Ludovico il Moro. L’altro fratello Giovanni,
storico e anch’egli segretario di Francesco Sforza, morì nel 1491.
31/10/1572
Concessione dei capitoli agli abitanti del casale di Spixana(3)
da parte
del Principe Niccolò Bernardino Sanseverino, pazzoide e vizioso, nato a
Morano il 1° maggio 1541 da Pietro Antonio Sanseverino (morto l’8 aprile
del 1559 a Parigi) e Donna Irene Castriota (morta a Morano il 15 settembre
del 1565), morto a Napoli il 21 novembre del 1606. Aveva sposato Isabella
Feltre della Rovere, figlia di Guidobaldo Duca di Urbino, morta a Napoli
nel luglio del 1619. La firma dell’importante documento avvenne nel
palazzo di Caccia della “Bufaloria” situato in Cassano ai margini del
Raganello, fatto costruire dal padre Pietro Antonio. Costato tre mila
scudi d’oro era stato consegnato il 31 ottobre del 1548 e fino 1857
splendeva ancora in tutta la sua magnificenza. L’unico figlio di Niccolò
Bernardino, Francesco Teodoro morì il 27 novembre 1595 all’età di 14 anni,
per cui i feudi dei Sanseverino passarono alla nipote Donna Giulia Orsini,
la cui nonna omonima, era stata la seconda moglie del padre Pietro
Antonio, 4° Principe di Bisignano.
(1)
Burgensatici o Burgansatici (latino medievale): Terreni di proprietà dei
borghesi, liberi da vincoli feudali.
(2)
Relevio. Nel linguaggio feudale era il donativo che si doveva
corrispondere dall’erede del feudatario al Re o Imperatore per riottenere
(rilevare) il feudo che era tornato per la morte del vassallo nelle mani
del proprietario legittimo della terra che restava sempre il Re o
Imperatore.
(3)
La data del
31 ottobre 1572
segna l’atto di nascita di Spezzano Albanese, essendo la prima data
documentale dell’esistenza del centro abitato di Spixana. Infatti,
sebbene i profughi si fossero insediati nell’area del “Canalone delle
Grazie”, fra alterne vicende strettamente correlate alla presenza di
altri gruppi di profughi nel vicino casale di San Lorenzo già da circa un
secolo, considerato anche che è pressoché accertato che i profughi del
“Canalone” erano fra quelli sbarcati nel corso della quarta
emigrazione avvenuta fra il 1470 e il 1479, la loro esistenza si svolse
sempre nella massima precarietà degli insediamenti costituiti da
abitazioni di fortuna e capanne che venivano distrutte all’arrivo degli
esattori delle tasse. Questo comportò, nel corso del primo secolo,
un’esistenza semiclandestina al di fuori di ogni tipo di censimento e di
registrazione scritta degli eventi che riguardavano la comunità, anche in
considerazione del fatto che fra di essi, quasi sicuramente non vi era
nessuno che sapesse leggere e scrivere, compresi gli stessi papas di cui
non si ha notizia, ma che non potevano non essere presenti.
Secondo un “ingegnoso” calcolo matematico di Giuseppangelo Nociti,
il numero di coloro che si insediarono nel canalone delle Grazie, non
dovrebbe essere stato superiore ai 267 individui.
Con la concessione dei Capitoli, Spezzano, ottenendo autonomia giuridica,
economica ed amministrativa, si rende definitivamente indipendente da
Terranova, la quale, perdendo prestigio, proventi economici e cariche
istituzionali, ne ostacola l’applicazione.
I Capitoli chiesti al Principe dalla
“Università
Albanesi et Greci*…per loro buon governo et quieto vivere”,
sono in tutto 29 e disciplinano tutti gli aspetti della vita della
comunità ed i rapporti col Sanseverino e con la Chiesa. I Capitoli dal 7°
al 15° sono andati perduti. Significativo nell’art. 28 il riferimento ai
gravi fatti di sangue avvenuti nel corso del carnevale di quell’anno 1572
a San Lorenzo:
“Item. Supplicano
loro faccia grazia che in detto Casale non possano venire ad abitare
qualsivoglia persona Italiana tanto Donna quanto Uomo, atteso loro sono
sfrattati dal Casale di S. Lorenzo per la Cogliettina di genti** italiane
che ha fatto Marcello Pescara in detto Casale. Placet”.
**
gente raccogliticcia di ogni
risma.
*
Coronei e greci autentici
Raffaele Fera