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Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
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16.12.2005 - VI Centenario della nascita di Giorgio Castriota Scanderbeg

LA BCC DI SAN MARZANO REALIZZA UN BUSTO DELL'EROICO CONDOTTIERO


In occasione del VI Centenario della nascita di Giorgio Castriota Scanderbeg (1405-1468), la Banca di Credito Cooperativo di San Marzano di San Giuseppe ha aderito volentieri alla proposta avanzata dall'Amministrazione comunale di San Marzano di realizzare un busto dell'eroico condottiero. "Come banca locale - spiega il Presidente Francesco Cavallo - siamo ancorati alle nostre radici e alla nostra storia. Rinverdire l'onore degli antichi padri fondatori della comunità è un dovere non solo per ricordare le origini, ma anche per dare ai giovani la possibilità di recuperare la memoria storica che ci vede protagonisti".
La cerimonia di consegna del busto si svolgerà domani 17 dicembre alle ore 18. Nella Chiesa Madre di San Marzano ci sarà dapprima la celebrazione della Santa Messa e subito dopo l'opera (realizzata dal noto scultore albanese Arapi Bujar, ma da anni ormai italiano d'adozione), sarà benedetta e consegnata alla città. Interverranno: il Sindaco di San Marzano di San Giuseppe, On. Giuseppe Tarantino e il Presidente della BCC di San Marzano, Francesco Cavallo. Presenzieranno alla cerimonia, il Sottosegretario alla Giustizia, On. Luigi Vitali; e il Ministro dei Beni Culturali dell'Albania, Bujar Leskaj.

Ecco il profilo di Giorgio Castriota Scanderbeg redatto dalla Prof.ssa Vincenza Musardo Talò:
L'Albania del XV secolo era sotto la feroce cappa della dominazione ottomana, quando nel 1405 venne alla luce Giorgio Castriota, colui che diverrà l'eroe degli eroi, il capo carismatico, il padre della patria, l'invincibile atleta di Cristo, lo strenuo difensore degli inermi, il giustiziere generoso.
Era figlio di Giovanni, uno dei più nobili feudatari dell' Albania, che dopo una cocente sconfitta dovette cedere in ostaggio, al sultano Mu¬rad II, i suoi quattro figli maschi, tra cui anche Giorgio. L'intelligenza, la nobiltà d'animo del giovinetto, il valore mostrato nelle armi fece di luiun privilegiato, tanto che il Sultano lo allevò come un figlio, lo onorò con alte cariche militari, dicendolo "Scander-beg". Ma in cuor suo, egli meditava la fuga e la vendetta, specie nel mentre seppe che la madre dolcissima fu mandata a morire in esilio dal suo carceriere, insieme a Mamiza, sua sorella. L'occasione giunse propizia nel 1443. Murad II inviò il Castriota al comando di un'armata contro gli unghe¬resi ribelli; ma egli, radunati altri fidi soldati albanesi, abbandonò il comando dell'esercito del Sultano e raggiunse Kruja, che languiva sotto l'assedio turco. Con un abile stratagemma riuscì a farsela consegnare, quindi atterrò il nemico e, dopo aver issato sulla roccaforte la bandiera con le insegne delle sua famiglia, un'aquila nera bicipite in campo rosso, iniziò l'eroica riscossa. Raggiunto da tutti i combattenti albanesi e forte della fama che le sue azioni contro il Turco avevano suscitato in ogni ango-lo dell'Albania, ben presto liberò la patria dalla dominazione straniera. Memorabile è la sconfitta del 29 giugno 1444, che Scanderbeg destinò a Murad II, quando lasciò sul campo ottomila nemici morti.
L'eco delle sue gesta giungeva anche in Occidente, dove i papi e molti regnanti lo vollero come alleato per contrastare l'avanzata tur-ca o risolvere contrasti interni. A nessuno egli negherà il suo aiuto. Intanto, l'Albania è finalmente libera e a niente porteranno gli abi-li piani di attacco del nuovo sultano Maometto II, che nutre un odio feroce nei confronti di Scanderbeg. L'eroe albanese lo prostra vittorioso in una battaglia del 1467, mettendo in fuga duecentomila uomini della Mezzaluna.
E siamo nell'inverno del 1468. Il nuovo anno è appena iniziato. Scanderbeg raduna ad Alessio tutti i generali albanesi, per disporre l'attaccò estremo al Sultano; ma il 17 gennaio del 1468, egli muore, colto da ictus mentre si prepara a salire sul suo cavallo. Quando Maometto II viene a saperlo, quasi a rendergli onore, dirà che "Un altro leone come questo, non nascerà più sulla faccia della terra".
Con la morte di un simile eroe, l'Albania cadrà nellespire malefiche di Maometto II. E' questo il tempo in cui inizia la dolora diaspo-ra di tante famiglie epirote nelle terre ospitali del Regno di Napoli e del Tarantino in particolare. Qui - tra la fine del XV secolo e l'inizio del Cinquecento - nasce l'Albania Tarantina, un comprensorio di 12 casali albanesi, tutti posti quasi a corona del Mar Piccolo, a oriente di Taranto.
Uno di questi, è San Marzano, popolato da profughi albanesi nel 1530. Oggi, è l'unico centro superstite, che conserva ancora la lingua di quegli esuli sfortunati, insieme ad alcune tra le più suggestive e fascinose tradizione.

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