Figure poco note della
storia spezzanese
Don
Michelangelo Diodati (1812-1869)
(di Francesco
Marchianò)
Spesso nel nostro
bollettino citiamo sempre personaggi locali famosi che hanno scritto la
storia della nostra comunità e tralasciamo una miriade di figure poco
note, ma non per questo meno importanti, di cui purtroppo le cronache
dell’epoca parlano poco o tacciono completamente.
Uno dei compiti che ci
prefiggiamo nel futuro è di far conoscere agli spezzanesi quelle
personalità considerate, a torto, minori per il ruolo imposto dai tempi
e dalle situazioni, ma che in realtà hanno contribuito a rendere grande
il nostro paese.
E’ un impegno difficile
poiché si dispone di pochissimi documenti, a volte si tratta di veri e
propri squarci di vita attinti da cronache ecclesiali o da brevi notizie
fornite da qualche attento e puntiglioso cronista come il nostro G. A.
Nociti che, in questo caso non ci è stato di grande aiuto.1
Una delle figure prese in
considerazione è il canonico d. Michelangelo Diodati appartenente al
clero spezzanese nel periodo dell’arcipretura di d. Paolo Nociti che ha
retto, con polso fermo e spirito di carità, per un circa un ventennio,
la Chiesa locale.2
L’economo curato d.
Raffaele Costantini3
nel redigere in latino l’atto di
morte, inserisce dei brevi ma significativi cenni biografici sul Diodati,
definendolo “integerrimus”, che nacque nel 1812 da Francesco e
Mariangela Grisolia, genitori buoni ma poveri che, nonostante le
ristrettezze del tempo, permisero al proprio figliolo di studiare nel
seminario. Molto versato per le
discipline letterarie, il futuro sacerdote studiò gli autori di testi
sacri e, “consumpsit”, divorò libri di filosofia, teologia e
fisica.
Ma egli non tenne per se
queste conoscenze poiché si dedicò all’istruzione dei giovani spezzanesi
e di quelli degli altri paesi, nonché alla crescita morale e spirituale
dei fedeli essendo “doctus in praedicatione”.
Inoltre uno dei meriti di
d. Michelangelo Diodati fu la sua nomina, nel 1850, a cappellano della
Confraternita Laicale di S. Maria di Costantinopoli4
che curò spiritualmente fino
alla repentina scomparsa avvenuta il 10 novembre 1869. Aveva 57 anni.
I funerali si svolsero
“cum magno dolore” di tutta la popolazione spezzanese e, non avendo
una propria cappella, d. Michelangelo fu sepolto in quella della
famiglia di Pietro Ferrari.
La sua scomparsa toccò
profondamente gli amici tanto che Alessandro Nociti5
già sindaco e fratello
dell’Arciprete d. Paolo, scrisse, nel retro dell’atto di morte, il breve
componimento che diamo qui di seguito.
“Sonetto di conduolo
fatto dallo scribente Alessandro Nociti per la morte del dietroscritto
suo stretto amico Don Michelangelo Canonico Diodati
Piangi, deh piangi, o Vergin di Dio Madre;
Piangete o miei fratelli, e figli suoi!
Scomparso è già, non è più in frà di noi
Di questo culto lo Spiritual Padre!
Rapito Ei fu dall’angeliche squadre
E condotto nel sen’ degli Avi, Eroi
Di nostra Religione, dove poi
Prega il Signor che diaci menti quadre!
Piangete si, ma non piangete tanto
A far ch’Egli non viva là beato,
Ma che sia limitato il vostro pianto!
Anzi sciogliete pur la lingua al canto
A dir che sia là sù glorificato
Il buon padre Michele, e non compianto.
Alessandro Nociti.”
Le bella e sentita poesia
del Nociti, membro della Confraternita, ci fa capire la grandezza umana
e spirituale di d. Michelangelo Diodati, umile sacerdote spezzanese.

1
Giuseppe Angelo Nociti (1832-1899), letterato poliedrico, ha scritto
ben due storie su Spezzano Albanese, inserite nella sua Platea
(1860), zibaldone storico riguardante storia e curiosità sul
nostro paese e mandamento. Benché abbia avuto a propria disposizione
documenti di prima mano, ora andati persi, non li ha ben saputi
interpretare ed utilizzare. In molte sue cronache appare il proprio
carattere bizzarro, irruente, parziale. Non manca di criticare,
spesso a torto, le persone da lui ritenute nemiche personali o di
famiglia. Ma ne aveva di motivi poiché durante il regime borbonico
tutti i membri della famiglia Nociti furono perseguitati dalla
polizia per la loro appartenenza alla Carboneria. Profondo ed abile
conoscitore delle lingue classiche e delle lingue italiana ed
albanese si dilettava a creare dei falsi che poi sperava di vendere.
Il prof. De Leo, infatti, ritiene che egli abbia creato le
Capitolazioni del 1581
e, a mio avviso, anche il componimento erotico Vall’e
Serafinës (1867) e una versione dei canti della Passione del
Venerdì santo che non combaciano affatto con quelli tramandati dalla
nostra tradizione. Su questi argomenti si pensa di ritornare con un
apposito articolo.
2
Don Paolo Nociti nacque a S. Giorgio Albanese nel 1799 da genitori
spezzanesi: il notaio Antonio e Giulia Staffa. Nel 1825 fu nominato
parroco a Tarsia e dal 1852 al 1871, anno in cui si spense, fu
arciprete primicerio della nostra comunità. Figura eccezionale e
caritatevole di sacerdote, con la sua predicazione e la vita
esemplare riuscì a dare una svolta decisiva alla moralità del paese:
durante la sua missione, l’omicidio, pratica che mieteva circa una
decina di vittime l’anno, e l’abbandono di numerosi neonati alle
porte delle chiese si ridussero drasticamente per poi scomparire
quasi del tutto. Fu uno studioso delle leggi nonché un fine poeta in
lingua albanese. Si spense nel 1871 compianto da tutto il paese.
3
D. Raffaele Costantini (1829–1901) nacque nel nostro paese da
genitori cassanesi. Durante l’arcipretura di d. Paolo Nociti fu
viceparroco ed oeconomus curatus. Dopo la scomparsa del suo
superiore non venne nominato arciprete sia perché non godeva di
appoggi nella Curia rossanese e sia perché, a mio avviso, non aveva
padronanza del latino. Nel 1871 portò a termine i lavori di restauro
della chiesa di S. Maria del Carmine. Dopo essersi recato in
missione nelle Americhe presso le colonie di immigrati italiani, si
spense nel nostro paese agli inizi del secolo scorso.
4
La chiesa di S. Maria di Costantinopoli probabilmente preesisteva
alla venuta degli Albanesi nonostante i documenti ecclesiali la
citino per la prima volta nel 1649. Dal 1742 fino agli inizi del XX
sec. le sorti di quella chiesa vennero rette dai sacerdoti
appartenenti alla famiglia Salimena. Nel 1836 il Re Ferdinando II di
Borbone firmava il decreto di costituzione della omonima
confraternita laicale (“fratjeltë”) che nel 1850 restaurava
la chiesa rendendola la più bella del paese con grande festa e
mercato. Il medaglione del priore attualmente è custodito
gelosamente da un privato.
5
Alessandro Nociti, fratello dell’arciprete d. Paolo, fu il sindaco
che nel 1861 fece procedere all’arresto del vescovo di Rossano,
mons. Pietro Cilento, prelato bieco e reazionario, secondo un
giudizio di G. A. Nociti ed una lettera di denuncia alla polizia
inoltrata da anonimi spezzanesi.