“Il Castello” Associazione di Promozione Sociale
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(CS)
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Convegno-Dibattito
Presentazione del libro
“Eredità e bene culturale.
San Lorenzo del Vallo tra archeologia e storia” (Ediz.
CSR)
di
Pierfranco Bruni
Sala Consiliare Comune di San Lorenzo del Vallo
10 luglio 2004, ore 19.30
Coordina
Gilda Grande (Socia fondatrice APS “Il Castello”)
Saluto
Sebastiano Giangrande (Commissario Prefettizio)
Intervengono
Vincenzo Giordano (Presidente APS “Il Castello”)
Patrizia Giordano (Socia fondatrice APS “Il
Castello)
Agostino Giordano (Direttore di “Jeta Arbëreshe”)
Cesare Pitto (Università degli Studi della Calabria)
Conclude
Pierfranco Bruni (Autore del libro)

Pierfranco Bruni, Rappresentante del Ministero per i
Beni e le Attività Culturali nella Commissione Nazionale UNESCO,
ricostruisce attraverso elementi archeologici
e storici le origini antiche di San Lorenzo del
Vallo (Cosenza).
Dai reperti greci al castello attraverso il mondo
Arbereshe.
"Il castello di San
Lorenzo della Vallo è una presenza storica visibile ma ci sono altri
elementi che rimandano ad un contesto archeologico le radici vere di
questa comunità". E' ciò che sostiene Pierfranco Bruni (Rappresentante
del Ministero per i beni e le attività culturali nella Commissione
Nazionale Unesco) nel suo saggio - ricerca dal titolo: "I beni culturali
tra eredità e futuro. San Lorenzo del Vallo tra archeologia e storia". Lo
studio si avvale del patrocino della Presidenza della Camera dei Deputati.
Archeologia ed epoche più moderne sono nel percorso tracciato dal testo di
Bruni. I beni culturali come futuro: dall'archeologia della Magna Grecia
all'età dei castelli. Una ricerca in un comune dell'area della Sibaritide,
nella Calabria che è stata Magna Grecia.
Pierfranco Bruni si
sofferma, tra l'altro, sulla realtà dei beni culturali. La ricerca è
pubblicata dal Centro Studi e Ricerche "Francesco Grisi". San Lorenzo del
Vallo, comunità nel contesto territoriale della Magna Grecia, è stato un
paese italo - albanese con delle testimonianze certe che vanno
riconsiderate anche sul piano storico. Lo si afferma, appunto, nel saggio
di Pierfranco Bruni
Il tema dei beni
culturali risulta fondamentale nella valorizzazione dei modelli
territoriali che Bruni sottolinea con forza. Questo libro mette in
evidenza un rapporto tutto giocato tra conoscenza, formazione e
progettazione riferita alle identità storiche che i territori presentano.
Viene preso come esempio un paese che ha una sua antica tradizione e lo si
inquadra sia dal punto di vista antropologico che archeologico. Proprio da
questo punto di vista la contestualizzazione Arbereshe diventa una lettura
stimolante e importante.
Infatti storia e raccordi
archeologici sono alla base delle radici e dei codici identirari di un
paese come San Lorenzo del Vallo. Un centro della provincia di Cosenza ma
che rientrava nella Chora della Magna Grecia. Si narra che San Lorenzo del
Vallo fu un Feudo successivo degli Alarcon e dei Pescara. Alarcon fu un
navigatore spagnolo nato intorno al 1500. Il fiume che attraversava i
territori dell’area geografica comprendente S. Lorenzo era chiamato
Tearo. San Lorenzo del Vallo ha
assorbito dei processi che hanno avuto una valenza storica su tutto il
territorio.
"La presenza degli
albanesi in Calabria e nel Sud andrebbe verificata storicamente già a
partire dal contesto archeologico. C'è una continuità di modelli
archeologici che legano la Magna Grecia al mondo illirico e greco. Non per
caso la maggior parte dei casali Arbereshe ha occupato e occupa
prevalentemente quei territori che sono stati riferimenti fondamentali
nella ricerca magno greca.
Testimonianze archeologiche illiriche e greche sono presenti in gran parte
dei contesti territoriali del Sud. Ciò avvalora la tesi di un rapporto
significativo tra
la Calabria e l'Albania molto
prima della venuta migratoria albanese in Italia nella temperie
scandaberghiana. Non bisogna dimenticare, sostiene nel testo Pierfranco
Bruni, a tal proposito la stagione italo – albanese di San Lorenzo del
Vallo. E’ stata una delle prime comunità Arbereshe. Una delle prime
comunità che ha ospitato gli albanesi ed ha creato un fulcro che ha poi
realizzato una proiezione su tutto il circondario.
La nascita di Spezzano
Albanese deve molto a San Lorenzo del Vallo. Le sue radici greche,
comunque, sono un segno tangibile. Come è un dato tangibile l’imponenza
del castello perché in esso ci sono i modelli di un processo che ha
attraversato quasi tutta la Calabria". San Lorenzo del Vallo è stato un
punto di riferimento sia sul piano archeologico sia sul piano più
strettamente storico.
"Ho sempre sostenuto,
scrive sempre Bruni nel testo, l’importanza di dare consapevolezza a un
dialogo stretto tra le identità pre -greche, quelle greche e quelle romane
e le epoche e le civiltà successive. Ci sono, in San Lorenzo del Vallo,
rigurgiti Arabi con i quali tuttora occorrerebbe fare i conti. Il castello
sembra raccogliere, attraverso le sue forme e quelle incisioni storiche,
tutti quegli elementi che hanno condensato un viaggio all’interno di un
mosaico di civiltà. I modelli archeologici, l’epoca tardo medioevale,
l’età Arbereshe, la partecipazione ai documenti illuministi e
risorgimentali costituiscono quell’assetto del territorio non solo in
termini urbanistici ma anche profondamente culturali".
Il capitolo dedicato alla
venuta degli albanesi (gli Arbereshe) in San Lorenzo del Vallo è un fatto
di estrema importanza che apre una verifica a tutto tondo sui casali
albanesi nel contesto territoriale del Sud. San Lorenzo è stata una
comunità importante italo – albanesi.
Il libro di Bruni
sottolinea alcuni particolari aspetti. C’è poi un percorso che riguarda la
Necropoli arcaica con corredo di tipo siculo, qui ben documentato. Lo
scritto di Paolo Orsi, apparso su “Notizie Scavi” del 1902, è un documento
che avvalora una San Lorenzo archeologica vitale nella storia della
Calabria. Le immagini dei reperti, come descritti da Paolo Orsi,
recuperati nelle tombe è una dimostrazione emblematica. Significativo è il
ripostiglio di denari repubblicani romani rinvenuto in contrada Masseria.
L’autore di questo saggio è Giuseppe Procopio. Il testo analitico è
apparso su “Notizie Scavi” del 1952. Qui si ripropone la lettura nella
cronologia di E. Babelon alla quale si affianca, contrapponendosi, quella
di H.A. Grueber. Il lavoro prosegue con il saggio di Gennaro Pesce che ha
studiato le Arule rinvenute in San Lorenzo del Vallo. L’articolo è apparso
sul “Bollettino d’Arte” del 1935.
Nel testo c’è, inoltre,
un capitolo sulla nascita del castello. E’ uno spaccato che evidenzia
alcune suggestive immagini della storia del castello. Un itinerario che si
inquadra in una visione più generale inerente la storia di San Lorenzo del
Vallo. Archeologia e storia, dunque, sono un intreccio che custodisce
risorse e vocazioni. Un patrimonio che è un bene culturale.
Il testo si
arricchisce, inoltre, con delle foto, dei grafici, delle immagini e con
delle piantine che documentano, oltre a dare una visione archeologica e
una visione che attraversa passaggi epocali riguardanti San Lorenzo del
Vallo, realtà storiche territoriali. L'albanesità resta, comunque, un nodo
che apre un dibattito a tutto tondo sulla presenza di questa civiltà già
da tempi remoti. Non per caso Bruni inserisce nel testo immagini che
rimandano alla presenza Arbereshe in San Lorenzo. Il linguaggio, il
lessico, alcune terminologie riportano chiaramente alla civiltà greco -
illirica. "Un libro documentario che si rivolge all'opinione pubblica, ai
giovani per affermare l'identità storica…". Così conclude Tullio Masneri
nella nota introduttiva al lavoro.