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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  

Spezzano rivive nei racconti popolari

E’ stato appena edito per i tipi della Rubbettino un testo dal valore antropologico veramente notevole. Si tratta dei “Racconti popolari di Spezzano Albanese” raccolti, trascritti e tradotti in italiano da Padre Vincenzo Malaj. A rendere possibile l’operazione culturale, è stato l’impegno del Prof. Francesco Altimari, Pro Rettore dell’Unical, oltre che professore ordinario di lingua e letteratura albanese dello stesso ateneo calabrese, che ha portato a compimento l’opera di padre  Malaj morto nel 2000.

I testi, 33 racconti e un trentina circa fra proverbi e scioglilingua, presentati nella doppia versione in lingua albanese ed italiana, costituiscono uno spaccato della società e della cultura materiale spezzanese ed arbëreshë e fotografano l’epoca in cui sono stati raccolti dalla viva voce della gente del posto. Il lavoro sul campo di ricerca e recupero di queste significative espressioni popolari, condotto in una data ben precisa – il 6 agosto del 1968 – è dovuto, come si diceva, al padre dei minori francescani, il montenegrino Vincenzo Malaj, figura intellettuale di grande versatilità e spiccata personalità del mondo religioso, culturale e artistico albanese della seconda metà del XX secolo. Malaj, Conseguita nel 1973 la laurea in lingua e letteratura albanese a Roma sotto la guida di Ernest Koliqi, si rese promotore di una sistematica azione di recupero dei valori culturali italo albanesi, occupandosi della letteratura orale calabro – arbëreshë. «Questa raccolta di narrativa orale calabro-arbëreshe – spiega il prof. Altimari – rappresenta un importante segmento finora inedito, di una vasta e sistematica ricognizione scientifica delle tradizioni popolari degli albanesi d’Italia, promossa con grande lungimiranza nella seconda metà del XX secolo con il sostegno del CNR, dell’Istituto di lingua e letteratura albanese dell’Università di Roma, sotto la guida di Ernest Koliqi prima e di Giuseppe Gradilone  e di Elio Miracco, poi. Non è casuale che essa vede la luce dopo trent’anni nella nostra regione, in una delle aree privilegiate di quella indagine sul campo, per iniziativa della sezione di albanologia dell’università della Calabria, fondata da Francesco Solano, punto di riferimento scientifico e culturale nel territorio calabrese e soggetto propulsore della ricerca scientifica per le comunità albanesi del Meridione».

I racconti inseriti nella raccolta trattano i più svariati argomenti. Si tratta in massima parte di temi popolari specifici della tradizione locale, ma non mancano le versioni di favole che si richiamano ad una cultura senza età e senza tempo che affonda le sue radici in Esopo e Fedro e come tali tipiche di una cultura materiale che pare ormai definitivamente rinchiusa negli armadi della memoria, ma che proprio per questo vanno recuperate e custodite perché sono le sole che àncorano il presente al passato, trasformando la realtà in mito. Leggere questi racconti, significa sicuramente fare un salto all’indietro nel tempo, capire come eravamo e di quali valori si nutrivano le nuove generazioni quando era il sorgere e il calar del sole a delimitare la gran parte delle attività umane e la comunicazione seguiva ancora ritmi ancestrali ormai perduti nei sogni onirici di un’infanzia dell’umanità, di cui oggi, forse, si sente un tantino la mancanza.

«Il materiale che qui vede la luce – conclude l’accademico Altimari – è stato fortunatamente recuperato e sottratto all’oblio per merito di Anton Berisha a cui il compianto padre Malaj è riuscito a consegnare poco prima della sua scomparsa, le varie raccolte ancora inedite di narrativa orale arbëreshe raccolte in Calabria negli anni ’60, pregandolo di farle un giorno pubblicare.  Noi oggi, con questa pubblicazione, intendiamo onorare il ricordo e l’impegno di un grande intellettuale come Vincenzo Malaj nella consapevolezza di rendere un importante servizio alla conoscenza della letteratura orale albanese e di offrire anche uno strumento didattico utile alla comunità interessata e alla scuola arbëreshe».

Il volume, edito col contributo della Commissione Europea, DG XXII – Progetto Betla, della Cattedra di lingua e letteratura albanese dell’Università della Calabria e della Banca di Credito Cooperativo della Sibaritide di Spezzano Albanese, si è anche avvalso della collaborazione di Vincenzo Belmonte che ha curato la versione italiana dei testi e di Francesco Marchianò e Filomena Raimondo che hanno curato la versione in lingua albanese. Un ringraziamento particolare va al Bashkim Kulturor Arbëreshë che ha fornito un indispensabile corredo fotografico di immagini d’epoca opportunamente inserite nel testo e che riguardano la comunità di Spezzano Albanese nel suo recente passato.

Raffaele Fera

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