Mirë se erdhe...Benvenuto...
ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
ARBITALIA presenta
 
Gli Arbëreshë della Calabria - SPEZZANO ALBANESE
 

Scoperto negli Archivi Segreti del Vaticano un manoscritto albanese del XIII secolo

Nell’agosto  del 1978, durante i seminari estivi organizzati dall’Università di Tirana per noi studenti arbëreshë dell’Università di Cosenza, l’illustre studioso albanese Prof. Eqrem Çabej (1909-1980) sosteneva che antichi documenti in lingua albanese, precedenti alla “Formula e pagëzimit” (1462) di Paolo Angelo, erano conservati negli Archivi del Vaticano ed in importanti biblioteche di Vienna, città dove si laureò con una tesi sulle parlate arbëreshe d’Italia.

Il prof. Çabej si lamentava, però, facendoci intendere che negli Archivi Vaticani era impossibile condurre ricerche sia perché le autorità enveriste non lo permettevano e sia perché il Vaticano non concedeva permessi facilmente, soprattutto a studiosi provenienti dall’Albania.

I cambiamenti avvenuti alla fine degli ’90 nell’Est europeo hanno fatto sì che studiosi albanesi potessero finalmente condurre ricerche liberamente in ogni angolo del mondo.

Infatti è del 18 ottobre 2002 la notizia che il ricercatore  prof. Musa Ahmeti, albanese della Kosova, ha scoperto un manoscritto albanese risalente al XIII sec., perfettamente conservato negli Archivi Segreti del Vaticano.

La notizia ha suscitato molto scalpore negli ambienti scientifici albanesi perché l’importante scoperta consente di rivisitare la storia della lingua albanese che poneva come primo documento scritto in albanese la citata “Formula di Battesimo” risalente al 1462.

Il prof. Ahmeti, che ha condotto la ricerca  per ben sette anni e con enormi difficoltà tecniche  assieme ad altri colleghi, si è avvalso della testimonianza del prof. Çabej che asseriva che antichi ed importantissimi documenti in lingua albanese erano stati già reperiti dal monaco basiliano P. Nilo Borgia, nel 1940,  che però si era portato il segreto nella tomba, ed erano stati citati anche dallo studioso Zef Schirò.

Che gli albanesi nel Medio Evo usassero una lingua ed un alfabeto propri è testimoniato da documenti ufficiali angioini, da viaggiatori e da religiosi, ma bisogna giungere al fatidico 1462 per avere una conferma scritta di quella lingua.

Circa l’importante rinvenimento il prof. Ahmeti così ci informa: < Le ricerche nel Vaticano sono iniziate nel 1995, non è che tre anni fa, cioè 39 mesi e due giorni, che abbiamo avuto infine la fortuna di avere nelle nostre mani un volume manoscritto, rilegato con copertine in legno, con la data dell’anno 1210, il cui titolo non è stato registrato in modo completo e nella sua forma originale nei registri vaticani. Il manoscritto è interamente scritto con caratteri latini, salvo tre caratteri greci che sostituiscono i caratteri “dh”, “th” e “y” dell’albanese; esso è intermante scritto in albanese, nel dialetto del Nord, che presenta, in quanto tale, molte difficoltà alla lettura. Consta 208 pagine scritte e 12 vuote. L’impaginazione non è fatta che nel recto, alla pagina di destra. Il manoscritto è agevolmente leggibile grazie al suo stile di scrittura molto chiaro. Le pagine constano di 43 linee ciascuna. Le dimensioni del manoscritto sono di 28 x 39,5 cm e quelle della copertina di 29,5 x 42 cm. Il volume è perfettamente conservato, senza alcun danno, a parte qualche punto in cui il colore è cancellato.

Alla fine del manoscritto, l’autore ha firmato con proprio nome aggiungendo:”Me ndihmen dhe deshiren e forte t’lumnit Zot, e mbaronj ne vite MCCX dite e IX te Marxit.Theodor Scodranite” (“ Con l’aiuto ed il desiderio del beatissimo Dio, ho terminato nell’anno 1210, il giorno 9 marzo. Teodor Shkodrani”).>

Il documento è notevolmente importante perché testimonia di una continuità della lingua albanese orale di cui ci parlano documenti del 1284 e dal 1308 al 1332.

Conclude il prof. Ahmeti: “Se si tiene conto della cronologia, il manoscritto di Teodor Shkodrani rimanda indietro di 74 anni nel tempo, la citazione della lingua albanese, ed è la prova in più che essa era scritta. Esso è anche di 252 anni più antico  della Formula di battesimo,e precede di 345 anni il Messale di Gjon Buzuku”.

 Ci congratuliamo con Prof. Musa Ahmeti per questa sua importante scoperta che getta nuova luce sulla storia dell’Albania e della sua cultura che ha avuto, ed ha, pari dignità con quella degli altri popoli europei. Ciò testimonia che il popolo albanese, oltre ad essere una piccola entità costretta a difendersi perennemente da invasori, ha avuto legami con i popoli colti vicini dando un notevole contributo all’affermazione degli ideali culturali dell’Europa.

Ulteriori informazioni (in lingua francese ed albanese) si possono acquisire in http://www.balkans.eu.org/artiche.php3?id_artiche=1589  che ringraziamo per aver divulgato la notizia assieme alla rivista albanese “Klan”, al “Courrier des Balkans”, “Gazeta Shqiptare”, “E djathta shiptare”.

Francesco Marchianò

priru / torna