Mirë se erdhe...Benvenuto...
ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
ARBITALIA presenta
Gli Arbëreshë della Calabria - SPEZZANO ALBANESE
 

DON COSIMO GALIZIA PRIMO PRESBITERO DEL TERZO MILLENNIO

Il neo sacerdote diocesano è stato consacrato sul sagrato del Santuario.

Con la solennità tipica prevista dal cerimoniale della chiesa cattolica in occasione di un’ordinazione sacerdotale, lo scorso 29 giugno il diacono Cosimo Galizia ha ricevuto l’imposizione delle mani. Per la comunità di Spezzano Albanese è il primo presbitero del terzo millennio. L’ordinazione sacerdotale, di per se un evento importante per la chiesa, per la comunità di appartenenza e per i genitori stessi dell’ordinando, era questa volta maggiormente carica di significato, visto che il neo presbitero, è fratello di don Franco, sacerdote orionino consacrato l’8 luglio del 1995 ed ora in missione in terra d’Albania.

Alla cerimonia officiata sul sagrato del Santuario della Madonna delle Grazie, patrona di Spezzano Albanese, da S. E. Rev.ma Mons. Andrea Cassone, hanno partecipato una cinquantina di altri presbiteri della diocesi, che ripetendo il gesto sacrale compiuto dall’arcivescovo, hanno imposto le loro mani sul capo dell’ordinando. Con questo gesto silenzioso, si prolunga nelle generazioni cristiane il segno biblico ed apostolico della trasmissione della responsabilità di governo della comunità.

La liturgia dell’ordinazione, iniziata con la presentazione, le interrogazioni e la promessa di obbedienza, è quindi proseguita con i riti esplicativi della vestizione degli abiti sacerdotali, dell’unzione cresimale, della consegna del pane e del vino.

Significativa la presenza e l’inserimento nella prima parte della cerimonia liturgica, di don Pietro Lanza, diacono di Firmo, in rappresentanza della chiesa di rito ortodosso dell’eparchia di Lungro.

A rendere suggestiva la celebrazione ha contribuito il luogo carico di significato per l’intera comunità spezzanese che, numerosissima, ha preso parte al sacro rito con devozione.

Anche nella celebrazione della prima messa, officiata il giorno seguente presso la chiesa del Carmine, non sono mancati i momenti emozionanti per il nuovo sacerdote che ha dato e ha chiesto “forza” nell’iniziare il suo ministero pastorale.

Significative nel corso delle due cerimonie, in primis, il telegramma e la pergamena inviati da S. S. Giovanni Paolo II e le parole di plauso, di incoraggiamento e di assunzione di responsabilità per lo svolgimento del sacro ministero, pronunciate all’omelia da S. E. l’Arcivescovo Mons. Andrea Cassone e da Mons. Franco Milito, mentre non sono mancate al neo sacerdote e ai genitori, le congratulazioni del Sindaco Marcello Corsino e di tutti gli altri “colleghi” di seminario che, come don Cosimo, hanno votato la loro vita alla chiesa.

Un grazie è andato a tutta l’organizzazione del servizio liturgico posto sotto la guida del maestro Rev. Sac. Gino Esposito e del seminarista Vincenzo Miceli.

L’imperscrutabile destino che, nel giro di pochi anni, ha dato due sacerdoti alla famiglia Galizia, rafforza vieppiù il sentimento religioso della popolazione che ha vissuto questa consacrazione con un forte impegno spirituale.

Don Cosimo, dopo essere stato ordinato diacono il 6 agosto dello scorso anno presso la chiesa cattedrale di Rossano, ha prestato la sua collaborazione ai sacerdoti di Spezzano Albanese, Don Luigi Talarico della parrocchia dei SS. Pietro e Paolo e don Giuseppe Grilletta della parrocchia della Beata Vergine del Carmine.

L’ordinazione di don Cosimo Galizia rappresenta per Spezzano la riconferma di una religiosità di fondo presente in questa comunità, che ha da sempre accompagnato questo popolo di esuli, sin dal suo arrivo in questa terra ospitale, alla fine del XV° secolo. Sia quando si professava la religione greco-ortodossa e sia quando l’exequatur del 3 agosto 1667 di Papa Clemente IX, diede al rito latino crisma di ufficialità, Spezzano ebbe una nutrita e sempre più qualificata presenza sacerdotale che ha avuto sempre pars magna nelle vicende religiose, storiche e politiche della popolazione arbëresh.

A parte la figura emblematica del martire della fede, il papas Nicola Basta morto in carcere il 31 agosto 1666, esempi illuminanti, volendo citare i più recenti, restano le figure carismatiche dei vari arcipreti dell’ottocento (Vincenzo Maria Cucci, Ferdinando Guaglianone senior, Paolo Nociti, Giuseppe Andrea Guaglianone, Ferdinando Guaglianone junior) e la monumentale figura dell’ultimo arciprete don Francesco Gullo, fondatore nel 1919 della Cassa Rurale ed Artigiana e nel 1954 della parrocchia di S. Luigi Gonzaga dello Scalo. Ultimo in ordine di tempo, fulgido esempio di sacerdote diocesano spezzanese, resta Sua Eccellenza Monsignor Don Antonio Lucibello, arcivescovo di Thurio e attuale Nunzio Apostolico in Paraguay.

A dispetto del luogo comune che vuole la società moderna secolarizzata e inaridita dall’edonismo, nei momenti significativi della propria storia, riemergono i valori di fondo che fanno di un semplice agglomerato umano una società civile che si caratterizza e si riconosce nei gesti, nei sentimenti, nelle espressioni di civiltà che sono alle radici del proprio essere e che le hanno permesso di sopravvivere, ma anche di distinguersi e di farsi apprezzare sempre e ovunque come solidale, aperta, orgogliosa e fiera di mostrare i propri “gioielli”. Ed i gioielli, nelle nostre comunità, sono stati sempre i papas ed i sacerdoti, che hanno traghettato i profughi verso la storia.

In questo senso la comunità arbëresh di Spixana, avrà ancora qualcosa da dire nel futuro, se può annoverare fra i suoi figli migliori chi sposa la Chiesa per essere vicino al suo popolo. E per Spezzano si profilano, in questo senso, tempi rosei, se è vero, come è vero, che dopo il diocesano Don Antonio Lucibello (1968), l’orionino Don Franco Galizia (1995), il guanelliano Don Francesco Sposato (1999), il dioceasano Don Cosimo Galizia di oggi, si intravede all’orizzonte prossimo il seminarista Vincenzo Miceli e quindi gli altri Domenico Alessio, Claudio Cipolla, Antonio Marino.

A riprova di questa religiosità intimamente vissuta ancora oggi dalla popolazione arbëreshe in genere e da quella spezzanese, nel caso specifico, una folla significativa ha presenziato a tutto il rito dell’”investitura” presbiterale, cingendo in un fideistico abbraccio la famiglia del novello don Cosimo e l’intera gerarchia cattolica officiante, sentendosi quasi co-protagonista di un evento degno di essere ricordato e raccontato alle generazioni che verranno.

                                                                                                                                             Raffaele Fera.

priru / torna