IL II SINODO INTEREPARCHIALE
pubblicato su
"L'Osservatore Romano" del 13.10.2004
Le tre Circoscrizioni ecclesiastiche cattoliche
bizantine in Italia si avviano a celebrare il loro II Sinodo
Intereparchiale in tre sessioni con inizio domenica 17 ottobre 2004 in cui
si commemorano, secondo il calendario costantinopolitano, i Santi Padri
del VII Concilio ecumenico, e con la conclusione il 14 gennaio 2005. Si
tratta delle due Eparchie italo-albanesi, quella di Lungro in Calabria e
quella di Piana degli Albanesi in Sicilia e del Monastero esarchico di S.
Maria di Grottaferrata nei pressi di Roma. I fedeli delle due eparchie
sono i discendenti degli albanesi di tradizione bizantina del secolo XV
emigrati per sfuggire all’occupazione ottomana del loro Paese, mentre il
monastero di Grottaferrata trae origine dalla tradizione monastica degli
italo-greci dell’Italia Meridionale del secolo XI, portata alle porte di
Roma da S. Nilo di Rossano. Questo monastero, unico sopravvissuto di
quell’epoca, celebra quest’anno il millennio di esistenza (1004-2004). Le
tre Circoscrizioni, geograficamente distanti l’una dall’altra, sono unite
nella comune tradizione bizantina.
Primo Sinodo Intereparchiale
Ciò ha determinato già nel passato la Santa Sede ad
autorizzare nel 1940 il I Sinodo Interperachiale delle tre Circoscrizioni.
Queste, benché eredi di una antica permanenza storica in Italia sono state
costituite come tali soltanto nel secolo XX: la diocesi di Lungro nel
1919, quella di Piana degli Albanesi nel 1937 e l’erezione del monastero
di Grottaferrata ad esarcato nel 1937.
Ben presto si è constatata l’opportunità di un
incontro canonico-pastorale comune con la celebrazione di un Sinodo
Intereparchiale. Nel decreto di indizione si affermava: “Fin dall’ottobre
del 1937, dopo la costituzione dell’eparchia di Piana dei Greci e
dell’erezione del monastero esarchico di Grottaferrata, l’immortale
Pontefice Pio XI, cui stette tanto a cuore la causa degli orientali, ebbe
a manifestare il desiderio che il clero e i fedeli di rito bizantino delle
eparchie e del monastero esarchico studiassero l’opportunità di celebrare
un sinodo intereparchiale che unificasse la disciplina nei paesi
sottratti agli ordinari di rito latino, per far parte delle eparchie ed
assicurasse la purezza di quei riti che a voi tramandarono, come la
più preziosa eredità, i vostri Padri, pur tra mille pericoli e
difficoltà”.
Il Cardinale Lavitrano, arcivescovo di Palermo,
nella sua qualità di ordinario di Piana dei Greci nel discorso di apertura
del Sinodo sottolineava lo scopo dell’assemblea in termini analoghi e
aggiungeva che era stata studiata la natura del comune incontro e che
“i vostri Pastori, scartando la primitiva idea di sinodi diocesani,
stimarono più opportuno raccogliersi in un sinodo intereparchiale”. Il
Sinodo si tenne nei giorni 13-16 ottobre 1940.
Verso il II Sinodo Intereparchiale
Da quel tempo si sono verificati importanti eventi
ecclesiali che hanno portato alla decisione di tenere un II Sinodo
Intereparchiale. Innanzitutto la celebrazione del Concilio Vaticano II. Il
decreto Orientalium Ecclesiarum – di cui ricorre il 21 movembre
prossimo il XL di promulgazione - ha dato orientamenti importanti per la
vita di queste Chiese. Conseguentemente la pubblicazione del Codice dei
Canoni delle Chiese Orientali (1990) ha riproposto in modo organico la
disciplina comune delle Chiese Orientali cattoliche lasciando aperti dei
canoni da precisare nel diritto particolare di ciascuna delle
Chiese sui iuris. Inoltre gli orientamenti pastorali dati dal Santo
Padre – come nella Novo Millennio ineunte - e dalla Conferenza
Episcopale Italiana – nel documento Comunicare il Vangelo in un mondo
che cambia - sollecitavano una riflessione comune delle comunità
bizantine che vivono nel contesto italiano con tutti problemi connessi di
progressiva secolarizzazione e di crescente indifferenza e con la
conseguente esigenza di una nuova evangelizzazione.
Per queste comunità minoritarie infine si constata
anche il rischio di diluire la comunione nell’omologazione.
L’iniziativa di tenere un sinodo è stata approvata
dalla Santa Sede. Quindi negli anni 1996-2000 una commissione
antepreparatoria ha identificato gli argomenti principali da affrontare.
Nel 2001 gli Ordinari hanno costituito la Commissione Centrale di
Coordinamento e sette Commissioni intereparchiali di studio, le quali
hanno elaborato i progetti di schemi, in seguito discussi nelle
consultazioni locali (parrocchie, consigli presbiterali, consigli
pastorali, comunità religiose, movimenti ecclesiali, circoli culturali).
Tematiche sinodali
Gli schemi sono così organizzati: 1. Prologo:
Contesto teologico e pastorale; 2. La Sacra Scrittura nella Chiesa locale;
3. Catechesi e mistagogia; 4. Liturgia; 5. Formazione del clero e dei
membri di vita consacrata; 6. Diritto Canonico; 7. Rapporti interrituali;
8. Ecumenismo, Dialogo interreligioso, Sette; 9. Rievangelizzazione; 10.
Missione; 11. Epilogo: “Chiamati ad essere santi” (Rom 1,7).
Il tema generale del
Sinodo è “Comunione e annuncio dell’Evangelo”. Il Sinodo
Intereparchiale si pone nella prospettiva del rafforzamento della
comunione ecclesiale – in tempo di dispersione, di crescente
individualismo e di vago relativismo – per un rinnovato annuncio
evangelico all’interno e all’esterno delle Comunità che lo celebrano.
Lo schema conclusivo,
che esprime lo scopo ultimo del Sinodo, contiene l’appello ad essere
santi, cioè a stabilire la comunione personale di ciascuno con Dio,
condizione che porta anche ad esprimersi e ad estendersi nella comunione
con il prossimo: comunione fra le persone, fra le parrocchie e fra le
Circoscrizioni. L’esigenza di comunione attraversa tutti i progetti degli
schemi sinodali che, per aspetti diversi, concorrono a far nascere e a far
crescere, o a difendere in momenti di crisi, la comunione ecclesiale.
Lo schema introduttivo descrive il contesto
teologico e pastorale in cui si situa la tematica sinodale. Viene
delineata una ecclesiologia di comunione come riflesso della teologia
trinitaria, di unità nella diversità. Una riflessione sulla Chiesa locale
è stata necessaria per ricordare la tipicità bizantina delle Chiese che
celebrano il Sinodo e le loro esigenze nel momento presente in prospettiva
del futuro, il tutto orientato al Regno di Dio che viene. Il ruolo della
Sacra Scrittura – lettura continua, proclamazione, studio, applicazione
nella vita personale ed ecclesiale – è prioritario per la formazione della
Chiesa locale e per la sua vita e la sua missione. Diversi schemi, come
quello sulla formazione dell’intera comunità locale per mezzo della
“catechesi e della mistagogia”, quello sulla “formazione del clero e dei
membri degli Istituti di vita consacrata”, quello sulla
“rievangelizzazione” illustrano le esigenze formative nel contesto della
tradizione bizantina con i suoi strumenti teologici, spirituali,
disciplinari. Le proposte tendono ad usare tali strumenti e orientamenti,
adeguandoli alle esigenze culturali odierne.
Un tema
particolarmente urgente è quello del “Diritto canonico”. Il Sinodo
studierà la proposta del “Diritto Particolare” delle tre Circosrizioni che
lo celebrano.
Un posto centrale poi
ha la “liturgia” fonte e culmine della vita ecclesiale.
In queste
Circoscrizioni è ben sentito il tema dell’ecumenismo, cioè della ricerca
della piena unità dei cristiani, in particolare fra cattolici e ortodossi.
Anche questa tematica rientra nelle prospettive della ecclesiologia di
comunione esposta nel prologo. L’assenza di piena comunione spinge tutti
coloro che fanno professione di credere nella Chiesa una, a concorrere -
con lo studio, la preghiera, il dialogo e quando è possibile con l’azione
– ad eliminare l’anomalia della divisione.
L’Arcidiocesi
Ortodossa in Italia del Patriarcato Ecumenico sarà rappresentata, con una
delegazione fraterna, al Sinodo Intereparchiale in tutte e tre le
sessioni.
Le tre Circoscrizioni
bizantine in Italia vivono accanto alle diocesi italiane di rito latino e
nell’eparchia di Piana degli Albanesi si trovano nella stessa
giurisdizione del vescovo bizantino anche parrocchie di rito latino. Si è
posto il problema dei “rapporti interrituali” sempre con lo scopo di
evitare malintesi, far crescere i rapporti di fraternità e la cooperazione
pastorale come si conviene a cristiani che professano la stessa fede.
La prospettiva
generale del Sinodo è missionaria. La missione fa parte dell’essenza della
Chiesa, “apostolica” perché fondata sulla predicazione degli Apostoli e
“apostolica” perché “mandata” a predicare l’Evangelo a tutte le genti in
ogni tempo e in ogni luogo. Lo schema sulla missione auspica che
incominciando con l’annuncio rinnovato al proprio interno - dove crescono
i non credenti, originari del luogo o soprattutto immigrati – le nostre
Comunità si impegnino anche al di fuori di esse mettendosi, dove
possibile, al servizio delle Comunità cattoliche locali.
Criteri ispiratori
L’intera preparazione ed elaborazione dei progetti
di schemi sinodali sono fondati sui seguenti criteri: mantenere integre le
tradizioni della Chiesa bizantina (OE,2), ritornare alle avite tradizioni
qualora indebitamente si fosse venuti meno ad esse (OE,6), osservare la
norma dell’organico progresso per eventuali innovazioni (OE,6), avere
presenti le esigenze attuali e le prospettive future delle tre
Circoscrizioni, osservare quanto stabilito dal Magistero.
“Tradizione e rinnovamento” è stata questa la
bussola di orientamento avuta per la preparazione sinodale.
Gli Ordinari nell’approvare i progetti di schemi per
la discussione che avrà luogo nel Sinodo nei prossimi giorni hanno
affermato: “Chiediamo a tutti i sinodali il sacrificio di una particolare
attenzione perché siamo convinti che il Sinodo dovrà essere il punto di
rafforzamento della comunione fra le persone, le parrocchie e le tre
Circoscrizioni, in modo da rendere possibile, nella comunione, un
rinnovato annuncio dell’Evangelo nelle nostre Comunità e per le nuove
generazioni”.
Eleuterio F. Fortino