SINODO INTEREPARCHIALE
CHIESA CATTOLICA BIZANTINA IN
ITALIA SUI IURIS

Dal 19 al 22 ottobre 2004 si è tenuto a
Grottaferrata, presso il Monastero Esarchico di S. Nilo, che quest’anno
celebra i suoi mille anni, la prima sessione del II Sinodo dell’Eparchia
di Lungo, di Piana degli Albanesi e del Monastero di Grottaferrata.
Il I Sinodo
Intereparchiale si era tenuto sempre a Grottaferata nel 1940.
Dei 170 sinodali
aventi diritto, erano presenti 130, sacerdoti e rappresentanti dei laici,
che hanno letto, discusso e votato i primi sei schemi delle Costituzioni
del Sinodo.
I temi dibattuti e
tutti approvati con modifiche sono i seguenti: 1) Contesto teologico e
pastorale, 2) La Sacra Scrittura nella Chiesa locale, 3) Catechesi e
mistagogia, 4) Liturgia, 5) Formazione del clero, 6) Diritto canonico.
Il lavoro
preparatorio di sette commissioni che hanno studiato e formulato i
progetti per le “Costituzioni del II Sinodo Intereparchiale” si è svolto
con molto impegno, a datare dalla seconda metà del 2001 ed è stato seguito
con assiduità e attenzione dalla Commissione Centrale di Coordinamento.
La S. Sede,
attraverso i suoi delegati, e i tre Vescovi Ordinari, l’Eparca di Lungro,
quello di Piana degli Albanesi e l’Esarca di Grottaferrata, hanno espresso
piena soddisfazione per il lavoro svolto finora, auspicando risultati
ancora più ambiziosi per un vero rilancio della Chiesa Cattolica Bizantina
in Italia.
I punti cardine,
individuati dai tre Ordinari, che hanno sorretto il lavoro delle sette
Commissioni sono i seguenti: 1) Mantenere integre le tradizioni della
Chiesa Cattolica Bizantina in Italia, 2) Ritornare alle avite tradizioni
qualora indebitamente si fosse venuto meno ad esse, 3) Osservare la norma
dell’organico progresso per eventuali innovazioni, 4) Avere presenti le
esigenze attuali e le prospettive future delle tre Circoscrizioni, 5)
Osservare quanto stabilito dal Magistero.
Gli schemi sinodali
Il primo schema “Contesto teologico e
pastorale” rappresenta una premessa teorica di riferimento sulla
“oikonomia” divina, ma al contempo un richiamo alla realtà delle Eparchie
e del Monastero, di cui è stata fatta una rappresentazione, definita da
molti eccessivamente realistica, cruda e senza sfumature. Ciò tuttavia ha
permesso di guardare con occhi disincantati alla situazione concreta, alle
deficienze e insufficienze delle Eparchie e del Monastero, che sono, pur
nella loro imperfezione, un bene prezioso per l’intera cristianità, sia
essa cattolica che ortodossa.
Il secondo schema
“La Sacra Scrittura nella Chiesa locale” risulta di grande interesse e
attualità, perché affronta il problema della trasmissione e della
ricezione della Bibbia nelle comunità parrocchiali. Trattandosi di un tema
essenziale nella vita della Chiesa, è emersa l’urgenza dello studio della
Sacra Scrittura da realizzare nei termini seguenti: 1) con
l’organizzazione di corsi qualificati di formazione biblica, per il
rafforzamento della fede e dell’identità cristiana, 2) con una speciale
predicazione e con esercizi spirituali annuali in ogni parrocchia, 3)
conformando sia la predicazione che gli esercizi spirituali ad
un’impostazione biblica.
Il terzo schema “Catechesi e mistagogia”
ha dato l’opportunità di esaminare se gli strumenti e i metodi adottati
nel processo di evangelizzazione siano adatti, efficienti ed efficaci. E’
stata ribadita con forza la necessità della formazione dei catecheti –
oggi spesso inadeguata – e la necessità di strumenti adeguati, ossia i
catechismi, che non possono essere gli stessi della Chiesa latina, ma
catechismi che rispettino l’autentica tradizione eparchiale nella
liturgia, nell’innografia, nella musica, nell’arte e nella lingua parlata,
l’arbëresh.
Il quarto schema “La Liturgia” ha
suscitato notevole interesse perché tocca la vita essenziale e profonda
della Chiesa, riguardando sia il ciclo dell’anno che il ciclo dell’uomo.
E’ stata ribadita la necessità di custodire gelosamente l’identità propria
delle tre Circoscrizioni. In fatto liturgico, infatti, le due Eparchie
seguono, benché con qualche variante, il typicòn costantinopolitano,
mentre l’Esarcato di Grottaferrata segue un proprio typicòn di tradizione
studita. E’ emersa anche l’urgenza di uno sforzo comune per connotare con
più nettezza i lineamenti liturgici della Chiesa bizantina. Tale
connotazione si manifesta sia nei luoghi di culto, che devono rispettare
stile e arredi della tradizione orientale, sia nella celebrazione dei
sacramenti che, abbandonando incrostazioni spurie, deve riacquistare
l’originaria configurazione. Onde provvedere in maniera organica alla
rivitalizzazione della vita liturgica propria della tradizione bizantina
viene istituito il Direttorio Liturgico.
Il quinto schema
tratta della “Formazione del clero e dei membri degli Istituti di vita
consacrata”, L’argomento è di grande attualità, perché affronta le
scelte che incidono nel processo formativo. Lo schema ribadisce
l’importanza della funzione dei seminari, siaa minore, quello di
Grottaferrata, sia maggiore, quello del Collegio Greco, dove si formano i
giovani aspiranti al sacerdozio. I due seminari si devono distinguere,
oltre che per gli studi filosofici e teologici e per l’intensità della
vita spirituale, anche per lo studio e la pratica costante della liturgia,
del canto liturgico, della lingua e della cultura albanese.
Tra le richieste
avanzate durante la prima sessione è emersa, tra le altre, quella relativa
all’istituzione di una Facoltà Teologica orientale, più adatta e più
appropriata di quelle frequentate attualmente che sono destinate alla
Chiesa latina.
Il sesto schema è
dedicato al “Diritto canonico”. L’aspetto giuridico particolare
della Chiesa Cattolica bizantina in Italia occupa un posto rilevante nella
configurazione complessiva delle vita delle tre Circoscrizioni. Il
documento fa riferimento al Codice Canonico delle Chiese Orientali (CCEO)
e alla tradizione costantinopolitana, da cui trae le normative per
regolare la vita eparchiale e parrocchiale. Esso segnala, come già
menzionato, anche l’urgenza di istituire il Direttorio Liturgico, che avrà
come obiettivo la rivitalizzazione e l’attualizzazione della vita
liturgica nelle sue varie forme. Lo schema sinodale, approvato con
modifiche, contempla le competenze degli Eparchi, i ruoli dei presbiteri,
l’impostazione della formazione e l’organizzazione della vita liturgica e
pastorale.
Conclusione
Le tre Circoscrizioni
rappresentano un’esperienza ecclesiale del tutto particolare all’interno
della cattolicità, perché sono chiamate a custodire e sviluppare la loro
identità di Chiesa bizantina in un contesto latino. Esse rivestono anche
un ruolo di valenza internazionale se pensiamo al peso che possono avere
nell’ambito dell’azione ecumenica che va sviluppandosi da alcuni decenni a
questa parte. Sia la Chiesa latina che la Chiesa ortodossa guardano con
attenzione alle scelte di queste tre Circoscrizioni, alla loro fedeltà
alla tradizione bizantina, all’impegno nella tutela della loro identità, e
all’intensità della vita spirituale secondo i modelli dei Padri orientali.
La celebrazione del II Sinodo intereparchiale risponde ad un’esigenza di
profonda riflessione, per adottare gli strumenti più adatti onde
recuperare risorse ed energie più vive per un rilancio di grande portata.
I lavori intensi e
faticosi della I sessione sinodale hanno dimostrato la tenace volontà di
tutti di ritrovarsi come Chiesa sui iuris, con una propria identità e una
propria spiritualità. Ma hanno dimostrato anche la fatica a ricomporsi
come soggetto particolare che si dibatte tra il risucchio della
“normalità” omologante del contesto latino e i guizzi d’orgoglio del
proprio essere e della propria storia.
L’impressione più
avvertita è che la Chiesa Cattolica Bizantina in Italia col suo II Sinodo
intereparchiale stia vivendo un momento storico che travalica la
percezione del presente. Molti sono consapevoli che da questo Sinodo si
possa segnare in positivo o in negativo il suo destino. La prima sessione
sinodale ha largamente dimostrato che esistono energie vivaci e
persistenti che intendono dare una svolta positiva a tutta la vita
ecclesiale nel coinvolgimento dell’uomo nella sua integrità di storia, di
cultura e di identità.
Anche le autorità
superiori pontificie hanno dimostrato notevole attenzione a questa
“storia” di Chiesa particolare.
Il rafforzamento
istituzionale di questa “piccola” ma “significativa” Chiesa bizantina, col
riconoscimento esplicito del suo essere già Chiesa sui iuris, garantirà
senza dubbio una maggiore coesione atta a favorire uno sviluppo armonico
in sintonia con il proprio diritto e la propria identità.
Italo Costante Fortino