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Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
 

“Il Castello” Associazione di Promozione Sociale

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Tel. 0981.954314/338.3578893

Convegno-Dibattito

Presentazione del libro

“Eredità e bene culturale.

San Lorenzo del Vallo tra archeologia e storia”    (Ediz. CSR)

di

Pierfranco Bruni

Sala Consiliare Comune di San Lorenzo del Vallo

10 luglio 2004, ore 19.30

Coordina

Gilda Grande (Socia fondatrice APS “Il Castello”)

Saluto

Sebastiano Giangrande (Commissario Prefettizio)

Intervengono

Vincenzo Giordano (Presidente APS “Il Castello”)

Patrizia Giordano (Socia fondatrice APS “Il Castello)

Agostino Giordano (Direttore di “Jeta Arbëreshe”)

Cesare Pitto (Università degli Studi della Calabria)

Conclude

Pierfranco Bruni (Autore del libro)

Pierfranco Bruni, Rappresentante del Ministero per i Beni e le Attività Culturali nella Commissione Nazionale UNESCO, ricostruisce attraverso elementi archeologici

e storici le origini antiche di San Lorenzo del Vallo (Cosenza).

Dai reperti greci al castello attraverso il mondo Arbereshe.

 

      "Il castello di San Lorenzo della Vallo è una presenza storica visibile ma ci sono altri elementi che rimandano ad un contesto archeologico le radici vere di questa comunità".  E' ciò che sostiene Pierfranco Bruni (Rappresentante del Ministero per i beni e le attività culturali nella Commissione Nazionale Unesco) nel suo saggio - ricerca dal titolo: "I beni culturali tra eredità e futuro.  San Lorenzo del Vallo tra archeologia e storia". Lo studio si avvale del patrocino della Presidenza della Camera dei Deputati. Archeologia ed epoche più moderne sono nel percorso tracciato dal testo di Bruni. I beni culturali come futuro: dall'archeologia della Magna Grecia all'età dei castelli. Una ricerca in un comune dell'area della Sibaritide, nella Calabria che è stata Magna Grecia. 

      Pierfranco Bruni  si sofferma, tra l'altro, sulla realtà dei beni culturali. La ricerca è pubblicata dal Centro Studi e Ricerche "Francesco Grisi". San Lorenzo del Vallo, comunità nel contesto territoriale della Magna Grecia, è stato un paese italo - albanese con delle testimonianze certe che vanno riconsiderate anche sul piano storico. Lo si afferma, appunto, nel  saggio di Pierfranco Bruni

      Il tema dei beni culturali risulta fondamentale nella valorizzazione dei modelli territoriali che Bruni sottolinea con forza. Questo libro mette in evidenza un rapporto tutto giocato tra conoscenza, formazione e progettazione riferita alle identità storiche che i territori presentano. Viene preso come esempio un paese che ha una sua antica tradizione e lo si inquadra sia dal punto di vista antropologico che archeologico. Proprio da questo punto di vista la contestualizzazione Arbereshe diventa una lettura stimolante e importante.

Infatti storia e raccordi archeologici sono alla base delle radici e dei codici identirari di un paese come San Lorenzo del Vallo. Un centro della provincia di Cosenza ma che rientrava nella Chora della Magna Grecia. Si narra che San Lorenzo del Vallo fu un Feudo successivo degli Alarcon e dei Pescara. Alarcon fu un navigatore spagnolo nato intorno al 1500. Il fiume che attraversava i territori dell’area geografica comprendente S. Lorenzo era chiamato

Tearo. San Lorenzo del Vallo ha assorbito dei processi che hanno avuto una valenza storica su tutto il territorio.

      "La presenza degli albanesi in Calabria e nel Sud andrebbe verificata storicamente  già a partire dal contesto archeologico. C'è una continuità di  modelli archeologici che legano la Magna Grecia al mondo illirico e greco. Non per caso la maggior parte dei casali Arbereshe ha occupato e occupa prevalentemente quei territori che sono stati riferimenti fondamentali

nella ricerca magno greca. Testimonianze archeologiche illiriche e greche sono presenti in gran parte dei contesti territoriali del Sud. Ciò avvalora la tesi di un rapporto significativo tra

la Calabria e l'Albania molto prima della venuta migratoria albanese in Italia nella temperie scandaberghiana. Non bisogna dimenticare, sostiene nel testo Pierfranco Bruni, a tal proposito la stagione italo – albanese di San Lorenzo del Vallo. E’ stata una delle prime comunità Arbereshe. Una delle prime comunità che ha ospitato gli albanesi ed ha creato un fulcro che ha poi realizzato una proiezione su tutto il circondario.

      La nascita di Spezzano Albanese deve molto a San Lorenzo del Vallo. Le sue radici greche, comunque, sono un segno tangibile. Come è un dato tangibile l’imponenza del castello perché in esso ci sono i modelli di un processo che ha attraversato quasi tutta la Calabria". San Lorenzo del Vallo è stato un punto di riferimento sia sul piano archeologico sia sul piano più strettamente storico.

      "Ho sempre sostenuto, scrive sempre Bruni nel testo, l’importanza di dare consapevolezza a un dialogo stretto tra le identità pre -greche, quelle greche e quelle romane e le epoche e le civiltà successive. Ci sono, in San Lorenzo del Vallo, rigurgiti Arabi con i quali tuttora occorrerebbe fare i conti. Il castello sembra raccogliere, attraverso le sue forme e quelle incisioni storiche, tutti quegli elementi che hanno condensato un viaggio all’interno di un mosaico di civiltà. I modelli archeologici, l’epoca tardo medioevale, l’età Arbereshe, la partecipazione ai documenti illuministi e risorgimentali costituiscono quell’assetto del territorio non solo in termini urbanistici ma anche profondamente culturali".

      Il capitolo dedicato alla venuta degli albanesi (gli Arbereshe) in San Lorenzo del Vallo è un fatto di estrema importanza che apre una verifica a tutto tondo sui casali albanesi nel contesto territoriale del Sud. San Lorenzo è stata una comunità importante italo – albanesi.

      Il libro di Bruni sottolinea alcuni particolari aspetti. C’è poi un percorso che riguarda la Necropoli arcaica con corredo di tipo siculo, qui ben documentato. Lo scritto di Paolo Orsi, apparso su “Notizie Scavi” del 1902, è un documento che avvalora una San Lorenzo archeologica vitale nella storia della Calabria. Le immagini dei reperti, come descritti da Paolo Orsi, recuperati nelle tombe è una dimostrazione emblematica. Significativo è il ripostiglio di denari repubblicani romani rinvenuto in contrada Masseria. L’autore di questo saggio è Giuseppe Procopio. Il testo analitico è apparso su “Notizie Scavi” del 1952. Qui si ripropone la lettura nella cronologia di E. Babelon alla quale si affianca, contrapponendosi, quella di H.A. Grueber. Il lavoro prosegue con il saggio di Gennaro Pesce che ha studiato le Arule rinvenute in San Lorenzo del Vallo. L’articolo è apparso sul “Bollettino d’Arte” del 1935.

      Nel testo c’è, inoltre, un capitolo sulla nascita del castello. E’ uno spaccato che evidenzia alcune suggestive immagini della storia del castello. Un itinerario che si inquadra in una visione più generale inerente la storia di San Lorenzo del Vallo. Archeologia e storia, dunque, sono un intreccio che custodisce risorse e vocazioni. Un patrimonio che è un bene culturale.

      Il testo si arricchisce, inoltre, con delle foto, dei grafici, delle immagini e con delle piantine che documentano, oltre a dare una visione archeologica e una visione che attraversa passaggi epocali riguardanti San Lorenzo del Vallo, realtà storiche territoriali. L'albanesità resta, comunque, un nodo che apre un dibattito a tutto tondo sulla presenza di questa civiltà già da tempi remoti. Non per caso Bruni inserisce nel testo immagini che rimandano alla presenza Arbereshe in San Lorenzo. Il linguaggio, il lessico, alcune terminologie riportano chiaramente alla civiltà greco - illirica. "Un libro documentario che si rivolge all'opinione pubblica, ai giovani per affermare l'identità storica…". Così conclude Tullio Masneri nella nota introduttiva al lavoro.

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