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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
ACCADDE A SPEZZANO E DINTORNI  NEL GENNAIO DEL …
di Raffaele Fera

01/01/1794 Un decreto di Re Ferdinando IV di Borbone (poi riconfermato con due dispacci datati 1° febbraio e 1° marzo), dispone il trasferimento del Collegio Corsini da San Benedetto Ullano a San Demetrio Corone, presso il monastero di S. Adriano. Viene così esaudito il desiderio dell’allora Vescovo Presidente Francesco Bugliari di Santa Sofia (la denominazione “d’Epiro”, venne aggiunta nel 1863). L’Istituto assumerà la nuova denominazione di “Collegio di Sant’Adriano”. Il Bugliari morì poi nel 1806 finito a pugnalate da Gian Marcello Lopez, capo dei sanfedisti locali. Fu sostituito per un quarto di secolo da un’altra figura carismatica, il Vescovo Domenico Bellusci di Frascineto, patriota e liberale.

02/01/1492 Dopo otto secoli di dominio arabo, la caduta di Granada cancella l’ultima presenza islamica in Occidente e completa la riconquista spagnola dell’intera penisola iberica. L’assedio durò ben dieci anni, finché la fame e le discordie interne dettero alla piccola enclave il colpo di grazia. L’ultimo monarca, Boabdil aprì le porte dell’Alhambra ai soldati spagnoli, tradendo il suo stesso popolo. Gli spagnoli ricambiarono il favore permettendo (ma solo per un breve periodo di tempo) agli abitanti di Granada di conservare le loro proprietà, religione, usi e leggi. Per questo avvenimento esultò tutta la Cristianità e a Roma Innocenzo VIII fece organizzare un carnevale spettacolare e concesse a Ferdinando d’Aragona e a Isabella di Castiglia, diventati Re di Spagna, il titolo di Maestà Cattoliche.

03/01/1881 Il nuovo Re d’Italia Umberto I, parte da Roma in compagnia della famiglia reale (il futuro Vittorio Emanuele III ha 12 anni) e del Presidente del Consiglio Benedetto Cairoli, per un viaggio nell’Italia Meridionale. Giunto a Napoli, si imbarca per Palermo sulla corazzata “Roma” ove sosta fino al 12 gennaio. Attraversata la Sicilia, il 21 gennaio è a Catanzaro, il 23 a Cosenza. Il 24 gennaio il treno reale passa per la stazione di Spezzano Albanese. Vincenzo Luci in divisa da Maggiore garibaldino, col petto fregiato di medaglie guida la delegazione che si reca alla stazione. La folla di osannanti provenienti da tutto il circondario frammista a Carabinieri e garibaldini, donne spezzanesi e di Castrovillari in costume, è enorme. Non era prevista alcuna fermata del treno reale, ma il Maggiore Luci, scorgendo il Presidente del Consiglio Benedetto Cairoli, vecchio amico di garibaldina memoria, gli intima gridando: “Cairoli, ferma quel c…. di treno!”. Toccò a Cairoli spiegare al re chi fosse il Maggiore Luci. Il re annuì e fece fermare il treno. Fra i postulanti di Spezzano c’era Mariarosa Giudice col fratello Pietro, a cui si era incendiata la casa qualche tempo prima. La poveretta, dietro suggerimento del Maggiore, fra le lacrime tentò di parlare al re, ma toccò al Luci chiarire al sovrano la vicenda di Mariarosa, del fratello Pietro e dell’altra sorella Anna, chiedendo che fosse loro ricostruita la misera abitazione a spese del comune, data l’estrema indigenza dei tre orfani. Il re, infatti, accolse la richiesta e sorridendo alla poveretta e infondendole coraggio, le strinse la mano. Ma questo gesto fu fatale a Mariarosa, facendo vacillare il suo precario equilibrio mentale. La poveretta uscì di senno pensando che sarebbe divenuta sposa e regina, divenendo invece solo il bersaglio dei discoli del paese che, ogni qual volta la vedevano, le gridavano dietro: “Mariarò, rregj të do” (Mariarosa, il re ti vuole per sposa).

04/01/1825 Nella notte è morto Ferdinando I, Re delle due Sicilie (ex IV di Napoli e III di Sicilia). Era nato a Napoli nel 1751. Gli succede il figlio Francesco I, duca di Calabria dal 1778. Aveva sposato nel 1797 Maria Clementina d’Austria e nel 1802 Maria Isabella di Spagna. Reazionario bigotto e tirannico, morirà nel 1830.

05/01/1867 Nasce a Spezzano Albanese Agostino Ribecco, da Domenico, sarto, e Attilia Mortati, filatrice. Poeta spontaneo legato al romanticismo italo-albanese, fu tra i maggiori difensori della lingua e della cultura arbëreshë. Autore delle raccolte di poesie “Vjersha malli” (Versi d’amore), edite nel 1902, poi inserite nella raccolta “Shpirt e Zëmër (Anima e Cuore), (edite nel 1917). Morì il 31 gennaio 1928.

06/01/1880 Nasce a Ibrik-Tepe (altri lo danno nato a Qytezë), presso Adrianopoli, Noli Fan Stylian, il papas fondatore della chiesa autocefala albanese che propugnava l’uso della lingua albanese nella liturgia. Eclettico sacerdote e poliedrico letterato, viene ricordato per il suo impegno letterario, religioso nonché politico. Presidente del Consiglio dei Ministri nel 1924. Traduttore attento di varie opere di famosi autori come Cervantes, Shakespeare, Ibsen, Longfellow, Edgar Poe. Vanno ricordate le sue opere: “Israelitët e Farisenjtë” (Israeliti e Filistei, dramma del 1907); una raccolta di liriche “Album” del 1948 e “Istorinë e Skënderbeut” (La storia di Skanderbeg, 1921). Nel 1924 si pone a capo  dell’insurrezione contro Ahmed Zogu, costituendo un governo filo-italiano. La vittoria di Zogu lo vede esule a Boston quale metropolita ortodosso albanese. Muore a Fort Lauderdale (Usa) nel 1965.

07/01/1830 Nasce a Spezzano Albanese da Nicola e Mariangela Chiurco,  Giuseppe Marchianò, patriota e giurista. A 18 anni scappa dal seminario di Cetraro per correre sui campi di battaglia. Condannato, si dà alla latitanza. “Sospesi gli arresti” nel 1852 in ragione della giovane età, riprende gli studi a Napoli laureandosi in giurisprudenza. Ma i suoi trascorsi rivoluzionari gli bloccano l’ingresso in magistratura. Arrestato il giorno dopo l’attentato di Agesilao Milano come complice resta in carcere fino al 28/06/1860. Scarcerato e ferito al polmone e all’inguine destro nel corso della rappresaglia ordinata dal Capitano Potenza, fu salvato da un passante che lo trasporta all’Ospedale dei Pellegrini. Il 7 settembre presenzia all’ingresso di Garibaldi a Napoli. Nonostante la malferma salute partecipò alla battaglia di Capua e Caserta. Scrisse il poema “Kangjeli zogut” (La canzone dell’uccello) che inneggia alla libertà. In epoca post-unitaria, fu Segretario di I classe nel Ministero di Grazia e Giustizia a Napoli, Torino, Firenze. Pensionato nel 1896 col grado di Ispettore Centrale dell’Economato Generale, muore a Napoli il 7 aprile del 1902.

08/01/1885 La loggia massonica “Bruzia”, nata nell’ottobre del 1874 dal contrasto con quella de “I pitagorici cratensi risorti” (fondata nel 1860 da Erennio Ponzio, riconosciuta dal Grande Oriente d’Italia” il 3 dicembre 1874 e poi demolita nel 1875 dalla Sezione Concistoriale di Napoli), più volte sciolta e ricostituita, viene nuovamente sciolta con decreto n. 51 dal Gran Maestro e nuovamente ricostituita il 2 marzo. In questa occasione, i dissidenti fondarono la loggia “Excelsior” a sua volta scioltasi l’anno seguente con il trasferimento di gran parte degli adepti alla loggia “Skanderbeg” di Lungro.

09/01/1693          A partire da tale data e fino al 31 maggio, si verifica una serie continua di scosse telluriche in tutto il mezzogiorno d’Italia. Fortissime quelle dell’11 gennaio che distrussero Catania. Spezzano Albanese ne esce miracolosamente indenne.

10/01/1878 Sale sul trono del Regno d’Italia, succedendo al padre Vittorio Emanuele II, il re Umberto I di Savoia. Era nato a Torino il 14 marzo del 1844. La madre era Maria Adelaide di Ranieri. Prende parte volontariamente alla III guerra di Indipendenza a capo della XVI divisione, coprendosi di gloria a Villafranca nella giornata di Custozza. Durante il suo regno si meritò l’appellativo di “Re buono”. Muore il 29 luglio 1900 a Monza per mano dell’anarchico Gaetano Bresci che gli spara tre colpi di pistola. Bresci, ritornato apposta dagli Stati Uniti per compiere il regicidio, era nato a Prato il 21 novembre del 1869 e fu trovato morto in cella, pare suicida, il 22 maggio del 1901. Sul trono d’Italia sale Vittorio Emanuele III nato a Napoli nel 1869 e morto in esilio nel 1947 ad Alessandria d’Egitto. Aveva sposato Elena, figlia del principe Nicola del Montenegro.

11/01/1105 E’ questa la data presumibile della fondazione del Patirion  da parte di San Bartolomeo da Simeri. Costruito a 600 metri sul livello del mare nelle montagne tra Rossano e Corigliano, è dedicato a Santa Maria della Nuova Odigitria, ma è conosciuto come Santa Maria del Patìre o semplicemente Patire. Grazie alle donazioni e ai privilegi concessi dai Normanni, fu uno dei più ricchi e importanti cenobi basiliani dell’Italia meridionale. Dal suo “scriptorium” uscirono preziosissime trascrizioni di codici, molti dei quali sono oggi conservati nella Biblioteca Vaticana e nell'abbazia di Grottaferrata. Soppresso dai Francesi nel 1806, venne abbandonato.

12/01/1848 Dopo le prime avvisaglie rivoluzionarie di Milano del 3 gennaio, i moti si propagano a Palermo e come un’epidemia si diffondono per tutta l’Italia e l’Europa. A Napoli il 27 gennaio, a Parigi il 23 febbraio, a Budapest il 3 marzo, a Vienna il 13 marzo, a Berlino il 18 marzo e nuovamente a Milano dal 18 al 23 marzo (le 5 giornate) e quindi a Venezia che scaccia gli austriaci.

13/01/1916 Muore a Spezzano Albanese Orazio Rinaldi.  Era figlio del Notaio Andrea e di Mariangela Bellezzi. Educato nel collegio di S. Adriano, partecipò attivamente ai moti del 48. Anch’egli subì il carcere di S. Maria Apparente in Napoli dal 1856 al 1860. Prese parte all’impresa dei Mille in qualità di luogotenente nella battaglia di Capua. Dopo l’Unità, il Segretario di Stato Silvio Spaventa lo nomina Ispettore Capo della Questura di Napoli ove rimase fino al 1° settembre 1885. Era nato a Spezzano il 25 agosto del 1830.

14/01/1471 Sul letto di morte nel castello di Terranova da Sibari, il I° Principe di Bisignano, Luca Sanseverino, chiama a raccolta l’intera famiglia per fare testamento. I figli maschi legittimi Girolamo (erede), Carlo e Giovanni Antonio ebbero suddivisi i beni feudali e burgansatici(1). Il primogenito Girolamo venne proclamato erede universale. Alla figlia Covella (Gubella) lascia la “dote di paraggio”(2) e 50 mila ducati in caso di matrimonio con Federico d’Aragona, figlio del Re, ridotti a 12 mila, oltre al corredo, nel caso il matrimonio non si dovesse concludere. Anche le figlie naturali Giovannella e Nicola (femmina?) e Roberto ebbero la loro parte. Esprime infine il desiderio di essere sepolto nella chiesa di San Francesco a Bisignano vestito del saio. Morirà nel corso dell’anno seguente, molto probabilmente fra l’8 maggio e il 14 luglio 1472.

15/01/1921 Al 17° congresso di Livorno del Partito Socialista Italiano svoltosi al teatro Goldoni dal 15 al 20 gennaio, Amedeo Bordiga annuncia la scissione dell’ala rivoluzionaria (minoritaria) che dà vita al Partito Comunista d’Italia (PCdI) che aderisce alla Terza Internazionale Comunista. Fra i fondatori del nuovo partito (prima era iscritto al partito socialista massimalista), è da annoverare l’avvocato spezzanese Giovanni Orazio Rilaldi, nato a Napoli il 23 febbraio del 1883. Rinaldi subito dopo la caduta del fascismo, il 26 luglio del 1943 fondò a Spezzano una sezione del Partito Comunista e il 14 settembre,  all’arrivo delle truppe alleate neozelandesi a Spezzano Albanese, venne nominato Commissario prefettizio in sostituzione del podestà Ambrogio Cassiani.   Morì a Spezzano Albanese il 1° febbraio del 1960.

16/01/1859 Luigi Settembrini viene imbarcato sulla corvetta “Stromboli” per essere esiliato, assieme agli altri condannati – in tutto 66, fra cui Silvio Spaventa, Carlo Poerio, Giuseppe Pace, Domenico Mauro – negli Stati Uniti d’America (New York). Il figlio del Settembrini, Raffaele, saputo che a Cadice i detenuti avrebbero trasbordato su un mercantile americano, raggiunse la città portoghese e, sotto mentite spoglie, si fece assumere dal comandante del battello americano come cameriere. La minaccia di essere denunziato alle autorità americane per aver trasportato i patrioti italiani contro la loro volontà ed essere accusato per questo di tratta degli schiavi, ma anche perché gli venne pagata la restante somma che in America avrebbe dovuto riscuotere dal console borbonico di New York, (cinque mila “colonnati”), convinse il comandante della “David Stewart” a sbarcare gli esuli a Queenstown nella baia di Cork in Irlanda, ove furono accolti benevolmente il 6 marzo 1859. Da qui gli ormai ex prigionieri politici il 19 sbarcarono a Bristol e il giorno 21 a Londra, ove furono accolti con grandi festeggiamenti. Nella capitale inglese incontrarono fra gli altri, l’Ambasciatore di Sardegna Emanuele D’Azeglio, Giuseppe Mazzini, Francesco Crispi, Rosolino Pilo, Aurelio Saffi ed altri.

17/01/1468 Giorgio Castriota Skanderbeg muore ad Alessio, stroncato da febbre malarica. Aveva ivi convocato tutti i capi albanesi della Lega e i veneziani per coordinare le operazioni contro i turchi. “Un simile leone - disse Maometto II - non nascerà più sulla terra”. Fu sepolto nella cattedrale di San Nicola di Mira. Gli albanesi resistettero per altri 11 anni guidati dall’esempio e dal ricordo di Giorgio Castriota Scanderbeg, simbolo di un’era, campione dell’umanità. Le sue ossa sarebbero state dissotterrate dai turchi che se le sarebbero distribuite come talismani da portare al collo, incorniciate in oro. Alla sua morte i montanari indossarono in segno di lutto una mantellina nera che portano tutt’oggi. Lasciò due figli: Voisava e Giovanni.

18/01/1919 Don Luigi Sturzo da una camera d’albergo di Roma, lancia il suo appello: "A tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini supremi della patria, senza pregiudizi né preconcetti, facciamo appello perché uniti insieme propugnino nella loro interezza gli ideali di giustizia e di libertà…”.  E’ l’atto di fondazione del Partito Popolare Italiano. Il sacerdote era nato a Caltagirone il 26 novembre del 1871 a Roma l’8 agosto del 1959.

19/01/1872 Colpito da male incurabile, muore a Firenze il patriota Domenico Mauro  (secondo altre fonti sarebbe morto il 17 gennaio 1873). Le sue ossa riposano in Santa Croce. Studente del Collegio e mazziniano della prim’ora, fu poeta letterato e patriota illustre. Prese parte alla spedizione dei Mille partendo da Quarto con suo fratello Raffaele. (Due altri fratelli, Alessandro e Vincenzo, furono catturati e uccisi a Campotenese nel 1848. Ad Alessandro venne mozzato il capo dopo che ebbe ucciso un ufficiale borbonico che gli intimava di gridare “Viva il Re, Viva la corona”). Francesco De Sanctis nel corso delle sue lezioni di letteratura meridionale all’Università di Napoli ebbe a dire di Domenico: «Quando l’Italia avrà ricuperato il pieno possesso del suo senso morale e si avvezzerà a guardare dietro lo scrittore l’uomo, a guardare gli uomini non da quello che scrivono ma da quello che fanno; allora se vi sarà un libro d’oro dei grandi caratteri e dei grandi patrioti non mancherà una pagina a queste virtù di Domenico Mauro». Ideatore e organizzatore dei moti di Cosenza del 15 marzo 1844, venne scoperto, arrestato e tradotto prima nelle carceri di Cosenza e quindi in Santa Maria Apparente da dove uscì l’anno seguente per rifugiarsi temporaneamente a Zurigo. Primo eletto con 8.000 suffragi nel suo collegio alle elezioni per la costituzione del parlamento napoletano, rientra in Calabria per riorganizzare la rivoluzione in seguito ai fatti del 15 maggio a Napoli. Fallito il tentativo ripara prima a Corfù e poi a Torino, ove maturò la sua adesione all’ideale unitario sotto i Savoia. Nel parlamento post-unitario, ricoprì la carica di deputato per due legislature. Alfine, stanco degli intrighi e dei compromessi politici si ritirò a vita privata. Era nato il 13 gennaio 1812 a San Demetrio Corone, da Angelo e Caterina Lopez. (altre fonti fra cui Giovanni La Viola lo danno nato il 17 dicembre1812).

20/01/1799 Nasce a San Giorgio Albanese Paolo Nociti da Antonio e Giulia Staffa, entrambi di Spezzano. Quando aveva due mesi i genitori rientrano a Spezzano. Di tendenze liberali, come tutti i Nociti, viene ordinato sacerdote il 24/05/1825 e quindi nominato arciprete a Tarsia. Dal 1836 al 1839 dimora a Fornelli, in provincia di Campobasso, chiamatovi dal fratello Giuseppe Maria, professore, letterato e medico. Rientra quindi a Tarsia ove il popolo lo reclama. Nel 1852, alla morte dell’Arciprete Ferdinando Guaglianone Seniore, vince il concorso e diventa arciprete di Spezzano fino alla morte, il 27 (o il 21) marzo 1871.

21/01/1626 Nasce a Regina (oggi frazione di Lattarico) Papa Innocenzo XII, al secolo Ottavio Francesco Giuseppe Antonio Pignatelli. La testimonianza è conservata nel registro parrocchiale di San Giovanni di Regina, ove una notazione segnata sul margine sinistro del foglio del registro, recita: “Fu Pontefice con il nome di Innocenzo XII° nel 1691. Fu un Pontefice savio e Santo, abolì il Nepotismo, con una celebre Costituzione, trasse dalla venerazione del Pontificato anche agli eretici. L'Arcip. Molinari di Acri ha notato la sua memoria”. La storia ufficiale dei papi considera invece Innocenzo XII nato a Spinazzola in Basilicata il 13 marzo del 1615.

22/01/1891 Quarto di sette figli, nasce ad Ales (Cagliari), da Francesco e Giuseppina Marcias, Antonio Gramsci, le cui radici affondano in una cultura, quella albanese e arbëresh pregna di caparbietà, rigorosità morale, valori positivi,  dignità e coraggio. Una banale caduta gli provocherà una deformazione irreversibile alla colonna vertebrale. Sposò Julka Schucht conosciuta  a Mosca nel 1922 dalla quale ebbe due figli: Delio e Giuliano. Arrestato nel 1926, il 4 giugno del 1928 venne condannato a 20 anni, 4 mesi e 5 giorni di reclusione. Ammalato di tubercolosi dal 1931, morì per emorragia cerebrale il 27 aprile del 1937, presso la clinica di Roma “Quisisana”, il giorno prima della effettiva scarcerazione. Le sue ceneri prima inumate al Verano, sono state poi trasferite nel cimitero inglese di Roma.

23/01/1487 Re Ferrante garantisce a Gerolamo Sanseverino  il possesso delle terre di San Marco, Acri e Bisignano che si erano ribellate al giogo feudale per tornare al demanio. Questo gli dà l’illusione di essere tornato nelle grazie del Re dopo che questi prese parte attiva alla congiura dei baroni intrapresa due anni prima.

24/01/1806 Nel corso della ritirata borbonica verso la Sicilia, (Ferdinando IV abbandonò la capitale il 17 gennaio), muore a Spezzano il brigante Stefano Cicalese di anni 42. L’Arciprete Vincenzo Maria Cucci così ne riporta la fine nel registro dei morti «…e perché era ridotto in uno stato da non poter camminare esalò l’anima vicino alla casa di Francesco Gullo, e fu seppellito in una fossa fatta scavare dal Comandante del Consiglio».

25/01/1735 Con la fine della guerra di successione polacca, Carlo VI imperatore d’Austria e re di Napoli, per via degli accordi diplomatici perde il trono di Napoli e Sicilia che viene assegnato al giovanissimo Re Carlo III di Borbone (VII come re di Napoli e I come re di Sicilia, era figlio di Filippo V di Spagna e di Elisabetta Farnese, erede del ducato di Parma e Piacenza). La sua dinastia resterà al potere fino al 1860. Il 25 gennaio del 1735, durante una sua visita nel Regno, si ferma a Terranova, ove “si compiace” di assistere ad una esibizione folcloristica dei misteriosi e sconosciuti sudditi albanesi di Spezzano. Presso il sontuoso teatro attiguo al castello, il principe Vincenzo Spinelli fece rappresentare in onore del Sovrano, la commedia “L’infortunio fortunato”. Sovrano illuminato, Carlo III intraprende una forte riorganizzazione della macchina statale che interessa tutti i settori, coadiuvato da abili ministri, quali Bernardo Tanucci e il Marchese di Squillace.

26/01/1424 Il Re di Napoli Luigi III d’Angiò, conferma la ricompensa già concessa il 15 ottobre del 1423 a Ruggero Sanseverino figlio di Venceslao (ucciso dal Re Ladislao d’Angiò – Durazzo dopo la fallita congiura del 1403/1405), per l’aiuto avuto nella lotta per la conquista del trono. In tale data ordina «…al giustiziere di Calabria Citra di provvedere a far restituire a Ruggero Sanseverino conte di Tricarico e Altomonte alcuni beni stabili feudali e burgensatici(1) siti in Cosenza e nelle sue pertinenze e di reintegrarlo nei diritti e titoli ad essi concessi…».

27/01/1186 Enrico VI Hohenstaufen, figlio di Federico Barbarossa, 21 anni, sposa a Milano la trentaduenne Costanza d’Altavilla. Il matrimonio gli conferì il diritto alla successione sul trono normanno di Sicilia e Puglia che ottenne nel 1195 alla morte di Tancredi di Lecce.

28/01/1725 Muore, all’età di 77 anni Giovanni Battista Cucci, primo fondatore della chiesa del Carmine. Quattro anni dopo muore la moglie, Teresa Petrone di Lattarico. Entrambi, come avvenne per i cinque figli che gli premorirono, (altri tre sopravvivono, fra cui don Alessandro, realizzatore della nuova chiesa e del ritiro del Carmine), vengono sepolti nella loro chiesetta gentilizia del Carmine.

29/01/1488 Il Notaio Troilo Terranova di Castrovillari, su ordine di Don Francesco Sereno, nominato dal Re di Napoli Ferrante Aragona,  Amministratore del Principato di Bisignano, trasferisce su pergamena, «…alcune regie lettere… colle quali si dona l’autorità a detto Don Francesco Sereno di potere vendere, alienare, affittare e raccogliere gli affitti, entrade e prezzi convenienti a beneficio della Regia Corte delli infrascritti beni,città, terre, castelli, casali e luoghi che furono de’ baroni che si detengono di nostro ordine, come devoluti al nostro Regio Fisco per li loro demeriti, e sono, cioè Lauria, Castelluccio … Corigliano, Bisignano, S. Marco, Altomonte, Tarsia, Terranova…». L’assenza dei Sanseverino dai feudi calabresi, duro un decennio.

30/01/1222 Alla presenza di Federico II e dell’Arcivescovo della città, Luca Campano (arcivescovo di Cosenza dal 1201 al 1224), presenti anche gli arcivescovi di Reggio e di Taranto, i vescovi di Mileto, di Bisignano, di San Marco, di Bellocastro, di Siracusa e di Martirano, viene consacrato dal cardinale Niccolò Chiaromonte, Vescovo di Tuscolo,  Delegato Apostolico, il Duomo di Cosenza ricostruito sulle rovine della chiesetta di San Michele Arcangelo crollata durante il terremoto del 9 luglio 1184. In occasione della consacrazione del 1222, secondo la tradizione locale, peraltro non confermata dalla documentazione, Federico avrebbe donato alla Chiesa cosentina la preziosa Stauroteca, croce reliquiaria realizzata in lamina d’oro applicata ad uno scheletro di legno, smalti e pietre preziose e contenente alla base una reliquia della Santa Croce. Sul recto, gli splendidi medaglioni a smalto raffigurano al centro il Cristo crocifisso, l’Addolorata, San Giovanni Battista, un Arcangelo discoforo e l’Etimasia,(3). Sul verso, il Pantokrator.(4)

31/01/1928 All’età di 61 anni, colpito da emorragia cerebrale, muore l’Ufficiale Sanitario Agostino Ribecco. L’epigrafe cimiteriale dettata da Ferdinando Cassiani recita: «AGOSTINO RIBECCO - MEDICO SCIENZIATO POETA - ELESSE IL DOVERE METODO DI VITA L’ONESTA’ RELIGIONE CIVILE LA BONTA MISSIONE MORALE. TORMENTO INDICIBILE DELLA SUA ANIMA GENTILE FU LA LIBERTA’ DEL POPOLO ALBANESE. MORI’ DI QUESTO SOGNANDO L’ANTICA GRANDEZZA – 1867 – 1928».  Era nato il 5 gennaio del 1867 a Spezzano Albanese. Fu anche filologo e numismatico. Allievo del De Rada, prese parte al 4° Congresso Albanese tenutosi a Napoli nel 1093. Nel 1917 Pubblicò la raccolta di poesie Shpirt e Zëmer” (Castrovillari, tip. Vincenzo Macrini) che include la precedente “Viersha Malli” (Sofia - Bulgaria, Cristo Luarasi, 1902), e altre liriche. La presidenza del consorzio delle Venaglie passava al Dott. Luigi Longo, mentre una deputazione presieduta dall’avv. Luigi Cucci e della quale faceva parte lo stesso Sindaco Mancioli, si reca a Roma per reperire ulteriori fondi. Cosa che ottiene mediante i buoni uffici dell’On.le Michele Bianchi che interessò direttamente l’On.le Luigi Fera, originario di Cellara.

(1)                  Burgansatico o burgensatico (latino medievale): Terreno di proprietà dei borghesi, libero da vincoli feudali.

(2)                  Nel diritto feudale la “dote di paraggio”  rappresentava la quota dei beni che il primogenito, titolare esclusivo della successione nel feudo era obbligato a dare ai fratelli cadetti a titolo di compenso.

(3)                  Etimasia, è la preparazione del trono per il ritorno di Cristo.

(4)                  Pantokrator è l’immagine di Cristo benedicente realizzata a mosaico e posta al centro della cupola o nel catino dell’abside nelle chiese bizantine.

 

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