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Gli Arbëreshë della Calabria - SPEZZANO ALBANESE

PRESENTATO L’ULTIMO LIBRO DI MONTONE

La sua dimensione poetica si realizza tutta nella fantastica capacità di dare corpo e dimensione reale ad un mondo onirico che è connaturato nell’animo umano.

SPEZZANO ALBANESE - «Di fronte alla perdita di valori, mi rifugio nella poesia per dare un senso alla vita e renderla degna di essere vissuta. L’uomo di oggi asservito alla tecnica dimentica il suo essere. L’attentato compiuto dal virtuale che controlla il reale, è il crimine perfetto realizzato attraverso la prostituzione dell’immagine. Bisogna recuperare l’anima attraverso la poesia, perché solo la poesia ci potrà salvare dal naufragio e dal precipizio». Questo l’allarmante e disarmante messaggio che l’autore lancia ad un uditorio qualificatissimo che ha ascoltato con angoscia frammista ad estasi i brani di poesie recitati dall’attore regista Nando Pace, intessuti in un contesto musicale appropriato offerto da Ferdinando Zuddio che, al pianoforte, ha dato una ulteriore prova del talento che si nasconde nella sua anima di adolescente.

La presentazione in anteprima al pubblico colto di casa dell’ultima raccolta poetica di Giuseppe Montone, - edizioni Tnt gr@fica - il cui titolo immaginifico - «Si veste l’anima di pioggia che ci bagna» - è di per sé esplicativo del contenuto dell’opera, è stata curata come sempre dall’Associazione Culturale “Bashkim Kulturor Arbëresh”, col determinante patrocinio dell’Assessorato comunale alla cultura. Particolarmente felice si è inoltre rivelato l’abbinamento con la performance del pianista Ferdinando Zuddio, studente al settimo anno, di pianoforte principale presso l’Istituto “Spazi Sonori” di Cosenza, gia conosciuto  per i tanti primi premi ottenuti in manifestazioni e competizioni a livello nazionale.

Coordinati dal presidente del Bashkim Giuseppe De Rosis, sono intervenuti l’assessore alla Cultura Carolina Luzzi, l’Ispettore Miur e poeta Franco Fusca, lo scrittore e dirigente del Ministero dei Beni Culturali, Pierfranco Bruni, il vicepresidente del Bashkim Rossella Maratea. L’intervento - inserito in brochure - di due studenti del locale liceo scientifico, Alessandra Guagliardi e Antonio De Rosis, per l’assoluta autenticità e schiettezza dei giudizi espressi, ha rivelato l’indice di gradimento del pubblico giovanile nei confronti del tema trattato nei versi di Montone che nella sua visione salvifica dell’eros, trova l’ancora di salvezza per un’umanità inaridita dal sopravvento della tecnologia sull’«Essere».

Si tratta, in effetti, non di una raccolta di poesie ma di un unico canto – 845 versi sciolti – che in un continuum pervaso da una nostalgia senza rimpianto, ripercorre sul filo del tempo trasformato in memoria, una sofferta e partecipata visione dei mali della civiltà contemporanea, dipanandosi dalla prima all’ultima pagina alla disperata ricerca dell’«Isola che non c’è», quell’isola di Ogigia (Pavese) che è dentro di noi da cui trarre la forza catartica necessaria a dare una valenza etica al vivere quotidiano. Si compie così una fusione intima fra etica ed estetica attraverso la magia della parola rivestita di significati onirici che fa emergere sensazioni e angosce ancestrali che si materializzano in una visione erotica che tutto abbraccia, comprende e salvifica.

Il senso dell’opera poetica è già tutto in nuce nelle 18 epigrafi che Montone ha scelto «a mo’ di prefazione». Da esse si scopre che  la mente ed il cuore del Nostro sono in perfetta sintonia con Proust, Yoice, Heidegger, Baudrillard, Galimberti, Bateson, Platone, Kirkegaard, Rilke, Garboli, Durrel, Nietzsche, Gibran, Yannaras, Eco e lo stesso Pavese, di cui si riporta dai “Dialoghi con Leucò” quello che  Calipso ebbe con Odisseo nell’isola di Ogigia. Sicuramente, fra le tante, quelle  che rispecchiano un aspetto innovativo del suo sentire, sono le parole di Gibran: «Ti amo quando ti prostri nella tua moschea, quando ti inchini nella tua chiesa, quando preghi nella tua sinagoga. Tu ed io siamo figli della stessa fede: lo Spirito».

Le corpose relazioni dell’assessore alla cultura Carolina Luzzi, degli scrittori Franco Fusca e Pierfranco Bruni, oltre a quella del vicepresidente del Bashkim Rosella Maratea, hanno colto aspetti significativi di questa personalità sofferente  a cui la banalità del quotidiano sta stretta, ma che trova l’unisono ne «…la luna spaccata / solleva la gonna / goccia di splendore / riempie di sé il cielo / stretti tra i denti / gli ultimi sogni / a brandelli / restano solo tante malinconie /che accarezzano dolcemente / tenerezze lontane / attraversate dalla luce straziante / dell’assenza / bagnata / dalle mie labbra sulla tua anima / che d’improvviso mi fuggì / in quella prima piaggia / …»

La chiave di lettura va ricercata fra simbolismo, surrealismo ed ermetismo, tre correnti di pensiero della letteratura contemporanea italiana che riallacciandosi alle correnti irrazionali, decadenti, della cultura e dello spirito europei, hanno trovato le loro principali e più alte manifestazioni, proprio in campo poetico.

I brani di Chopin, Mozart, Beethoven, Mendelsson che Zuddio ha interpretato al piano, hanno dato il giusto senso ad una serata culturale che ha abbracciato, fra  poesia e musica, due delle più alte espressioni artistiche dello spirito umano.

Raffaele Fera.

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