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LA RADIO HA UN SECOLO MA NON LI DIMOSTRA

Ricordo di un genio italiano

Il 12 dicembre del 1901, pochi se ne sono accorti, ma grazie al solito genio italiano che in questo caso vestiva i panni di Guglielmo Marconi, la storia della civiltà scriveva una delle sue pagine migliori. Sul fatto che le onde elettromagnetiche potessero seguire la curvatura della terra, nessuno degli accademici dell’epoca avrebbe scommesso una lira. Invece quella mattina, l’allora ventisettenne Guglielmo Marconi, sentì chiaramente dalla sua postazione di San Giovanni di Terranova il flebile ma inconfondibile segnale Morse proveniente da Poldhu in Cornovaglia. Tre emissioni brevi indicanti la lettera “S” hanno aperto nuovi orizzonti all’umanità nel campo delle trasmissioni via etere senza fili. Nasceva la radio che, installata originariamente sui natanti (già nel 1909 contribuì a salvare i 1700 passeggeri di una nave in avaria), e diffusasi quindi in maniera capillare per ogni tipo di comunicazione a distanza, tante vite umane ha salvato nel corso di un secolo e tanta strada ha fatto percorrere al progresso umano in un vastissimo settore divenuto strategico per lo sviluppo di economia, cultura, spettacolo, sicurezza, intrattenimento, informazione. La radio si è rivelata il primo mezzo di comunicazione di massa che ha accorciato le distanze, che per prima ha contribuito a trasformare la terra in un villaggio globale, mettendo in contatto fra loro, idee, culture, popoli.

Ma l’aspetto più sorprendente, è che, dopo l’avvento della televisione, ormai comunemente considerata la sorella maggiore, la funzione della radio non viene sostanzialmente scalfita o diminuita. Questo sicuramente perché mentre la TV, parla all’immaginazione, la radio parla alla ragione. Essa riesce a superare magicamente il muro dell’indifferenza e a trasmettere concetti che inducono al ragionamento, alla riflessione, alla rielaborazione personale. Essa stimola l’intelligenza e forma la personalità, dove la televisione suscita supina acquiescenza ed acritica accettazione delle immagini spesso “trattate” in maniera più o meno subliminale, per penetrare le coscienze ormai senza più possibilità di difesa di fronte ad una “grande sorella” che condiziona una umanità che pare non abbia più tempo per ragionare su se stessa ed è disposta a “delegare” alla “scatola magica” funzioni vitali per il cervello.

Due mezzi di comunicazione tanto simili tanto diversi, che sicuramente continueranno a convivere e a svilupparsi, ma che altrettanto sicuramente continueranno a differenziarsi. La radio di Guglielmo Marconi, continuerà a rivendicare per sé il primato della ragione sulla mercificazione dei sentimenti e sulla manipolazione delle immagini per fini più o meno leciti. Anche quelle che vengono definite come immagini verità perché spesso così crude, così vere da essere in parte censurate, non fanno altro che colpire i sensi nella loro immediatezza, invogliando al sonno della ragione.

Ma mi rendo conto che sulla diversità delle funzioni di radio e televisione nella società moderna e contemporanea, tanto ci sarebbe da dire, in negativo e in positivo. Lungi dal voler fare un bilancio in questo senso, ho voluto solo porre il problema e stimolare le coscienze. In questa sede voglio comunque celebrare il genio di Marconi che tiene alto nei secoli il primato degli italiani nei vari campi della civiltà. Uno scienziato da accomunare a tanti altri personaggi illustri. Da Cristoforo Colombo a Carlo Rubbia, un italiano da non dimenticare.

                                                          Raffaele Fera.

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