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Mediterraneo e Minoranze. Convegno a Taranto

Si svolgerà a Taranto mercoledì 2 febbraio prossimo un Convegno Nazionale su un tema di straordinaria importanza: “Minoranze etnico – linguistiche e Mediterraneo”. Vede insieme organismi come il Ministero per i beni e le attività culturali, il Comitato Nazionale per la valorizzazione delle culture minoritarie, il Comune di Taranto, l’Iral (Istituto di Ricerca per l’Arte e la Letteratura e l’Associazione dei Calabresi di Taranto “Leonida Repaci”. Un convegno che inaugurerà, tra l’altro, una significativa Mostra pennellare su un popolo che ha una antica storia: gli Italo – Albanesi. La Mostra si svolgerà al Castello Aragonese mentre il Convegno svilupperà la sua discussione nel Salone degli Specchi di Palazzo di Città. Tra gli altri sarà presente anche il Capo compartimento del MBAC Francesco Sicilia. 

      Discutere su questi temi diventa sempre più di estremo interesse su diversi aspetti. Il Mediterraneo e le  comunità di minoranze presenti sul territorio nazionale. E’ naturale che si pone sempre più, in una società multiculturale, un problema che riguarda anche le antiche etnie presenti nel contesto italiano. Non si tratta di una vera e propria integrazione (questa c’è già stata) ma di intavolare dei percorsi interattivi proprio sul piano delle culture. Capirsi è capire la storia di un popolo e il destino di una civiltà.

      Ci sono ancora fenomeni antropologici che vanno riletti e riconsiderati. Il testo di Bettetini pone, in tal senso, proprio delle questioni antropologiche presentano una loro precisa collocazione. Ci si interessa sempre più a questi aspetti che sono di rilevanza culturale. Un altro tassello del genere è stato posto nel saggio “I rom d’Europa. Una storia moderna (Laterza) di Leonardo Piasere. Questi figli del vento sono parte integrante di un processo culturale che abbraccia etnie, civiltà e culture “viaggianti”.

      Un percorso interculturale ma anche multiculturale. Il Ministero per i beni e le attività culturali, Direzione generale per i beni librari e gli Istituti culturali, conduce una ricerca sulla base di un progetto che riguarda la promozione del patrimonio culturale delle minoranze etnico – linguistiche che sta riscuotendo diversi consensi sulla base di un ampio dibattito che ha coinvolto diverse scuole di pensiero. Mi pare un dato rilevanze che abbraccia tradizione e tutela ma anche valorizzazione e promozione.

      La lingua e la tradizione restano delle tappe significative. Etnie e civiltà. Una lettura dei territori e delle culture attraverso una visione globale di quei processi che hanno creato modelli di integrazione e di interazione. Testimonianze che si offrono ad una interpretazione storica ma anche valorizzante. Un esempio significativo che riguarda un’area geografica importante per i suoi riferimenti identitari e, quindi, storici. Un’area che si richiama e che ha matrici mediterranee. Una riflessione sulla quale occorre meditare. Voglio qui portare un esempio di una etnia (e di una cultura cosiddetta minoritaria) che è presente in due aree geografiche del Sud.

      “Ogni cultura può essere considerata come un capitale linguistico e simbolico, a comporre il quale concorrono anche la letteratura e gli altri media”. Così scrive Gianfranco Bettetini in “Capirsi e sentirsi uguali” (Bompiani). Culture minoritarie ed identità. Un dialogo che ha una sua particolare rilevanza soprattutto in una fase politica in cui i raccordi sono tra i tradizionali Paesi europei e quelli frontalieri mediterranei. Il Sud è maggiormente interessato a questo dialogo. Un dialogo vitale nella coscienza dei popoli che hanno dato vita alla cultura mediterranea. 

      Le comunità di minoranza etnico linguistiche sono un patrimonio culturale, la cui identità è rappresentata dal ricco bagaglio storico presente, attraverso vari modelli e contributi, sul territorio nazionale. Sono stati e sono testimonianze che tramandano tradizioni i cui valori costituiscono tracciati di civiltà. Un dialogo tra quelle dimensioni il cui senso e il cui orizzonte richiamano destini che hanno appartenenze profondamente radicate nella storia del Mediterraneo.

            Intrecci di civiltà e di culture. Testimonianze che si leggono grazie ad un patrimonio culturale che intreccia lingua ed elementi antropologici. Il Mediterraneo come chiave di lettura all’interno di un contesto che presenta dei tasselli che hanno tuttora una loro particola importanza.

      Nonostante il passaggio epocale delle civiltà questi "arcipelaghi linguistici" minoritari costituiscono un humus importante che non va disperso ma tutelato attraverso una cultura della salvaguardia della loro tradizione. Sono un bene culturale non perché rappresentano una memoria storica e quindi una cultura depositata ma è dentro questa civiltà depositata che vanno rintracciati gli elementi di collegamento tra quella che definiamo stato di appartenenza e capacità valorizzante non solo di forme antropologiche ma di forme vitali che permettono di non smarrire una identità.

      E' chiaro che il concetto di Mediterraneo è abbastanza ampio ma trattandosi di "isole" all'interno di una particolare area geografica il discorso sia per un verso che per l'altro risulta storicamente importante e significativo non solo dal punto di vista linguistico ma in un orizzonte in cui insistono raccordi culturali più complessivi.

      Le lingue costituiscono "anime senza confini e senza delimitazioni, sono riflessi dell'infinito" ha scritto Claude Hagége in un recente saggio dal titolo "Morte e rinascite delle lingue" (Feltrinelli). Le lingue, o la lingua in senso più generale, è patrimonio di civiltà, è il patrimonio identitario di un popolo. La letteratura è lingua. La lingua crea i vari linguaggi. Hagège sottolinea ancora: "Le lingue non consentono solo di parlare o di scrivere per rappresentare, ben oltre la nostra scomparsa fisica, la nostra storia, ma la contengono. Tutti i filologi, o tutte le persone che nutrono curiosità per le lingue, sanno che in esse si depositano tesori che raccontano l'evoluzione della società e le avventure degli individui. La lingua è un patrimonio e come tale è un bene culturale non solo depositato ma soprattutto in costante divenire.

      "Le espressioni idiomatiche, le parole composte hanno un passato che mette in scena personaggi viventi. La storia delle parole riflette quella delle idee. Se le società non muoiono non è solo grazie agli storici e ai narratori ufficiali, ma anche grazie al fatto che possiedono delle lingue, e dalle lingue sono narrate".

      C'è un dibattito che trova le sue esplicazioni sia sul piano istituzionale che in termini di confronti tra culture. La diversità linguistica è una ricchezza perché si apre a ventaglio una concezione che ci permette di organizzare una visione del mondo eterogenea. Oggi ci sono circa 5000 lingue in tutto il mondo. Di queste 600 vengono parlate da più di centomila parlanti, 500 sono frequentate da meno di cento persone. Il novanta per cento delle lingue del mondo viene parlato da circa il cinque per cento di tutta la popolazione del pianeta. Il 32 per cento delle lingue parlate si trovano in Asia, il 30 per cento in Africa, il 19 per cento nelle isole del Pacifico, il 15 per cento nelle Americhe e il 3 per cento in Europa.

      L'Occidente e l'Oriente nell'Europa stessa non sono mondi separati l'uno dall'altro o l'uno nell'altro. In molte visioni della vita coincidono. Si integrano perché hanno in comune una dimensione geografica che è il Mediterraneo e che diventa dimensione spirituale dell'essere. C'è un valore trascendentale sul quale avvengono gli scontri che sono conflitti religiosi.

      I popoli vivono la loro durata su tre dimensioni. Quella spirituale (che è quella religiosa). Quella etica. Quella storica. Il senso di una appartenenza si definisce nel sentire di una civiltà. Che non è un sentire astratto ma si base su modelli culturali che si trasformano in modelli di comportamento. Gli usi e i costumi di un popolo, e quindi di una civiltà, la ritualità stessa sono comportamenti derivati da forme di appartenenza ad una radice storico - culturale.

      L'Occidente e l'Oriente in Europa si scontrano su una visione che non è solo culturale tout court ma antropologica, filosofica. Anche il senso del divino assume valenze antropologiche perché la vera separazione dei due mondi si esterna nella rottura dei riti. La concezione della donna, per esempio, è una concezione centrale sia nella cultura occidentale che in quella orientale. Ma muta la funzione che si dà al ruolo della donna. Quindi il problema assume una spaccatura proprio sul piano antropologico perché su alcune linee il cui sentiero è tracciato sul valore della tradizione ci sono delle divaricazioni di fondo. L'Europa, in fondo, vive una contraddizione di Patrie. E la cerniera Mediterraneo gioca una partita il cui coinvolgimento sta alla base di una civiltà che ha radicamenti storici ben precisi.

      Un Paese come l'Italia, che ha una storia all'interno del Mediterraneo ben diversa da altri Paesi che raccontano un raccordo necessario tra politica ed economia nel contesto europeo, deve non assentarsi da quelle diversità culturali che non hanno radici soltanto europee. La cultura è fondamentale. Anzi sulle diversità di fondo si deve poter riflettere essendo l'Italia un Paese che ha sempre storicamente intrattenuto legami con le culture del Mediterraneo. C’è un rapporto singolare tra le culture delle minoranze e il Mediterraneo. Bisogna approfondirlo con una cultura della conoscenza e della consapevolezza.

 Pierfranco Bruni

 Coordinatore MiBAC Minoranze linguistiche

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