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Michele Maruli: umanista arbëresh.

di Francesco Marchianò

Sfogliando le pagine dell’interessante ed organica storia della letteratura italiana di Marchese e Grillini, nel paragrafo inerente la produzione poetica in lingua latina, durante il periodo umanistico, si legge: “Michele Marullo, che ebbe vita avventurosa del soldato di mestiere e perì tragicamente annegato nel fiume Cecina,compose un libro di epigrammi e fu famoso soprattutto per i suoi Hymni naturales che si impongono per una tensione naturalistica di ascendenza lucreziana”. (1)

Ma chi era questo poeta-soldato che, assieme ad altri arbëreshë, ha dato il proprio contributo al Rinascimento tanto da meritare un’elegia da Ludovico Ariosto?

Un notevole aiuto ci perviene da un interessante testo del prof. Mikel Prenushi, di Scutari, che ha condotto serie ricerche e studi documentati sugli albanesi rifugiatisi in Italia nei sec. XV-XVI le cui opere sono oggetto di studio o si possono ammirare nelle città d’arte. (2)

Mikel Maruli (in it. Marullo) nacque a Costantinopoli, nel 1453, da Manili ed Eufrosina Tarcagnota entrambi arbëreshë dell’Acaia, regione della storica Morea.

I Maruli riescono a fuggire, prima che Costantinopoli cadesse in mano ai Turchi, trovando accoglienza nella Repubblica di Ragusa (oggi Dubrovnik), e da qui, sempre dietro l’incalzare dei Turchi, approdano a Napoli, forse alle dipendenze della famiglia feudale Tocco, e poi ad Ancona dove risiedono stabilmente.

Il giovane Michele cominciò a studiare saltuariamente nelle scuole umanistiche dell’epoca perché, spesso, come molti suoi connazionali si arruolava nelle truppe mercenarie stradiote per combattere contro in Turchi nella Penisola Balcanica.

Non di rado il Maruli organizzava reparti mercenari con la speranza di liberare l’Albania e la Morea. Nel 1481 partecipò alla vittoriosa campagna condotta da Giovanni Castriota e nel 1483 alla liberazione di Otranto.

All’arte bellica, Michele Maruli alternava quella delle lettere distinguendosi come valente poeta tanto da diventare membro dell’Accademia di Napoli.

Non solo in questa città “ma anche a Roma, Firenze e altrove si distinse come poeta, filosofo e pedagogo con una poliedrica azione umanista”. (3)

Nel 1497 si unì in matrimonio con la poetessa Alessandra Scala che curerà la pubblicazione delle sue opere dopo la morte che giunse, accidentalmente, l’11 aprile 1500 mentre attraversava a cavallo il fiume Cecina.

Tante sono le opere di Maruli, ma fra le più famose si citano gli Hymni naturales e gli Epigrammata, entrambi in quattro parti.

Le sue opere ebbero fortuna e perciò subirono varie riedizioni come a Bologna (1504 e 1509), Parigi (1529, 1561, 1582), Berlino (1595), etc…

Nelle sue poesie non potevano non mancare versi inneggianti alle proprie origini albanesi, alla patria oppressa, agli avi guerrieri e  di cui egli è un fiero e degno discendente.

La poesia di Dante, di cui era un avido lettore e fervido ammiratore, e gli scambi con gli intellettuali dell’epoca fecero del Maruli un autore di poesie antireligiose e di critica alla società dell’epoca caratterizzata da fermenti riformatori in seno alla Chiesa e dall’affermarsi di sistemi politici crudeli ed oppressivi.

Ma da buon pedagogo non manca di prodigare a queste categorie consigli in versi da cui traspare un’ideologia progressista chiaramente esposta nell’opera De Principum Institutione che influenzerà Erasmo da Rotterdam, Rabelais e l’opera pittorica di Andrea Mantegna.

Il Maruli non si astiene dal criticare la filosofia scolastica ed il dogmatismo affermando: “Notiamo molti ragionamenti oscurantisti che vengono impartiti alla gioventù”.

Egli invita ad educare i giovani alla bellezza spirituale con “alte virtù” e “non ponendo la lode come virtù primaria”.

La componente filosofica della poesia del Maruli risente di chiare influenze materialistiche epicuree e lucreziane.

Le spoglie mortali di Michele Marulli riposano nel cimitero di Volterra dove un’epigrafe recita : Michele Maruli Tarcagnota, filosofo e poeta illustre”.

Note:

(1)          R. Marchese – A. Grillini, Scrittori e opere- Storia e antologia della letteratura italiana, I vol., La Nuova Italia Editrice, Scandicci (Fi), III ristampa, 1988, pag. 680 e segg.

(2)      Mikel Prenushi, Kontributi shqiptar në Rilindjen evropiane,

         Shtepia botuese “ 8 Nëntori”, Tiranë, 1980, pag. 60 e segg.

(3)       Mikel Prenushi, op. cit.

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