A ROSSANO RITORNA
IL RITO BIZANTINO
Un motivo di
integrazione per i tanti cittadini dell’Est presenti a Rossano
di Grazia
Platarota
Dopo 546 anni, ritorna a Rossano il rito
bizantino. Momento di incontro per la comunità arbereshe e richiamo per gli
extracomunitari presenti in città. Per i rossanesi, almeno quelli
intervistati, si tratta di un ritorno al passato positivo e storico per
tutta Rossano.
A volere fortemente la celebrazione della
Divina Liturgia, l’Associazione “Arbereshe a Rossano”. Il protocollo
d’intesa, tra la Diocesi di Rossano-Cariati e l’Eparchia di Lungo sarà
stipulato in Cattedrale –nostra anticipazione- il 12 Novembre 2006.
A firmare lo storico trattato saranno
l’arcivescovo della Diocesi mons. Santo Marcianò, l’Eparca di Lungo
Rupinacci, Il Presidente dell’Associazione “Arbereshe a Rossano” Giulio
Bruno Baffa, il segretario Valerio Capparelli, mons. Franco Milito, in
qualità di estensore del protocollo d’intesa e don Mimmo Strafaci. Infatti,
sarà proprio don Mimmo, nella parrocchia del “S. Cuore” allo Scalo
cittadino, ad ospitare la celebrazione del rito bizantino.
Per l’occasione, abbiamo intervistato, tra
gli altri, il Presidente dell’Associazione “Arbereshe a Rossano”, Giulio
Bruno Baffa. “Stiamo assistendo ad un avvenimento storico”. E’ dal 1460
–spiega- che a Rossano manca il rito bizantino, soppresso dal vescovo Matteo
Saraceni. Rimaneva, infatti, come ultimo “presidio” e conforto per il clero
greco esistente, la chiesa di S. Nicola in Vallone. Adesso, con il ritorno
del rito bizantino –precisa Baffa- possiamo veramente denominare la nostra
città “Rossano la Bizantina”. Quest’iniziativa nasce dal desiderio del
gruppo degli italo-albanesi, residenti a Rossano, di poter partecipare
mensilmente alla celebrazione del rito bizantino. Gli Arbereshe che vivono a
Rossano –dice il Presidente- si sono riuniti in Associazione nel 2005,
considerato l’elevato numero di presenti provenienti da 23 paesi albanofoni.
Ricordiamo, tra l’altro, che sono circa 700
gli arbereshe residenti a Rossano, e 300 le famiglie. L’Associazione
–continua- ha ritenuto inscindibile ogni attività, dal momento
celebrativo-religioso bizantino. Non solo, però, motivo di aggregazione e di
unione per la comunità arbereshe, ma anche momento di richiamo, di coagulo e
di inserimento con le altre comunità. “Considerata l’attuale situazione
interetnica, che vede affluire e fermarsi a Rossano, extracomunitari con
sorgenti cristiane identiche al rito bizantino, vogliamo far inserire le
popolazioni dell’Est anche sotto l’aspetto religioso”. La celebrazione della
Divina Liturgia, rappresenterà, quindi, un punto di riferimento
fondamentale. Sarà, infatti, nella parrocchia di don Mimmo Strafaci che,
l’ultima domenica di ogni mese, avrà luogo il rito bizantino. Così come
precisa il Presidente Baffa, “il parroco Strafaci, è forse il più vicino
agli extracomunitari che vivono a Rossano. Questo è il motivo della scelta
della sua parrocchia”.
Cerchiamo, a questo punto, di capire meglio
come si svolge il rito bizantino, e quali sono gli aspetti fondamentali. A
darci maggiori delucidazioni, è il prof. Valerio Capparelli, segretario
dell’Associazione “Arbereshe a Rossano”. La struttura della Divina Liturgia
, dedicata a S. Giovanni Crisostomo –spiega- è molto simile alla liturgia
latina. Alcuni aspetti, però, la differenziano. Per prima cosa sull’altare è
posta l’Iconostasi, una grande balaustra con immagini, che divide il popolo
dal sacerdote. L’omelia e la parte Catecumenale sono essenziali nella
liturgia. Inoltre, importante è anche il Grande Isodo (grande ingresso), in
cui il sacerdote prende pane e vino e lo porta ai fedeli per invocare
preghiere. L’Anafora –continua il prof. Capparelli- è la parte centrale, in
cui avviene la consacrazione, mentre l’Epiclesi, è l’invocazione allo
Spirito Santo e alla Madonna. Altre invocazioni e preghiere, vengono invece
recitate, per il Papa, per il Vescovo, per i defunti e i fedeli. L’elemento,
che sicuramente differenzia il rito latino da quello bizantino, è dato dal
diverso modo di fare il segno della Croce. “Nel nostro rito, si fa da destra
verso sinistra, con le prime tre dita unite (SS. Trinità), anulare e mignolo
piegati, rappresentanti la natura umana e divina di Cristo”.
Molto forte, la tradizione del rito
bizantino e della cultura arbereshe. Lo si percepisce anche dalle parole del
prof. Giuseppe Cacozza, poeta e cantautore albanofono, Presidente
dell’Associazione Culturale Albitalia. “Nel folklore, in tutte le sue forme,
emerge un costante richiamo alla patria di origine”. E’ forte, tra l’altro,
nella comunità arbereshe –spiega Cacozza- lo spirito di comunanza e
solidarietà etnica. Ricordiamo, infatti, che le popolazioni albanesi di
tutto il mondo, riconoscono in Giorgio Castriota Scanderbeg l’eroe della
tragedia della diaspora, in seguito all’invasione ottomana del ‘400. Il
motto degli Arbereshe, molto emblematico, parla da sé. “Gjaku jne i
shprishur” ( il sangue nostro sparso), rappresenta la coscienza di
appartenere ad una stessa etnia, ancorché dispersa e disgregata. Il forte
spirito di identità si ritrova anche nei costumi, molto ricchi e sfarzosi,
indossati dalle donne arbereshe fino agli anni ’60 del secolo scorso.
E’ viva e vitale la cultura degli arbereshe,
anche nella nostra città. Cerchiamo di percepire, come a noi piace fare,
cosa ne pensa la gente. Parliamo con gli intervistati, di rito bizantino e
degli italo-albanesi residenti a Rossano. Sono integrati da diversi anni
nella nostra città –ci dice Franco- e penso che il loro costituirsi in
Associazione sia molto positivo anche per tutti i rossanesi. La loro volontà
di far ritornare il rito bizantino a Rossano, non può che rappresentare un
evento di portata storica per tutti. E’ giusto, per chi non è arbereshe,
conoscere le loro tradizioni, i loro usi e costumi. La loro è una cultura
molto forte e radicata. Anche Alessandra e Simona sono d’accordo. Conosciamo
moltissimi ragazzi arbereshe e la loro storia ci ha sempre affascinato. Sono
legati tra di loro e si danno una mano nel momento del bisogno. Sono
altruisti anche con chi non fa parte della loro comunità. Riguardo al rito
bizantino, crediamo che sia davvero un’occasione per tutti i rossanesi, per
riscoprire antiche tradizioni. Seguiremo certamente la loro Divina Liturgia,
perché ci affascina entrare, almeno per un po’, nel mondo arbereshe. Conosco
bene la liturgia bizantina –afferma Annamaria- perché ho frequentato le
scuole superiori in un collegio a S. Giorgio Albanese. La Divina Liturgia è
molto sontuosa e suggestiva. E’ caratterizzata da colori molto vivi e da
canti che invitano alla preghiera e alla riflessione. Si avverte davvero la
presenza divina nella liturgia. Inoltre, sono stata, negli anni della
giovinezza, a contatto con ragazze arbereshe, è ammirabile la loro unione e
il loro attaccamento alla tradizione. Noi non conosciamo personalmente
arbereshe –aggiungono Giovanna e Rosellina- ma è risaputa l’importanza della
loro cultura. Parteciperemo sicuramente alla liturgia bizantina, per
curiosità e per un richiamo alle nostre radici.
E’ certamente un momento storico, quello al
quale stiamo assistendo. Tante le valenze positive che porterà il rito
bizantino a Rossano. Un ritorno al passato, con l’intento di creare una
reale e forte integrazione con le minoranze etniche e linguistiche. Insomma,
un passo in avanti, con uno sguardo verso le nostre radici e le nostre
tradizioni.
Grazia Platarota – La Provincia Cosentina –
06 Novembre 2006