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Gli Arbėreshė della Calabria - SPEZZANO ALBANESE
 

Il baby talk nella parlata arbėreshe di Spezzano Albanese

 

Spezzano Albanese č il pił popoloso centro arbėresh d’Italia con i suoi quasi 8mila abitanti. Molti di questi non parlano pił l’arbėrisht sia perché totalmente italofoni, sia perché i genitori, pur essendo albanofoni hanno imposto ai propri figli di parlare la lingua italiana, considerata di prestigio.

Questo atteggiamento di repulsione della lingua albanese, e dei dialetti in genere, č stato accentuato anche dalla pressante azione diseducativa intrapresa dai maestri elementari arbėreshė e non, che punivano i bimbi colti ad esprimersi nell’idioma materno.

Essi giustificavano queste misure didattiche con la scusa di evitare agli alunni errori ortografici tipo “doppie” ed altre imperfezioni, senza accorgersi dell’enorme danno culturale arrecato al singolo parlante ed all’intera comunitą. Dell’importanza di quanto sopra detto ci confortano le pił recenti teorie linguistiche,  scientificamente provate,  le quali attribuiscono a coloro che  dall’infanzia possiedono pił codici linguistici sono maggiormente  predisposti ad apprenderne facilmente altri (N. Chomski).

Quindi, per l’apprendimento dell’inglese, del francese o altro, non bisogna dimenticare l’uso dell’albanese, non per motivi nazionalistici o nostalgici, ma perchč la padronanza del suo codice e della sua fonetica predispone ad entrare facilmente nei meccanismi e nelle strutture delle altre lingue considerate ormai strumento indispensabile per l’integrazione dei popoli europei.

Di anno in anno il lessico degli spezzanesi va dunque riducendosi, non solo per i motivi citati all’inizio, ma soprattutto per la forte influenza dei mass media che ormai fanno parte dell’arredo domestico e che condizionano tutti gli aspetti della nostra esistenza, sostituendoci spesso anche in alcune funzioni, come lasciare i bimbi per ore davanti alla TV o ai video giochi invece di dialogare con loro allo scopo di comunicare le proprie esperienze ed il proprio bagaglio culturale e linguistico.

Inoltre la trasformazione o la scomparsa di arti, mestieri e giochi ha determinato la perdita dei termini lessicali a loro connessi, basti pensare alla pastorizia, all’agricoltura, artigianato in genere...

Se le nuove generazioni ignorano, quanto anzidetto, per motivi anagrafici, purtroppo anche le vecchie dimenticano quella che fu la propria infanzia con i giochi, i nomignoli dati agli amici, i riti di gruppo, etc...

Questo scritto vuole essere un richiamo ad un aspetto della nostra infanzia che ora non viene pił perpetuato e che molto ha contribuito al nostro uso della parola. Questo articolo si rivolge anche agli operatori coinvolti nei progetti di insegnamento della lingua albanese attivati presso le scuole dell’obbligo attivati in base alla legge di tutela delle lingue minoritarie.

Questa ricerca tratta del baby talk e della sua importanza nella conservazione della lingua albanese. Il baby talk č un linguaggio usato per e dai bambini, di termini elementari, spesso onomatopeici e ripetitivi, che usavano i nostri genitori per insegnarci ad articolare e modulare i suoni in un cavo orale che era in via di formazione.

Ad esempio la parola mamma = mėma, veniva rafforzato dal prefisso – (ottenendo “mėmėma” ) al fine di memorizzare il termine sia a livello mentale che a livello di luogo e modo di articolazione del suono. Con l’avanzare dell’etą, il bambino prendeva consapevolezza della propria maturitą linguistica perdendo quindi tale uso.

Si dą ora un elenco di queste parole che sicuramente rimanderanno il lettore molto indietro nel tempo, quando la vita era pił semplice sia per le condizioni socio-economiche sia, soprattutto, per la spensieratezza tipica dell’infanzia.

Termini connessi al lessico familiare:

mėmėma (mamma, < mėma), tatata (padre, < atė, tata), bibila (figlia, < bila), bibiri (figlio, <bir), momotra (sorella, <motra), vavau (fratello, < vullau), lalala (zio, < lala), cicia (zia) , ninia (neonato, infante) , mbambari (compare, al posto di kumbari), mamara (comare, al posto di ndrikulla).

Termini connessi al lessico animale:

titita (gallina), neneku (maiale), mbeza (pecora), piēivoja,vovoja (bovino in genere), isha/isharela (asino,cfr. russo ishak=asinello), kuckuci (cane).

Termini vari:

mbumbu (acqua), nene (latte), xhixha (avvertimento di pericolo del fuoco), kaka (avvertimento a non toccare oggetti sporchi), buba (bua, ferita, malattia), Nonona (<Madonna), momoni (spauracchio, <Mamona?).

I lettori ci farebbero cosa gradita se ci facessero conoscere altri eventuali termini, sfuggiti per ovvie ragioni, e che saremo felici di pubblicare nel prossimo numero.             

Francesco Marchianņ

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