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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  

 

PIRETET E SHËN MËRISË POSHTË

(di Francesco Marchianò)

Uno dei momenti forti della vita religiosa dei fedeli di Spezzano Albanese rimane la festa di S. Maria delle Grazie, patrona del paese fin dalla metà del XV sec. quando vicino al Suo tempio si stabilirono i profughi provenienti dall’Albania.

A Lei da secoli gli spezzanesi si rivolgono per ottenere grazie e Le tributano circa tre giorni di festeggiamenti religiosi e civili che iniziano il pomeriggio di Pasqua per protrarsi fino alla mezzanotte del martedì successivo.

Ma la festa, nonostante la forte presenza di fedeli, non ha più il sapore del passato a causa dei mutamenti socio-economici avvenuti soprattutto nell’ultimo cinquantennio.

La nostra generazione, infatti, si ricorda ancora le ultime arature dell’orto della Madonna, effettuate dai proprietari di buoi il Lunedì dell’Angelo, che culminavano con messa omonima (“mesha e qevet”) e la benedizione dei docili animali e dei loro conduttori da parte dell’arciprete.

Ed ancora ci ricordiamo del falò acceso la sera stessa davanti alla  casa di Antonio Pingitore e poi il giorno seguente la grande fiera ed il vasto mercato boario che si svolgevano, rispettivamente, nel piazzale antistante l’artistico cancello e nei fianchi della collinetta delle croci del Calvario (“Koci i Kriqezvet”), poi deturpata da costruzioni.

Ma le generazioni molto precedenti alla nostra narrano di altre usanze andate perse nel tempo e legate alla stagione primaverile che cominciava a dare le sue primizie.

Uno di questi frutti è un agrume, che in quel periodo aveva raggiunto la piena maturazione, ormai quasi scomparso nei nostri giardini, noto in albanese come “pireti” ed in italiano come limoncello calabrese (citrus aurantifolia).

I venditori ambulanti portavano le gerle piene di questi succosi agrumi che venivano ammonticchiati ai lati del viale per venderli ai fedeli che recavano in chiesa. Ma il momento più bello era rappresentato dal martedì pomeriggio quando la statua mobile della Madonna usciva in processione per visitare e benedire il paese ed i suoi abitanti.

Allora i venditori ambulanti gettavano ai piedi della statua manciate di limoncelli, a mò di confetti, per onorare la Patrona e facendo così anche la gioia dei numerosissimi bambini che vi si buttavano a capofitto per raccoglierne il maggior numero possibile poiché l’aspro agrume era per loro un frutto proibito a causa del prezzo.

Ma questo loro gesto, che non aveva nulla di devozionale, era però il preludio di un gioco innocente che si svolgeva sempre davanti al sagrato della chiesa o nell’ampio piazzale.

Il gioco prevedeva la partecipazione di tre-quattro giocatori di cui uno lanciava un limoncello come boccino (“mjeshtri”) e gli altri dovevano a loro volta lanciargli contro il proprio agrume.

Chi toccava il boccino o si avvicinava ad esso vinceva tutti gli agrumi rimasti a terra per poi diventare, a sua volta, il lanciatore per un nuovo giro.

Quindi la festa della Madonna delle Grazie oltre a rappresentare un momento di spiritualità per l’intera comunità spezzanese, e dei fedeli che giungevano dai dintorni, era anche l’occasione di esternare quelle che erano le tradizioni locali ed, in questo caso, i giochi popolari.

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