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Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
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Gli Arbëreshë della Calabria - SPEZZANO ALBANESE
 

PINO CHIMENTI ALLA RIBALTA MONDIALE
La sua arte “vagamente antropomorfa”, consacrata dalla critica internazionale

Dialogare con una persona che si è conosciuta da sempre, come si fa con l’amico “comune” e poi accorgersi all’improvviso di avere di fronte una personalità che in campo artistico è già consacrato dalla critica, non fa un bell’effetto. Lì per lì mancano le parole, gli argomenti, perché non è difficile riconoscere la levatura intellettuale di chi si ha di fronte, anche se con Pino Chimenti il dialogo nasce spontaneo, si dipana come un filo di Arianna e, presto, ti senti a tuo agio, venendo stranamente preso da una sorta di crescente parossismo nel rincorrere le sue idee, il suo stile luminoso nel parlare, lo stesso che pervade la sua opera.

I quadri di Chimenti sono sicuramente riconoscibili fra mille. Il personalissimo cromatismo che sottende all’intricato substrato psicologico rielaborato in chiave onirica che origina l’opera d’arte del Nostro, accompagnato da un titolo parimenti immaginifico ed esso stesso parte integrante della rappresentazione, fanno di Chimenti, in assoluto, un artista nel senso puro del termine che si serve del colore opportunamente trattato per sottolineare le proprie idee, in una sorta di rappresentazione visibile grazie ad una geometria non euclidea capace di creare nuovi significati dello spazio e del tempo, che creano nuove angosce, ma liberano anche la fantasia e la creatività del fruitore.

Lottatore immaginifico con sguardo ipnotico, 1993

Ogni opera fa storia a se e trasmette un messaggio originale. L’antropomorfismo di fondo viene rappresentato sotto le sembianze di una coscienza dilatata e deformata del sogno. Il sogno si materializza e si sostituisce al sentire della realtà, e quel che nel sogno è vago e impalpabile, assume i contorni meticolosamente definiti, quasi con ossessiva precisione, generando un unicum in cui ogni linea, ogni forma, ogni colore, è situato al posto giusto per contribuire a dare all’opera il senso voluto. L’opera di Chimenti nasce secondo uno spontaneo itinerario mitopoietico che racchiude contemporaneamente le sue capacità intellettive e umane. Originario di Spezzano Albanese, ove vive e lavora, ha frequentato l’Accademia di belle arti di Urbino. 

L’esperienza artistica ultraventennale di Chimenti, ha suscitato l’attenzione dei critici ai massimi livelli. Battarra, Coltellaro, Cortenova, Di Martino, Dorfles, Gallo, Gualdoni, Rizzi, Serafini, Vergine, sono le principali firme che accompagnano i suoi cataloghi. Recentemente l’immagine di una sua opera, esposta in permanenza presso la civica galleria d’arte moderna di Gallarate, è stata utilizzata, a scopi didattici, dal servizio biblioteche della Provincia di Varese. Fra le innumerevoli esposizioni, ricordiamo la “Under 35–100 artisti da 100 critici”, arte fiera, Bologna, segnalato da Gillo Dorfles; “Biennale del Sud–Rassegna d’arte contemporanea” a cura di Buonuomo, Corbi, Di Genova, Menna, Restany, Vergine, Accademia belle arti, Napoli; XV Premio nazionale arti visive città di Gallarate, “L’attualità per l’aggiornamento di un museo”, Civica galleria d’arte moderna di Gallarate; “Dal segno al sogno, ovvero i frammenti dell’incantamento”, personale alla galleria “Operaprima”, Monza; “First Choice”, personale al centro d’arte “L’idioma”, Ascoli Piceno; “La carezza della fabulazione”, personale al Forum artis museum, Contese-Modena; “Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori”, Galleria Studio’s – Arte contemporanea, Roma e Istituto italiano di cultura de Il Cairo; “Pino Chimenti, Arcani fumetti”, personale alla galleria “Ammiraglio Acton”, Milano; Rassegna d’arte contemporanea “Passaggi d’oltremare”, museo nazionale belle arti, La Valletta; Rassegna d’arte internazionale “Sharjah arts museum, Shariah, Emirati Arabi. L’ulteriore consacrazione in terra americana, dopo la presenza all’Artexpo New York 2001, è attualmente in corso (2 - 30 maggio), con la partecipazione all’Exhibition of Contemporary Art “Out of this world” (“Fuori da questo mondo”) al White Box–The Annex Gallery di New York per testimoniare con la sua opera, l’assunto del “destino dell’arte come dialettica tra umanesimo e tecnologia”.

Raffaele Fera

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