L’alimentazione di uno spezzanese agiato alla fine del XIX sec.
di Francesco
Marchianò
Colesterolo,
diabete, disturbi cardiocircolatori, etc… sono patologie riconducibili
alla pessima alimentazione imposta dal benessere e dalla vita frenetica
e che ogni anno mietono migliaia di vittime soprattutto nei paesi
industrializzati e in quelli di via di sviluppo.
Sia l’OMS sia il Ministero della
Sanità, allarmati da queste cifre, invitano i cittadini a ritornare ad
una sana alimentazione e a fare movimento per ridurre i rischi di
patologie mortali o invalidanti e per smaltire i grassi in eccesso.
Recenti e documentati studi in materia
hanno evidenziato i benefici e/o i miracoli della “dieta mediterranea”,
fatta di cibi semplici conditi con olio d’oliva ed accompagnati da un
buon bicchiere di vino rosso che contiene sostanze antiossidanti e
vaso-protettive.
In poche parole si tratta
dell’alimentazione che ha caratterizzato le generazioni del passato e
che caratterizza tuttora qualche isola felice (vedi alcuni paesi del
Cilento o di altre zone del Meridione) in cui gli anziani raggiungono e
superano il secolo di vita senza molti problemi di salute.
Con quest’articolo si vuole ricostruire come si
alimentavano i nostri antenati, verso la fine del XIX sec., attraverso
il Diario del 1898 del maggior rappresentante della cultura
spezzanese di quel periodo, Giuseppe Angelo Nociti1
che menava una vita agiata grazie agli introiti di alcuni appezzamenti
di terreno, di alloggi e servizi dati in affitto e, forse, anche alla
pratica dell’usura.
Il Diario2
è un documento prezioso sia perché ci permette di ricostruire la sua
tormentata esistenza sia perché ci offre uno spaccato diretto della vita
socio-economica del paese di allora.
Il Nociti ha strutturato il Diario
scrivendo la data, le condizioni climatiche del giorno, gli avvenimenti
personali o collettivi, il suo stato ed appetito sessuali, pettegolezzi
e cattiverie sue e degli altri, minute di lettere inviate allo
scialacquatore di suo figlio Pasquale o ad intellettuali e patrioti (il
famoso linguista francese Légrand, l’Avv. Lusi, il gen. Domenico Damis,…)3.
Ma ciò che risulta molto interessante è
l’annotazione quotidiana, con relativa somma, dei pasti consumati e dei
cibi acquistati:
sette sarache ………………. 0,20
carne di agnello ½ kg ……...0,40
3 mazzi di rape……………...0,10
vino…………………………..0,20
I prodotti citati nel Diario
seguono il ciclo delle stagioni, non essendoci congelatori che ora,
invece, ci permettono di mangiare gli asparagi anche a Natale! Un
alimento estivo che manca nella dieta del nostro intellettuale sono i
pomodori mentre sono presenti: chiappari, cocciani, cocozze,
cancaricchj, citrulli, catarozzi, crisomoli, cerase, lattughe, piselli,
fagioli, percochi, persiche, columbri, cappucci, rafanelli, acci,
portogalli, scarole, … molto probabilmente la coltura della citata
solanacea si è diffusa nel nostro territorio in epoca più recente.
Il vino, bevuto qualche volta con Domenico
Marchianò4,
non manca mai a tavola e che, assieme ad un buon sigaro francesotto,
allevia la sua quotidiana solitudine (“Son solo…”)5,
nonché il caffè consumato, di tanto in tanto, presso il salotto di Donna
Maria Pisarra.
Quotidianamente Don Giuseppangelo mangia, a
pagamento, presso lo spaccio di sua figlia Emilia6,
ma quando cucina da solo si nutre male con cibi che gli provocano
tormenti che non manca di citare: “Mi sento tutto infocato ed amaro
con lingua gravemente pituitosa ed amara. In complesso mi sveglio assai
mal disposto. Cause: la saracca, il tabacco, il vino, i cibi crudi e
sterili”.
La cattiva alimentazione, il fumo, la scarsa
igiene e i tormenti che gli infliggono i parassiti (pidocchi, cimici e
pulci)7,
il cui abbattimento viene minuziosamente elencato, nel giro di un anno
lo porteranno alla tomba.
Comunque, nonostante i suoi buoni
propositi il Nociti eccede nei pasti (7 giugno1898) come quando da sua
figlia, dopo aver mangiato “macaroni all’olio” trangugia anche
“venti cancaricchi all’aceto e due sarache” !
La pasta (macaroni, magaroni) è il piatto
da lui più consumato, ma Emilia gli cucina anche strangugli
(gnocchi), pesci e molluschi (zirro, bobba, baccalà,
polipi), rarissima è la carne che solo in qualche occasione è
servita sotto forma di macaroni con stigliola8,
capuzze e braciole.
I disturbi provocati dagli eccessi
continuano: “Da quindici giorni soffro aspro prurito sulla pelle
cagionatomi da pustolette rosse. Ne è stato causa il senape che sto
mangiando ad insalata da un mese e più nonché l’uso quotidiano di una
saraca”.
I suoi fornitori sono per il pane, che
non manca nel suo desco, Donna Felicia o Donna Bettina, per le saracche
Andrea mentre Rosinella e la Seggiara gli portano i barili
d’acqua fresca (£ 0,10) mentre le uova gli arrivano da Terranova e
costano £ 0,04 l’una.
La gola fa commettere al Nociti anche
un piccolo peccato che confessa (1/8/1898):
“Rubo quindici pere acerbe”,
ma qualcuno gli vuole bene perché
“Donna Vincenza mi manda un piatto di
fichi e Carolinella mi ha fatto un cozzuolo9”.
Ogni tanto mangia in altri luoghi,
forse qualche locanda:
Piatto di fagioli da Saverio……………… 0,15
Piattino di fagioli da Maddalena
……….0,10
In occasione delle esequie del maggiore Vincenzo
Luci (4/9/1898), il Nociti annota: “ Per la necrologia fattagli,
Costantino Luci mia ha mandato due litri di vino. Benedictus! Da Emilia
una focaccia al forno; peperoni e due mezze luminciane ed il
cozzuolo coi passoli10”.
E tante altre pietanze si potrebbero
elencare per soddisfare la curiosità dei lettori ai quali, però, si
fornisce una ricetta redatta dal Nociti il 15/5/1895: “ Cucina.
Bollir le fave.
Due rotola11
di fave tenere si snocciolano, e si mettono in tegame di creta con un
bicchiere d’acqua e tre once12
di strutto. Dopo mezz’ora di bollitura vi si aggiunge un’oncia di sale,
il quale non si aggiunge da principio perché fa attaccare e quindi
bruciarsi le fave al fondo cretaceo. Poi si aggiunge un altro bicchiere
di acqua e poi qualche altro. La tersa e quarta acqua deve quasi
ricoprirla, e cuocerle definitivamente. Giova accanto al fuoco tener il
bricco a bollir alfin di sovraggiungere sempre acqua calda e sollecitare
la cucitura. Se le fave sono cocevoli la operazione finisce in men di
un’ora”.13
Sicuramente il Nociti avrà avuto la
stessa cura nel redigere anche i diari precedenti che, se conservati, ci
avrebbero fornito, oltre a notizie di carattere storico e letterario,
anche l’evoluzione dei propri gusti e le mode alimentari che si sono
imposte nel XIX sec.

1
Giuseppe Angelo Nociti (1832-’99) fu il maggior esponente della
cultura spezzanese del XIX sec. Rimasto orfano vene cresciuto in
Spezzano Albanese da suo zio, e poi suocero, Luigi, noto mazziniano.
Di carattere bizzarro, ma molto colto, ha scritto molti testi
manoscritti la maggior parte dei quali sono andati persi soprattutto
per l’incuria dei parenti. Di lui hanno scritto Ferdinando Cassiani,
Alessandro Serra, Giuseppe Acuafredda, Giovanni Laviola, Italo C.
Foritno e Francesco Marchianò.
2
Non sappiamo in quale anno Don Giuseppangelo iniziò la redazione dei
suoi Diari che, se ritrovati, forniranno dati inediti sulla
vita delle singole famiglie spezzanesi.
3
Il Nociti aveva corrispondenza con molti intellettuali italiani,
arbëresh e di altri paesi. Importantissima è il suo epistolario con
il vate albanese Gerolamo De Rada.
4
Domenico Marchianò (1840-1902), figlio e fratello di patrioti,
garibaldino e poeta in lingua arbereshe. Suo è un componimento sulla
tragica battaglia di Custoza (24 giugno 1866) alla quale aveva preso
parte con ufficiale di cavalleria. Sposò Mariangela Scura da
Vaccarizzo Albanese. Questa famiglia, originaria di Macchia-S.
Demetrio Corone purtroppo si sta estinguendo.
5
Nel 1897 moriva Anna Nociti (1832-’97), cioè la moglie-cugina di Don
Giuseppangelo, sposata nel 1853. Questo matrimonio fra consanguinei
fu funestato da lutti poiché i figli della coppia, per motivi
ematici, non nascevano normali decedendo in tenera età o giovani
come Faustina, morta paralitica a 28 anni. Di circa tredici figli ne
sopravvivranno solo tre: Emilia, Mariangela e Pasquale.
6
Emilia Nociti (1857-?) sposerà Giovanni Pettinato dal quale avrà il
figlio Natale da cui il soprannome Donatallërat. L’altra
sorella Mariangela sposerà il commerciante campano Raffaele
Abbagnano. Secondo una testimonianza del compianto prof. Agostino
Montone abbiamo motivo di ritenere che il famoso filosofo Nicola era
nipote di Don Giuseppangelo. L’unico figlio maschio Pasquale (1873-
Brasile ?) si dedicava alla crapula scialacquando i risparmi del
padre con donne di malaffare durante il servizio militare. Di lui il
Cassiani narra che partendo per il Brasile portò con se bauli colmi
dei manoscritti paterni. Peccato!
7
Rispettivamente in arbëresh morra, korez e pjeshta.
8
Si tratta della coratella di agnello, capretto, pollo o coniglio.
10
“…melanzane e pane farcito con uva passa”.
11
Unità di misura degli aridi nel Regno delle Due Sicilie.
12
Unità di misura di peso nel Regno delle Due Sicilie.
13
In Giovanni Laviola, Il dramma di una vita – Giuseppe
Angelo Nociti – l’uomo e lo scrittore, Edizioni Trimograf,
Spezzano Albanese (Cs), 1991.