Mirë se erdhe...Benvenuto...
ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 

ACCADDE A SPEZZANO E DINTORNI NELL’OTTOBRE DEL….

 

01/10/1860   Battaglia del Volturno fra regi e garibaldini dall’esito incerto, ma alla fine della giornata i garibaldini rimasero padroni del campo. Vincenzo Luci si meritò la medaglia d’argento al valor militare. Ad operazioni militari concluse il solo Reggimento Pace, per decreto di Vittorio Emanuele II, ebbe lo speciale privilegio di far ritorno in patria con armi e bagagli. Ciascun milite ebbe 36 ducati, i caporali 43, i sergenti 90, i tenenti 120, i capitani 300. Il battaglione del Maggiore Luci, facente parte del Reggimento Pace, era comandato dal Capitano Francesco  Fera, dai Tenenti Gennaro Cassiani, Emilio Chefalo, Eugenio Greco, e Giulio Luciano Longo. Vi fecero inoltre parte col grado di Sergente, Antonio Liguori, Domenico Tarsia, Luigi staffa, Francesco Cucci, Peppino Marini e col grado di Caporale, Domenico Marchianò, Francesco Chiurco, Francesco Pagliaminuta, Costantino Salimena, Francesco Bonanno, Francesco Scorza e Angelo Maria Liguori. Del Reggimento fecero inoltre parte 110 camice rosse, un portabandiera (Nicola Pisarro) e due cappellani (don Costantino Tarsia e don Decio Chefalo).

02/10/1919   Per spezzare l’usura imperante, che sfruttava e impoveriva le classi meno abbienti, l’allora sacerdote di Terranova da Sibari, don Francesco Gullo, con un  capitale sociale di 22.000 lire, fonda a Spezzano la Cassa Rurale ed Artigiana, che apre i battenti il 19 ottobre. Il primo esercizio si chiude con £. 5.000 di depositi, £. 1.750 di portafoglio e un movimento generale di cassa di £. 20.300. Quota sociale di adesione: 2 lire.

04/10/1904   Muore a Lungro Domenico Damis. Studente del Collegio di S. Adriano, conseguì quindi la laurea in giurisprudenza.  Iscritto alla “Giovine Italia” sin dal 1844, partecipò ai moti di Cosenza. Condannato per i fatti del ’48, a 25 anni di carcere, il 26 novembre 1852 fu rinchiuso a Procida. Nel 1859, esiliato con Settembrini e altri patrioti, si rifugiò in Irlanda. Nel 1860 fu uno dei 21 calabresi che partirono da Quarto con Garibaldi. Pluridecorato nelle tante campagne garibaldine, fu deputato al Parlamento post-unitario per tre legislature. Era nato a Lungro il 24 febbraio del 1824 da Antonio e Lucia Irianni.

05/10/1852   Ferdinando II, scortato da 10 mila uomini, volendo dimostrare il suo “paterno affetto”, compie un viaggio attraverso le Calabrie. Nel corso del viaggio fa tappa a Spezzano (la prima volta fu nel 1833 e per lui si celebrò una messa solenne) e dorme nel ritiro del Carmine ove aveva sede la Gendarmeria. Si mostra clemente e canta anche lui il Te Deum nella chiesa di San Pietro. Donna Rachele Pace, madre di Vincenzo Luci, quantunque gli fosse morto due giorni prima l’altro figlio Nicola, ha la forza di recarsi, vestita a lutto, al cospetto del Re per chiedere la grazia per Vincenzo che si trova al bagno penale di Procida. Altrettanto aveva fatto la moglie di un altro condannato, il giureconsulto Pasquale Scura di Vaccarizzo Albanese fino al ’48 Procuratore Generale presso la corte d’appello di Catanzaro, (Ministro di grazia e giustizia dopo il 1860). Il Re si commosse decretando: “Pi Bicienzu sì, ma pì Pashkalu no” (Per Vincenzo [Luci], si, ma per Pasquale [Scura], no). Al Luci la pena verrà  ridotta a 12 anni di reclusione da scontare a Ventotene. In occasione di questo passaggio da Spezzano di Ferdinando II, Agesilao Milano assieme ad Attanasio Dramis e Gennaro Mortati, progetta il regicidio da consumarsi sulla S.S.19 in corrispondenza della via di fuga che porta alla fontana “Covella”. Rinunzia però, per le evidenti difficoltà di avvicinarsi al Re e sposta la realizzazione del progetto in località “Finita” nei pressi dello scalo di Torano Castello, ma anche qui deve rinunciare per gli stessi motivi.

06/10/1715   Come avveniva quasi ogni anno, nel corso della fiera d’ottobre (S. Antonio) che durava una settimana, si registra il solito morto, quasi sempre forestiero. Questa volta rimane ucciso un ragazzo di Lungro, Domenico Solano di anni 13.

07/10/1511   Muore a Napoli Dianora (Eleonora) Todeschini Piccolomini, la moglie del Principe Berardino Sanseverino. La nobildonna, nipote del Papa Pio III, «donna bella et savia et zovene» venne fatta avvelenare, assieme al suo amante, il Cardinale Luigi Borgia, da suo marito. Dei sei figli avuti dal Principe, i primi due, Guglielmo e Pietro Romano premorirono al padre. L’erede maschio Piretro Antonio ebbe tre figli. Maria andò sposa al conte di Nola, Enrico Orsini; Caterina a Federico Gaetani, duca di Traetto e Giovanna al francese Monsieur De Gyi.

08/10/1836   Il Re Ferdinando II decreta l’istituzione di una congrega laicale presso la chiesa di Costantinopoli che si estinse definitivamente negli anni 70 del 900. L’abito consisteva in un camice bianco con mozzetta azzurra.

09/10/1945   A San Lorenzo del Vallo, il vecchio militante socialista Ostilio Ciliberti, già subentrato dal 1943 in qualità di Commissario Prefettizio a Vittorio Fortunato che ricopriva la carica di Podestà dal 30 gennaio del 1935, è designato alla guida della prima giunta comunale antifascista del dopoguerra. Il suo compito è quello di preparare le elezioni amministrative tenutesi poi l’anno seguente.

10/10/1852   Il ginevrino Horace de Rilliet, giovane ufficiale medico al seguito di Ferdinando di Borbone, in occasione del suo passaggio da Spezzano, così descrive il costume femminile: «Finchè una ragazza non è sposata porta i capelli intrecciati sulla testa e circondati da un nastro bianco; una volta sposata si aggiusta i capelli con la chesa che è il diadema della donna sposata. Le ragazze nubili mettono una tunica sopra la gonnella che esse chiamano Zoga, ciò ricorda la pretesta dei romani».

11/10/1847   Nasce a Castroregio Pietro Camodeca de’ Coronei da Francesco e Rosina Basile di Plataci. Studente del collegio di Sant’Adriano, fu Arciprete di Castroregio fino al 1879. Si batté per l’istituzione di un’eparchia greco-ortodossa che avesse la sua sede a Spezzano Albanese. La sua composizione poetica “L’addio alla patria”, in cui esprime il vivo rimpianto dei profughi costretti ad abbandonare il suolo natio, è divenuta patrimonio comune e condiviso di tutte le comunità arbëreshë.  Muore il 18 settembre del 1918 per indigestione.

12/10/1998   Con la morte improvvisa avvenuta a Bari, si interrompe la brillante carriera ancora agli esordi del regista cinematografico e televisivo Vincenzo Pesce. Dopo aver frequentato il Centro Sperimentale di Cinematografia diretto da Adelio Ferrero, venne chiamato come docente presso il Centro Italiano di Addestramento  di Monte Mario a Roma dove insegnò Tecniche di Regia cinematografica. Collaborò coi registi Luigi Zampa e Francesco Maselli, firmando successivamente numerose regie televisive ed il dramma radiofonico “Skanderbeg”. Presenta quindi al festival di Cannes il suo primo lavoro cinematografico, “La fontana della civetta” considerato dalla critica un piccolo capolavoro. La riconferma delle sue qualità, avviene con la presentazione a Parigi del  servizio televisivo “Un’altra Calabria” che riscuote un caloroso consenso. Numerose le opere che testimoniano la sua passione per la valorizzazione delle origini etniche. Era nato a Spezzano Albanese il 2 novembre del 1952.

13/10/1860   Il priore cosentino Erennio Ponzio appartenente alla loggia massonica de “I Pitagorici Cratensi Risorti” pubblica sul “Monitore Bruzio” un accorato appello al clero cosentino invitandolo a partecipare al voto in occasione del Plebiscito indetto da Garibaldi e a votare per il “SI”, presentando la consultazione come un momento decisivo a favore della libertà.

14/10/1742   Nasce a Santa Sofia Francesco Bugliari, figlio di Giovanni e Maria Baffa. Fu alunno del Collegio Corsini di cui poi diverrà Vescovo Presidente assumendone la carica il 7 febbraio del 1792. Il 19 agosto del 1806      perde la vita nella sua Santa Sofia, ad opera di reazionari borbonici capeggiati dall’armigero Gian Marcello Lopez (Pettolone), che personalmente lo finisce con 22 pugnalate. Il cadavere della vittima rimase due giorni abbandonato in mezzo alla strada. Solo il 21 agosto, al rientro degli abitanti in paese, gli viene data onorata sepoltura.

15/10/1423   Il Re di Napoli Luigi III d’Angiò  ricompensa Ruggero Sanseverino, figlio di Venceslao (ucciso dal Re Ladislao d’Angiò – Durazzo dopo la fallita congiura dei baroni del 1403/1405), per l’aiuto datogli nella lotta per la conquista del trono, ordinando (e poi riconfermando il 26 gennaio del 1424) «al giustiziere di Calabria Citra di provvedere a far restituire a Ruggero Sanseverino conte di Tricarico e Altomonte alcuni beni stabili feudali e burgensatici(1) siti in Cosenza e nelle sue pertinenze e di reintegrarlo nei diritti e titoli ad essi concessi…».

16/10/1922   «Il 16 ottobre i componenti della squadra d’azione di Spezzano Albanese, inaugurato il gagliardetto, bastonarono e insultarono diversi militanti di sinistra, quindi assaltarono la sezione socialista bruciando bandiere rosse, libri e mobili. Gli antifascisti organizzarono una manifestazione di protesta  e una vettura con militi che giungeva da Castrovillari fu fatta segno di diversi colpi di rivoltella».

17/10/1860   Il Sindaco di Spezzano Albanese, Luigi Nociti, in quanto fratello dell’arciprete don Paolo, viene a conoscenza di una lettera circolare inviata dell’Arcivescovo di Rossano, Pietro Cilento al clero diocesano in cui si invitano i parroci a sostenere le ragioni del “NO” in occasione del Plebiscito indetto da Garibaldi. Il sindaco invia un telegramma urgente al Governatore di Cosenza, denunciando il tentativo dell’Arcivescovo di voler influire negativamente sull’esito del voto e chiede il da farsi. L’informativa viene subito trasmessa al Governatore Centrale a Napoli. Contemporaneamente il Commissario di polizia di Cosenza si reca a Rossano con 150 (!) carabinieri al comando del Capitano Grandinetti, per arrestare l’Arcivescovo e tradurlo a Cosenza.

18/10/1081   Battaglia di Durazzo. Roberto il Guiscardo, affidata l’Italia meridionale appena sottratta al dominio bizantino al figlio Ruggero Borsa, prosegue nella sua conquista portando la guerra direttamente nella regione illirica. Dopo alterne vicende, grazie a quattro contingenti normanni che gettano lo scompiglio tra le forze imperiali composte da mercenari turchi, russi, serbi, variaghi, sassoni e normanni dissidenti, riesce ad avere definitivamente la meglio sulle forze coalizzate bizantine (Imperatore Alessio I Comneno), veneziane (Doge Domenico Selvo) e papaline (Gregorio VII).

19/10/1885   Nasce ad Acquaformosa Giovanni Mele. Sarà il primo vescovo ortodosso dell’eparchia di Lungo che verrà istituita il 13 febbraio del 1919 da Papa Benedetto XV con la costituzione pontificia “Catholici Fideles graeci ritus”. Morì dopo lunga malattia il 10 febbraio del 1979. Le sue spoglie riposano nella Cattedrale di San Nicola di Mira a Lungro.

20/10/1860   Garibaldi da Caserta emana un decreto col quale impegna il futuro stato unitario a somministrare al Collegio Italo greco di S. Adriano, la somma di 12 mila ducati.

21/10/1860   Si svolge il Plebiscito per l’annessione allo Stato Unitario indetto da Garibaldi con decreto del 7 ottobre. La relativa formula era stata redatta da Pasquale Scura di Vaccarizzo Albanese che Garibaldi aveva nominato Ministro della Giustizia del Governo Dittatoriale. A Spezzano, su 862 iscritti, si ebbero 851 SI e 11 astenuti. A Tarsia su 457 iscritti, si ebbero 458 (!) SI. L’operazione non fu del tutto “sentita” dalla totalità della popolazione che già subodorava aria di restaurazione. Su un popolazione complessiva  dell’intero Regno delle due Sicilie di 6.500.000 abitanti avevano diritto al voto solo 1.650.000. Su 1.312.000 cittadini recatisi a votare il SI ottiene 1.302.000 voti. In Sicilia su 2.230.000 abitanti, gli aventi diritto erano 575.000, i votanti  432.720, di cui 432.053 si espressero a favore dell’annessione.

22/10/1496   Bernardino Sanseverino, 3° Principe di Bisignano, uscendo dall’anticamera regia, viene assalito a tradimento e ferito con tre colpi di pugnale dal nipote di Costantino, l’Imperatore d’Oriente, che confessò di aver agito per la promessa di vendetta fatta alla madre in punto di morte, che avrebbe difeso dalla vergogna la dignità della madre e della sorella. Il Principe di Bisignano, legatosi di fraterna amicizia col nuovo monarca, frequentava, infatti, quotidianamente gli appartamenti reali e condivideva la Comunione nelle cerimonie liturgiche.

23/10/1594   Si ha una prima sentenza con l’invio in Calabria di un “Tabulario” (paragonabile ad un attuale funzionario del Genio Civile), su una controversia territoriale originatasi un secolo prima (14 marzo 1494), fra il principe di Bisignano Niccolò Bernardino, signore di Terranova, e il Vescovo di Cosenza, circa la giurisdizione del “Corso Sagitta” (Contrada Saetta), ove nel frattempo è sorto il casale di “Spezzano o Casalnuovo”. Motivo della lite era l’incerta posizione geografica di Spezzano: nel territorio “Saetta” (e perciò sotto la giurisdizione della Chiesa) secondo il Vescovo di Cosenza e nel feudo di Terranova secondo il parere del Principe di Bisignano.

24/10/1922   Dopo una riunione in casa del notaio Giambattista Cucci, si costituisce ufficialmente a Spezzano la Sezione del Partito Nazionale Fascista ad opera dell’avv. Alessandro Marini, primo segretario politico. L’avv. Angelo Forte, fratello della medaglia d’oro Vincenzo, divenne il capo delle camicie nere del mandamento. Fra i giovani si distingueva lo studente in legge Alfonso Cucci, figlio del notaio Giambattista. Altri animosi erano il dott. Luca Marini, nipote del segretario politico, lo studente in veterinaria Agostino Rebecchi e l’insegnante Attilio Longo di S. Lorenzo del Vallo, ex combattente. Secondo segretario politico fu l’insegnante Nicoletti Nicola, ex tenente di artiglieria. Fu quindi la volta dell’ins. Domenico Parrotta, dell’ex studente in legge, poi avv. Alfonso Cucci e, infine, del Dott. Alessandro Candreva.

25/10/1899   Giuseppe Angelo Nociti, già da tempo rimasto povero e solo, nella notte viene  colpito da infarto. La mattina fu trovato morto nella sua casa di Via Costantinopoli. Sul suo tavolo era ancora aperto il Canzoniere di Francesco Petrarca. Fu uomo di profonda e varia cultura, ma di carattere scontroso. A quattro mesi la famiglia ritorna a Fornelli (Campobasso) paese d’origine della sempre malaticcia mamma, per farle respirare l’aria nativa. Possiedono una “piccola fortuna di 80 mila lire”. Il 1841 muore la madre e il ‘42 il padre. Viene affidato alle cure dello zio paterno Luigi (che diventerà poi suo suocero), che lo conduce con se a Spezzano. Nel 1848 lo troviamo allievo nel Collegio di San Demetrio (Rettore Antonio Marchianò) ove già si trovava suo cugino Antonio Nociti che aveva come compagni di studi Attanasio Dramis e Agesilao Milano. Il 26 febbraio 1853 sposa la cugina Anna Nociti che morirà il 29 giugno 1897. Si reca quindi a Fornelli per vendere le residue proprietà materne. Col ricavato compra case e terreni a Spezzano che non saprà mai gestire oculatamente. Vive con lo spettro della povertà. Dotto latinista e albanologo, studia filologia, letteratura, astronomia. Di idee monarchiche e di fede cattolica, nel 1860 fece parte della Guardia Nazionale garibaldina, ma non seguì l’eroe nella sua impresa. Nel 1863, per vivere si da all’insegnamento, conseguendo la “Patente” di insegnante. Stringe rapporti epistolari con De Rada. Dal 1867 al 1873 è Sindaco di Spezzano Albanese. Ebbe 12 figli la maggior parte dei quali di vita breve. Era nato a Napoli il 22 maggio del 1832 da Giuseppe Maria e Maria Angela Tedeschi.

26/10/1937   Papa Pio XI (al secolo, Achille Ratti, cardinale di Milano), con bolla “Apostolica Sedes”, istituisce l’eparchia di rito greco bizantino di Piana dei Greci (dal 25 ottobre 1941 Piana degli Albanesi).

27/10/1139   Ruggero II entra da dominatore assoluto a Salerno. Nel corso dell’estate aveva fatto stragi in Puglia piegando una volta per sempre la città di Bari e sottomettendo Troia, ove però non entra ripugnandogli la presenza del cadavere del suo acerrimo nemico, suo cognato Rainulfo D’Alife, morto tre mesi prima. La sua tomba viene frantumata. Il cadavere riesumato e legato con una corda al collo, viene trascinato sotto le mura del castello e alfine abbandonato in una discarica di immondizie. Gli verrà poi ridata degna sepoltura per intercessione del più benevolo Ruggero, figlio primogenito di Re Ruggero II, appena nominato duca di Puglia. Esiliati quindi i ribelli salernitani, il 5 novembre salpa per Palermo. L’intero regno del sud è ormai definitivamente conquistato.

28/10/1516   Bernardino Sanseverino, 3° Principe di Bisignano (era figlio di Girolamo fatto assassinare da Ferrante d’Aragona nel 1487), compie un viaggio a Belvedere, facente parte dei suoi vasti feudi. Ammalatosi gravemente muore il 12 dicembre del 1517. All’epoca le entrate feudali permettevano alla casa principesca, un tenore di vita lussuosa e agiata. Il reddito maggiore proveniva dalle attività agricole delle piana di Sibari, Terranova e del feudo di San Mauro, ove non difettavano le colture specializzate di vigneti, uliveti, frutteti e coltivazioni di grano, orzo e legumi. A difesa di questo apparato produttivo venne realizzato nel 1515 a San Mauro un palazzo che rispondeva “alle nuove tecniche militari dettate da Francesco di Giorgio  Martini” che impressionò Carlo V per la sobria eleganza degli ambienti. La causa per il “relevio”(2) celebrata il 15 dicembre del 1517 sancisce la successione del figlio Pietro Antonio Sanseverino, previo pagamento alla Regia Curia di ducati 504.10. Egli assume così il titolo di 4° Principe di Bisignano, 6° duca di San Marco, 9° conte di Tricarico e Chiaromonte, 5° conte di Altomonte, Duca di Corigliano, Barone di Rocca Angitola, Mendicino, Domanico, San Fili e Patrizio di Napoli e, maritali nomine, 1° Duca di San Pietro in Galatina e Conte di Soleto, oltre che Cavaliere dell’Ordine del Toson d’Oro. Pietro Antonio ebbe tre mogli: nel 1511 Giovanna Requesenz, nel 1533 Giulia Orsini e nel 1539 Irene Castriota.

29/10/1268   Corradino di Svevia viene decapitato a Napoli. Era figlio di Corrado IV, nato nel 1252 a Wolfstein in Baviera. Nominalmente fu Re di Sicilia dal 1254, anno della morte del padre. Calato all’età di 16 anni dalla Germania con un esercito raccogliticcio, si scontra il 23 agosto 1268 nei pressi di Tagliacozzo con le truppe di Carlo I d’Angiò. Sconfitto, fugge verso Roma imbarcandosi nei pressi di Nettuno, ma Giovanni Frangipane, signore del luogo, lo blocca al largo, lo riporta a terra, lo rinchiude nel castello di Astura, consegnandolo quindi a Carlo d’Angiò, che dopo un sommario processo per lesa maestà, il 29 ottobre, lo fa decapitare a Napoli in Piazza del Mercato. Carlo I d’Angiò regnerà sulla Sicilia fino alla morte, nel 1285.

30/10/1480   Dopo un iniquo processo, Francesco Simonetta (detto Cicco) su un «ceppo coperto di nero drappo ebbe reciso il capo». Nato a Caccuri (Crotone) nel 1410, era stato arrestato a Milano da Ludovico il Moro la notte dell’11 settembre 1479. Laureato in diritto civile e canonico, viene chiamato dallo zio Angelo, Segretario Stato e Consigliere dei duchi Francesco Sforza e Galeazzo Maria, (oltre che governatore di Lodi e signore di Sartirana), alla corte di Francesco Sforza, del quale divenne Primo Ministro. Chiamò quindi dalla Calabria i suoi due fratelli Giovanni e Andrea che sistemò in posti di responsabilità. Con la morte nel 1466 dello Sforza, gli avversari in breve lo eliminarono con l’accusa di aver condotto una politica familiare, oltre che di sodomia ed eresia. Dopo l’uccisione di Galeazzo nel 1476, Cicco preservò la successione al piccolo Gian Galeazzo, divenendo il vero Signore di Milano fintanto che l’insofferenza della duchessa Bona di Savoia scatenò la riscossa di Ludovico il Moro. L’altro fratello Giovanni, storico e anch’egli segretario di Francesco Sforza, morì nel 1491.

31/10/1572   Concessione dei capitoli agli abitanti del casale di Spixana(3) da parte del Principe Niccolò Bernardino Sanseverino, pazzoide e vizioso, nato a Morano il 1° maggio 1541 da Pietro Antonio Sanseverino (morto l’8 aprile del 1559 a Parigi) e Donna Irene Castriota (morta a Morano il 15 settembre del 1565), morto a Napoli il  21 novembre del 1606. Aveva sposato Isabella Feltre della Rovere, figlia di Guidobaldo Duca di Urbino, morta a Napoli nel luglio del 1619. La firma dell’importante documento avvenne nel palazzo di Caccia della “Bufaloria” situato in Cassano ai margini del Raganello, fatto costruire dal padre Pietro Antonio. Costato tre mila scudi d’oro era stato consegnato il 31 ottobre del  1548 e fino 1857 splendeva ancora in tutta la sua magnificenza. L’unico figlio di Niccolò Bernardino, Francesco Teodoro morì il 27 novembre 1595 all’età di 14 anni, per cui i feudi dei Sanseverino passarono alla nipote Donna Giulia Orsini, la cui nonna omonima, era stata la seconda moglie del padre Pietro Antonio, 4° Principe di Bisignano.

 

(1)         Burgensatici o Burgansatici (latino medievale): Terreni di proprietà dei borghesi, liberi da vincoli feudali.

(2)         Relevio. Nel linguaggio feudale era il donativo che si doveva corrispondere dall’erede del feudatario al Re o Imperatore per riottenere (rilevare) il feudo che era tornato per la morte del vassallo nelle mani del proprietario legittimo della terra che restava sempre il Re o Imperatore.

(3)         La data del 31 ottobre 1572 segna l’atto di nascita di Spezzano Albanese, essendo la prima data documentale dell’esistenza del centro abitato di Spixana.  Infatti, sebbene i profughi si fossero insediati nell’area del “Canalone delle Grazie”, fra alterne vicende strettamente correlate alla presenza di altri gruppi di profughi nel vicino casale di San Lorenzo già da circa un secolo, considerato anche che è pressoché accertato che i profughi del “Canalone” erano fra quelli sbarcati nel corso della quarta emigrazione avvenuta fra il 1470 e il 1479, la loro esistenza si svolse sempre nella massima precarietà degli insediamenti costituiti da abitazioni di fortuna e capanne che venivano distrutte all’arrivo degli esattori delle tasse. Questo comportò, nel corso del primo secolo, un’esistenza semiclandestina al di fuori di ogni tipo di censimento e di registrazione scritta degli eventi che riguardavano la comunità, anche in considerazione del fatto che fra di essi, quasi sicuramente  non vi era nessuno che sapesse leggere e scrivere, compresi gli stessi papas di cui non si ha notizia, ma che non potevano non essere presenti. Secondo un “ingegnoso” calcolo matematico di Giuseppangelo Nociti, il numero di coloro che si insediarono nel canalone delle Grazie, non dovrebbe essere stato superiore ai 267 individui.

Con la concessione dei Capitoli, Spezzano, ottenendo autonomia giuridica, economica ed amministrativa, si rende definitivamente indipendente da Terranova, la quale, perdendo prestigio, proventi economici e cariche istituzionali, ne  ostacola l’applicazione.

I Capitoli chiesti al Principe dalla “Università Albanesi et Greci*…per loro buon governo et quieto vivere”, sono in tutto 29 e disciplinano tutti gli aspetti della vita della comunità ed i rapporti col Sanseverino e con la Chiesa. I Capitoli dal 7° al 15° sono andati perduti. Significativo nell’art. 28 il riferimento ai gravi fatti di sangue avvenuti nel corso del carnevale di quell’anno 1572 a San Lorenzo: “Item. Supplicano loro faccia grazia che in detto Casale non possano venire ad abitare qualsivoglia persona Italiana tanto Donna quanto Uomo, atteso loro sono sfrattati dal Casale di S. Lorenzo per la Cogliettina di genti** italiane che ha fatto Marcello Pescara in detto Casale. Placet”.

** gente raccogliticcia di ogni risma.

* Coronei e greci autentici

Raffaele Fera

 

priru / torna