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NAPOLI : LE CAPITALI DELL’EUROPA ORIENTALE

Si è concluso il Convegno su “Le Capitali nei paesi dell’Europa Centrale e Orientale”, organizzato dal Dipartimento di Studi dell’Europa Orientale (3-5 marzo 2005), al quale hanno partecipato studiosi provenienti da Università straniere (Char’kov, Budapest, Mosca-Pietroburgo, Parigi-Nantes, Frankfurt/Oder, Tallinnn) e italiane (Milano, Roma, Trieste, Salerno, Siena, Napoli).

Il Rettore dell’Orientale, Prof. Pasquale Ciriello, inaugurando i lavori del Convegno, ha sottolineato l’opportunità e l’importanza del Convegno sulle Capitale dell’Europa centro-orientale, perché rappresenta un’apertura degli studi dell’Orientale di Napoli su uno scenario europeo inedito, che per la prima volta pone, in concreto, problemi di integrazione di vasta portata. Il contributo che l’Orientale può dare in questo campo è notevole, perché possiede un quadro di studiosi di provate competenze, sempre in contatto con le realtà politico-culturali dei vari paesi dell’Est-europeo.

Il Preside  della Facoltà di Lettere e Filosofia, Prof. Riccardo Maisano, ha ricordato la tradizione degli studi dell’Orientale, e in particolare del settore dell’Est-europeo, che oggi è di grande attualità e va sviluppandosi in filoni che interessano tanto l’Europa occidentale che orientale. Ciò è una conferma che l’attività svolta finora è stata correttamente impostata e si pone in una prospettiva di ulteriore sviluppo.

Il neo-Direttore del Dipartimento di Studi dell’Europa Orientale, Prof. Italo Costante Fortino, ha affermato che il Convegno rappresenta una prima riflessione sui continui cambiamenti che stanno interessando l’intera Europa, a 15 anni dalla caduta del Muro di Berlino.  

In particolare ha sostenuto che l’integrazione va intesa non come esportazione di un modello culturale, ma piuttosto come accettazione consapevole del principio della diversità culturale.

Infatti i lavori del Convegno hanno messo in evidenza la diversità delle realtà delle Capitali dei singoli paesi sotto vari profili: storico, culturale, letterario, architettonico, artistico, linguistico, antropologico.  Egli ha anche sottolineato che la tradizione degli studi del Dipartimento dell’Europa Orientale conferma l’importanza della “conoscenza” delle diversità culturali, per poi accettarle con consapevolezza anche nel processo di integrazione in atto.

Una vera “conoscenza delle diversità” storiche, economiche, culturali delle Capitali dell’Est e dell’Ovest – come metafora delle reciproche visioni della vita – è la via obbligata per evitare conflitti e per aprire la strada a più vasti mercati economici e a nuovi scenari culturali, che dalla Spagna arrivano agli Urali. Il contatto tra le diverse culture, in un processo sereno di reciproca accettazione, è alla base della nascita di una nuova identità.

La cultura di Mosca e di Pietroburgo a confronto con quella di Kiev e di Bucarest, di Ljubljana e di Atene, di  Budapest e di Cracovia, di Kruja e di Helsinki si presenta come un mosaico policromo, in cui si possono tuttavia individuare i lineamenti principali che concorrono a delineare la figura di fondo.

Il Direttore ha infine proposto che il Convegno non si ritenga concluso in questi tre giorni di studio, ma diventi un appuntamento a scadenza biennale, sia per approfondire altri aspetti rimasti in sospeso per mancanza di tempo, sia per seguire il processo di integrazione, che risponde a ritmi propri che si proiettano nel tempo.

Il Convegno, così concepito, diventa un Osservatorio attento di quanto si muove all’interno di tutta la compagine europea nella ridefinizione di una nuova identità.

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