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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
 

IDENTITÀ, ETNIE E MINORANZE CULTURALI

I GRECANICI COME MODELLO DI IDENTITÀ

di Pierfranco Bruni

     Etnie e civiltà. Una lettura dei territori e delle culture attraverso una visione globale di quei processi che hanno creato modelli di integrazione e di interazione. Testimonianze che si offrono ad una interpretazione storica ma anche valorizzante. Un esempio significativo che riguarda un’area geografica importante per i suoi riferimenti identitari e, quindi, storici. Un’area che si richiama e che ha matrici mediterranee. Una riflessione sulla quale occorre meditare.

     Calabria e Puglia. Due territori che raccontano storie in un percorso di identità tra tradizioni e modelli etnici all’interno di un contesto che ha identità e rimandi mediterranei. Due territori nei quali sono presenti le minoranze italo albanesi e grecaniche. Culture minoritarie ed identità. Un dialogo che ha una sua particolare rilevanza soprattutto in una fase politica in cui i raccordi sono tra i tradizionali Paesi europei e quelli frontalieri mediterranei. Il Sud è maggiormente interessato a questo dialogo. Un dialogo vitale nella coscienza dei popoli che hanno dato vita alla cultura mediterranea. 

      Le comunità di minoranza etnico linguistiche sono un patrimonio culturale, la cui identità è rappresentata dal ricco bagaglio storico presente, attraverso vari modelli e contributi, sul territorio nazionale. Sono stati e sono testimonianze che tramandano tradizioni i cui valori costituiscono tracciati di civiltà. Un dialogo tra quelle dimensioni il cui senso e il cui orizzonte richiamano destini che hanno appartenenze profondamente radicate nella storia del Mediterraneo.

      Memoria, civiltà e strumenti della cultura. Un percorso che ci rivela l'affascinante viaggio di un popolo che non ha mai dimenticato il suo passato, i suoi riti, i suoi costumi ma che ha sempre sposato i valori della comunità italiana, ovvero della comunità nazionale. D'altronde Italia, Grecia ed Albania (mi riferisco, appunto, alle minoranze italo – albanesi e grecaniche) sono una antica tradizione, pur nella loro diversità, che testimonia un paesaggio di dimensioni etiche, estetiche, spirituali, sociali e culturali.

      Intrecci di civiltà e di culture. Testimonianze che si leggono grazie ad un patrimonio culturale che intreccia lingua ed elementi antropologici. Il Mediterraneo come chiave di lettura all’interno di un contesto che presenta dei tasselli che hanno tuttora una loro particola importanza. Pensiamo ai territori dell’Arbeìa e della Grecìa. Due "arcipelaghi" in cui la cultura della tradizione e l'affermazione di una identità costituiscono modelli di civiltà, di storia e di cultura. sia la minoranza italo - albanese che quella grecanica sono all'interno di un contesto che è profondamente radicato in un intreccio non solo geografico ma anche profondamente geopolitico. Della cultura arbereshe ne abbiamo discusso e comunque non si smette di tenere viva l'attenzione.

      Due contesti, si diceva, il cui processo di identificazione è proprio in un radicamento che ha modelli di cultura mediterranea. Per quella grecanica la Paglia salentina e la Calabria aspromontana sono riferimenti che danno espressione a spaccati territoriali e che provengono da ceppi che hanno la loro dimensione nella definizione ionico - mediterranea. I nuclei abitativi grecanici sono poli identitari ben distinti. Nelle stesse Regioni il mondo arbereshe è ben rappresentato sia come isole tuttora esistenti e vitali sia come isole di memoria storica ben consolidata. Il passato e il presente costituiscono non solo chiavi di lettura da offrire ad un sommerso antropologico ma il passato e il presente sono una riconciliazione con l'affermazione di una identità che continua a raccontare tradizioni.

      Sono cultura della minoranza le cui radici hanno sottolineature in cui il valore mediterraneo sottolinea una presenza di codici non solo linguistici ma basati su insistenze di tradizioni, di usi e di costumi. E c'è anche di più. Il mondo bizantino è un incrocio che pone come risultante quella versione grecanica antica che accomuna un sapere non solo culturale ma anche esistenziale.

      Il mondo greco o il mondo greco - bizantino è un riferimento le cui radici hanno matrici ancora indelebili sia per ciò che concerne i processi artistici sia per una visione culturale d'assieme. Mi pare fondamentale una versione di comunanze di istanze in cui la cultura della tradizione è centralità pur in una diversità di esperienze epocali. La cultura grecanica è portatrice di modelli che hanno rimandi  non solo in termini dialettologici ma anche storici.

      La cultura delle minoranze grecaniche è uno sviluppo di una tradizione che ha una eredità risalente al contesto relativo alla colonizzazione greca. Oggi si parla di isole linguistiche che convivono con la cultura nazionale pur non smarrendo quelle radici che si traducono nella lingua, in alcuni riti, nella musica e in quelle forme di cultura popolare che costituiscono, tutto sommato, l'anima vera di alcune comunità. Il Salento e paesi della provincia di Reggio Calabria sono i portatori di queste istanze grecaniche.

      In provincia di Lecce (da Sternatia a Calimera, da Corigliano a Castrignano dei Greci, da Zollino a Martano, da Martignano a Soleto a Melpignano) c'è un nucleo consistente che si richiama ad una identità i cui codici linguistici rimandano ad una sottesa grecità. In provincia di Reggio Calabria l'insistenza grecanica la si osserva in comunità come Bova, Roccaforte del Greco, Roghudi, Condofuri. Testimonianze che hanno richiami antichi.

      Nonostante il passaggio epocale delle civiltà questi "arcipelaghi linguistici" costituiscono un humus importante che non va disperso ma tutelato attraverso una cultura della salvaguardia della loro tradizione. Sono un bene culturale non perché rappresentano una memoria storica e quindi una cultura depositata ma è dentro questa civiltà depositata che vanno rintracciati gli elementi di collegamento tra quella che definiamo stato di appartenenza e capacità valorizzante non solo di forme antropologiche ma di forme vitali che permettono di non smarrire una identità.

      D'altronde quella grecità è parte integrante di un processo che è dentro un modello complessivo di civiltà mediterranea. Sull'identità di questa minoranza ci sono state interpretazioni residuali che spostano le origini su due chiavi di lettura. Si afferma da più parti che le minoranze grecaniche sono il risultato di una immigrazione risalente all'epoca bizantina: questa è una tesi, quella più suffragata. Un'altra tesi è quella che pone tale minoranza (etnico - linguistica) come modello cultura risalente alla Magna Grecia: questa tesi è avvalorata dallo studioso tedesco Gerhard Rohlfs.

      Entrambi le chiavi di lettura hanno una matrice che è quella profondamente mediterranea. E' chiaro che il concetto di Mediterraneo è abbastanza ampio ma trattandosi di "isole" all'interno di una particolare area geografica il discorso sia per un verso che per l'altro risulta storicamente importante e significativo non solo dal punto di vista linguistico ma in un orizzonte in cui insistono raccordi culturali più complessivi. Ma le due versioni possono essere integrabili in una chiave di definizione non solo storica ma anche antropologica. Infatti in I dialetti delle Regioni d'Italia di Giacomo Devoto e Gabriella Giacomelli si legge: "…popolazioni che potrebbero essere sopravvissute alla dissoluzione delle colonie greche della Magna Grecia. La parlata di queste popolazioni (…) sono fortemente influenzate dai modelli bizantini" (Bompiani, edizione 2002, pag. 141).

     Una sintesi che ha una sua interpretazione sia dal punto di vista di una sistemazione storica ma nello stesso tempo, considerate le forme di tradizioni che sono passaggi di identità, si catturano forme di antropologie basate su una rilettura della storia, appunto, non soltanto attraverso dati ma anche attraverso espressioni e valenze in cui la cultura popolare è da considerare, soprattutto in questi casi, una esperienza necessaria.

      Il linguaggio (ovvero quello che viene definito dialetto grico) non è solo la parlata, la parola che stabilisce una comunicazione tra i parlanti di quelle comunità ma costituisce una visione di approccio a tutta una identità di tradizioni che va dagli usi ai costumi, dai luoghi agli strumenti di una cultura. Tutto questo deve essere considerato come un sistema in cui il valore di questo patrimonio (perché appunto di patrimonio si tratta) è da considerarsi bene culturale. La lingua è un bene culturale.

      Il dialetto grico (se lo si vuole considerare dialetto) è un patrimonio in quanto è testimonianza di una identità ma è anche esperienza di un processo storico che va salvaguardato attraverso, appunto, un sistema coordinato e articolato con le altre realtà che si integrano con la lingua. Ma la lingua è letteratura, è costume, è tradizione. E' sostanzialmente una costante che vive nelle maglie di una identità di un popolo.

      Le due isole grecaniche, all'interno delle minoranze etnico linguistiche forse sono quelle maggiormente vicine alla cultura degli arbereshe (comunità presenti in sette Regioni). E lo sono sia per modelli storici sia per quegli elementi antropologici vitali nei processi identitari. La questione inerente ai riferimenti mediterranei non è cosa da poco. Il discorso legato ad una formazione che rimanda ai codici storici bizantini è un intreccio le cui radici permettono una trasmissione di valori.

      Il richiamo alla Magna Grecia costituisce sia per i grecanici che per gli arbereshe uno scavo nella esistenzialità dei popoli, le cui matrici sono stati raccordi di civiltà. Insomma è sempre più necessario riconsiderare la cultura delle minoranze grecaniche in una visione che deve essere chiaramente linguistica ma la lingua, in una dimensione della tutela, deve essere un esempio per un processo di salvaguardia di una comunità nella sua interezza.

      Proprio per questo il patrimonio di queste realtà è un bene culturale da rivalutare tra la memoria della loro appartenenza e l'espressione di una manifestazione che continua ad offrire testimonianza di cultura. una cultura minoritaria nel sommerso delle culture. Ma è qui che le voci di questi popoli, che hanno ben consolidato il concetto di tradizione, resistono all'urto della modernità. Una tradizione che è identità e vive in quei processi che hanno avuto come fulcro la realtà (che si è trasformata in una costante metafora) del viaggio. Sono popoli del viaggio.

      Gli usi, i costumi, la lingua sono aspetti che rimandano a delle matrici necessariamente incavate dentro la consapevolezza di una civiltà e di un popolo. I grecanici sono una realtà all’interno di un arcipelago non solo linguistico ma che tramanda tradizioni ben lontane nella storia del nostro Paese. Fondere la grecità che risale al mondo classico – ellenico e uno spaccato di civiltà bizantina vuol dire, tra l’altro, ricongiungere delle matrici che hanno valenze che si prestano ad una lettura antropologica, letteraria, artistica. Tra le comunità grecaniche di Calabria e Puglia ci sono i segni di una memoria che continua a trasmettere modelli di vita.

      Promuovere e valorizzare queste etnie è capire di più l’identità di una Nazione. Calabria e Puglia in un intreccio di civiltà che hanno antiche radici. Non possiamo fare a meno di quella cultura mediterranea che trasmette tradizioni e testimonianze. I grecanici e gli italo – albanesi sono un documento di civiltà, di storia, di percorsi letterari. tracce di un vissuto presente nei processi linguistici contemporanei ma questi processi sono forme di una identità che continua a vivere dentro di noi grazie ad una diversità di aspetti. Sono dentro il territorio ma il territorio costituisce  il vero modello di quell’agorà che è dentro l’anima dei popoli.

 

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