Mirė se erdhe...Benvenuto...
ARBITALIA 
Shtėpia e Arbėreshėve tė Italisė
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
 

I LUOGHI DELLA CULTURA NELLE COMUNITA' ARBERESHE

di Pierfranco Bruni

I luoghi della cultura nelle comunitą Arbėreshe. Bisognerebbe aprire un dibattito su questo tema proprio alla luce delle realtą normative nazionali e regionali. I luoghi della cultura sono fondamentali per queste comunitą che vivono con il sentimento della memoria la costruzione del futuro. Non bisogna dimenticarlo anche se, chiaramente, il discorso va ampliato si altri piani. L'Italia č uno di quei Paesi, all'interno del contesto europeo, che custodisce tradizioni multietniche anche in una visione interdisciplinare sul piano linguistico e culturale. Ci sono beni culturali di alcune comunitą di minoranza etnico - linguistica che presentano delle caratteristiche singolari.

La lingua si tutela con l'educazione alla parola ma anche attraverso un processo di connotazioni culturali dalle quali possa emergere il rispettoverso i linguaggi sommersi. L'esempio delle comunitą arbėreshe diffuse in sette Regioni d'Italia sono un portato storico - culturale che passa inevitabilmente in un processo di difesa della lingua. Ma queste Regioni, sede delle 50 comunitą che ancora resistono alla tradizione e al "culto" identitario arbėresh, non tutte praticano una politica di salvaguardia e di fruibilitą della lingua stessa.

Il fatto č che non basta intensificare o tutelare la lingua. Occorre un vero e proprio progetto culturale di ampio respiro che dia la possibilitą sģ di educare alla lingua ma altresģ bisogna incamminarsi verso una valorizzazione pił complessiva del territorio, delle aree interessate, dei rapporti tra le stesse comunitą di minoranza etnico - linguistica.

Le biblioteche e i musei costituiscono i luoghi valorizzanti della cultura del luogo. Sono pochi i Paesi Arbėreshė che hanno una biblioteca attrezzata, aggiornata e realmente funzionante. Ci sono punti di
riferimento come San Demetrio Corone (la biblioteca del Collegio di S.Adriano) in provincia di Cosenza, come Piana degli Albanesi nella Sicilia palermitana che resta realmente un centro nevralgico sia con la biblioteca comunale che con quella dell'ordine religioso basiliano; come San Paolo Albanese in Basilicata che ha creato un legame tra il museo e la biblioteca stessa, San Basile, in provincia di Cosenza, con la sua biblioteca del Monastero basiliano con circa 8000 volumi.

Ci sono altri nodi pubblici e privati ma non coprono una vasta utenza anche se hanno una loro particolare importanza per un costante dialogo, sulla questione arbėreshe, sul territorio. Ma tutti i comuni si puņ dire che hanno una finestra aperta come biblioteca. Pur con 100 o 200 volumi all'interno della stessa casa comunale (si sta elaborando il quadro complessivo delle biblioteche possedute da queste comunitą) non si lasciano intimorire nel creare un progetto culturale sul libro. Lungro, Civita, Firmo, S. Sofia, Frascineto, Vaccarizzo -, per tenere soltanto qualche testimonianza, nel cosentino e i paesi della Basilicata, del crotonese, del catanzarese, della Piana in Sicilia, del foggiano, del Molise e le altre singole comunitą - sono centri portatori di istanze non solo storiche ma di fruibilitą culturale.

Questa fruibilitą ormai non puņ restare legata soltanto a forme di offerta antropologica. Un itinerario che ponga in essere un Sistema Bibliotecario in una rete territoriale arbėreshe mi sembra ormai necessario e anche urgente.

I Comuni di queste aree devono perņ investire su un progetto di educazione alla difesa dell'etnia attraverso un progetto pedagogico che guardi sempre pił con attenzione alla diffusione del libro e alla istituzione di
biblioteche funzionanti e aperte al pubblico. La difesa di queste culture č stata molto demandata alla chiesa e ai papas.
Infatti le biblioteche pił ricche e pił disponibili anche in riferimento ai titoli appartengono a singoli esponenti del mondo religioso.

Molti testi inediti di studiosi, di letterati, di storici sono ancora custoditi dai religiosi. Sono quelli che maggiormente hanno difeso la tradizione arbėreshe grazie al rito bizantino greco-albanese che resta la memoria vivente di tutta la cultura italo - albanese. Gli studi pił approfonditi, le indicazioni bibliografiche, la storia di queste stesse comunitą trovano nelle biblioteche private dei papas una sorgente di ricerca epistemologica importantissima. E' proprio qui il punto. Per procedere verso un progetto che punti alla non scomparsa della lingua arbėreshe occorre indubbiamente risalire alle fonti di una identitą.

Gli strumenti sono i laboratori della cultura (le biblioteche in modo primario, le chiese, i musei, ancora la tradizione orale). Il fine č trasmettere la lingua perché possa diventare sempre pił modello di conservazione della cultura di un popolo. Dove mancano questi strumenti diventa pił difficile organizzare cultura. Cosģ la realtą museale arbėreshe ha una sua consistenza non solo per la difesa della cultura sul territorio, ma diventa strumento di veicolizzazione di detta cultura.

Il Museo della Cultura Arbėreshe di San Paolo Albanese (gią citato anche per la sua Biblioteca riferita alla cultura albanofona), il Museo del Costume Albanese di Frascineto, il Museo Etnico di Civita, la Mostra permanente del Costume di Vaccarizzo Albanese, il Museo del Risorgimento a Lungro, il Museo di Piana degli Albanesi (sono ancora piccole testimonianze) sono luoghi di riferimento perché custodiscono il patrimonio della comunitą ed hanno una duplice valenza: storica e didattica. Cosģ i monumenti dell'arte
nell'Arbėria: dalla Chiesa di Sant'Adriano a San Demetrio Corone alla Chiesa dei Santi Cosma e Damiano in San Cosmo Albanese, dalla Cattedrale di San Nicola di Mira a Lungro alla Chiesa della Madonna del Buon Consiglio a San Benedetto Ullano, dalla Casa Museo del poeta Gerolamo De Rada a Macchia
Albanese alla Chiesa di San Pietro a Frascineto, dai luoghi storici di Civita alle pitture bizantine della Chiesa di Sant'Atanasio il Grande a Santa Sofia d'Epiro.

Insomma anche qui si deve avviare un processo di valorizzazione che possa tenere nelle giuste considerazioni il territorio, che ha una sua identitą albanofona, e le aree circostanti. I Paesi arbėreshė non sono solo una testimonianza della memoria: sono delle realtą che vanno chiaramente inserite in un processo di cultura dei beni culturali. Il Parco Nazionale del Pollino č una realtą ambientale il cui rapporto tra comunitą arbėreshe e comunitą italiane non deve basarsi sulla "diversitą" ma sulla convergenza delle culture, sulla condivisibilitą delle culture sommerse.

Un progetto su una rete bibliotecaria riferita al mondo arbėresh mi sembra un'occasione che i Comuni devono valutare con le dovute necessitą in collaborazione chiaramente con il Ministero dei beni e delle Attivitą culturali e con quello della Pubblica Istruzione. Solo attraverso alcuni strumenti di base si possono creare quelle sinergie con il mondo della scuola, con la didattica delle lingue, con la conservazione dei costumi, usi, tradizioni.

Se la questione arbėreshe la si continua ad affrontare o a sostenerla soltanto come una questione o un problema linguistico o di educazione alla lingua, senza comparazioni che mettano in movimento una programmazione generale sulle culture italo - albanesi, i rischi aumentano. La salvaguardia (o la relativa perdita) della lingua, in realtą, č un fenomeno molto pił complesso da non delegare a singoli ambienti culturali o pedagogici che pur svolgendo i lori compiti specifici hanno un campo limitato di operativitą.
La questione arbėreshe č sempre pił un fattore culturale e come tale si inserisce in una dimensione di organizzazione, di promozione, di progettualitą culturale. Fa parte del patrimonio comunitario di una Nazione.

Gli Arbėreshė non sono i "diversi". Sono invece i portatori di istanze culturali che arricchiscono l'identitą unitaria in un processo storico di integrazioni multietnico ma che a loro volta si arricchiscono di valori
consolidati sul territorio.

La lingua ereditata va salvaguardata ma ci sono altri linguaggi, che costituiscono una consapevolezza forte, dei quali non si puņ fare a meno. Il linguaggio dei beni culturali diventa parte integrante di un unico progetto.

Pierfranco Bruni

priru / torna