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LA QUESTIONE "BENI CULTURALI"

INTERVENTO DI PIERFRANCO BRUNI

I beni culturali considerati come una risorsa sono un tema che si apre a ventaglio su aspetti della vita sociale, politica, economica del nostro Paese ma ha come principio fondante un elemento prioritario che è quello della lettura identitaria. Infatti i beni culturali sono una risorsa nazionale. Restano un patrimonio nazionale pur all'interno di una visione che pone come interlocutore l'aspetto meramente economico e quindi l'aspetto produttivo di un bene.

Già di per sé il bene culturale è una risorsa. Bene e cultura e nello stesso tempo risorsa in quanto portatrice di sviluppo, investimento, interazione con le attività produttive e con le realtà territoriali. Si è, in più occasione e anche in un mio recente libro dal titolo La Risorsa Beni Culturali (Iral, tel. 3494282197), cercato di avanzare una discussione a tutto tondo sulla problematica dei beni culturali partendo da riferimenti legislativi e proiettandosi all'interno del vasto dibattito sulla questione cultura, culture sommerse, progettualità, capacità di elaborare interventi attraverso esperienze che provengono da un costante lavoro sul campo.

Sono capisaldi della dialettica, che questo libro pone in essere, sia i musei che le biblioteche in un contesto dove i concetti di bene culturale, patrimonio, identità, economia, territorio, progettualità diventano motivi dominanti in una verifica con la realtà. Proprio per questo il Testo Unico sui beni culturali (che si propone in Appendice alla mia ricerca) costituisce l'impalcatura che ha permesso di impostare una articolata riflessione.

Ci sono, come si diceva, esperienze dirette che hanno chiaramente contribuito a chiarire il rapporto tra il concetto di bene culturale e l'idea vitale di offrire un futuro realistico al patrimonio di una Nazione. I beni culturali sono il nostro futuro non solo in termini di investimento economico ma anche sul piano di una maggiore coesione tra il valore di appartenenza, di storia, di educazione e partecipazione, di radici attraverso una coerenza etica e una definizione estetica. Mettere insieme questi due mondi è cercare di capire l'importanza della cultura come proposta progettuale per i territori, per le comunità, per l'uomo.

Il territorio, (i rapporti tra gli Enti), la sua funzione, i raccordi con l'Europa sono spunti per uno spazio di meditazione abbastanza comparato. I beni culturali diventano i veri interpreti di un processo sia culturale che politico, il quale va esteso alle altre istanze che si muovono nel nostro tempo contemporaneo.

Caratterizzazioni e ambiti disciplinari costituiscono un intreccio nevralgico per una più matura consapevolezza sul diritto a leggere il bene culturale con motivazioni didattiche. Si insiste su questo fatto perché si è fortemente convinti che la pedagogia dei beni culturali è un messaggio fondamentale, che permette di non perdere il contatto con la memoria del presente.

Infatti i beni culturali sono "strumenti" di socializzazione ("metafora sociale") che si muovono su diverse direzioni e si propongono come modelli di identità depositata che, comunque, dovrebbero portare a dei valori condivisi. Il dibattito che spesso ha movimentato questi ultimi decenni (e soprattutto è stato presente come forma comparativa tra cultura e istituzioni all'interno di queste pagine) ha focalizzato aspetti ed esigenze di un rapporto fondamentale che è quello tra processi culturali (che derivano a loro volta dalla presenza delle testimonianze storiche sul territorio) e manifestazioni educative.

Ecco perché c'è una linea che percorre tutta la riflessione della cultura come bene che punta alla promozione. Una riflessione articolata che è quella della valorizzazione del bene culturale che ha come punti nevralgici la tutela e la fruizione, che sono dati necessari per una affermazione di identità e di tradizione per un futuro che deve compararsi sempre più con i nuovi saperi sia in termini di difesa della memoria storica sia in termini, appunto, di risorsa e perciò di sviluppo e di economia.

Ci sono esempi che diventano, così, testimonianza. Un cammino innovativo sul versante della politica dell'arte intesa certamente come creazione, patrimonio, conservazione, pedagogia della comprensione. Un tracciato, dunque, che tocca i tasti salienti di un dibattito tutto aperto e che innerva, all'interno del dibattito stesso, idee nuove e coraggiose per una strategia complessiva delle politiche culturali nella temperie attuale.

Un lavoro (arricchito da una ragionata bibliografia) che si muove tra la discussione vera (con metodologie e sottolineature didattiche e giuridiche) perché sentita e vissuta e una visione scientifica che porta sulla scena il significato profondo del patrimonio storico di una Nazione, attraverso le diverse fasi e le varie sfaccettature. Si affrontano, con metodo dialettico, interpretazioni e chiavi di lettura che focalizzano le versioni storiche e moderne di una questione che deve essere affrontata, oggi più che mai, con energia e coerenza, con serenità e visioni prospettiche.

I beni culturali sono, pertanto, una risorsa, come si evince più volte nel saggio, ma sono anche la memoria di un popolo, che vuole continuare ad esistere come patrimonio in grado di diventare futuro e realtà di una geografia per un investimento programmato, che sappia unire economia e storia di un Paese come l'Italia. I beni culturali sono una risorsa: un tracciato che va riconsiderato nelle settorialità, nelle competenze e attraverso una articolazione di competenze.

Pierfranco Bruni

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