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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
ARBITALIA presenta
Gli Arbëreshë della Calabria - SPEZZANO ALBANESE
 

SI RINNOVA IL PELLEGRINAGGIO A SAN COSMO ALBANESE

Il nostro paese come tutti gli altri di etnia arbëreshe che si affacciano sul golfo di Corigliano, ha un rapporto privilegiato con Strihari (San Cosmo Albanese), e con i suoi santi protettori: Cosma e Damiano. Nel corso della diaspora millenaria di questo popolo che, con un epico attaccamento alle proprie radici, conserva la memoria di un passato eroico, tanti atteggiamenti sono cambiati e la massificazione odierna aleggia come uno spettro su una etnicità ogni giorno sempre più confusa e resa impalpabile dal dilagare di una società consumistica che non trova il tempo di interrogarsi verso quali mete stia orientando il suo ingegno.

Ciò nonostante il cuore dell’Arberia resiste e certe ricorrenze sono ancora vissute con l’animo delle generazioni passate. Fra queste un posto privilegiato merita, appunto la festività dei due Santi Medici, che gli spezzanesi venerano in modo particolare.

Questa fede fa sì che nella notte del 26 settembre, intere carovane di devoti, si partano a piedi per raggiungere il luogo di culto, dopo aver percorso fra i campi ed i paesi attraversati, una trentina di chilometri di scorciatoie. Accompagnati da canti, balli e suoni che nella commistione tipica del tempo che viviamo sono una sapiente amalgama di sacro e profano, raggiungono sfiniti ma contenti il santuario, per testimoniare ai piedi delle due statue una fede che viene da lontano.

La manifestazione è stata già descritta, da par suo, dallo storico locale Alessandro Serra, che nel già lontano 1967 così si esprimeva su “Shêjzat” (Le Pleiadi):

«Per la festa dei Santi Cosma e Damiano, il turista che giunge da lontano assiste a visioni che risvegliano cuori, che purificano anime. Le vistose teorie di fedeli, a piedi e a cavallo, dalle campagne di San Sofia e di Terranova scendono chine ripide, salgono greppi ciottolosi, guadano il Misofalo, cantando e pregando, col cuore in tripudio, con l’anima lieta o in pena. Altri devoti piombano in macchina da Corigliano, Spezzano, S. Demetrio e Acri. Da qualunque parte si arrivi, il paesetto appare all’improvviso fra querce e ulivi, e umile e sereno dà un saluto di pace. Poi si anima, si gonfia e cambia aspetto, come il fiume in piena.

Viene voglia di chiedersi cosa spinge dentro il santuario tanta folla. Ecco, la fede, la gran fede delle anime semplici, che venerano i loro santi, che li custodiscono nel portafogli e nelle case, che l’invocano nei pericoli. Il santuario di S. Cosmo, per gli albanesi della provincia, è un centro spirituale; è un po’ come Olimpia, che nei giochi quadriennali raccoglieva in fraterno tripudio, i popoli dell’antica Grecia. L’indomani tutto è finito, i pellegrini sono tornati nei paesi e nei campi lontani e la vita ritorna tranquilla».

Dopo più di trent’anni quasi nulla è cambiato e questo la dice lunga sulla capacità degli arbëreshë di conservare la loro essenza, anche in situazioni di estrema difficoltà.

Per la verità oggi, nelle numerose schiere di fedeli che, partendo da San Lorenzo del Vallo, si ingrossano sempre più al loro passaggio da Spezzano e da Terranova, un elemento di novità c’è. Si tratta dell’attore arbëresh Mario Caruso da Spezzano Albanese, che è un fervente fautore della conservazione di una tradizione religiosa intimamente connaturata con la nostra diaspora. Egli, al suono del suo tamburello, fa da richiamo e da sprone ad una religiosità vissuta con un occhio alla storia.

Raffaele Fera.

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